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title: Bob Dylan, giovane per sempre
description: Bob Dylan ha ricevuto un Oscar, un premio Pulitzer e un premio Nobel. Non ce l’avrebbe fatta neanche Petrarca, con ogni probabilità
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date: 2024-05-29
modified: 2024-05-30
author: Alberto Fraccacreta
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/bob-dylan/
categories: [Spettacoli]
tags: [musica, rock]
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# Bob Dylan, giovane per sempre

![Bob Dylan](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Evidenza-sito-1218-1024x639.jpg)

Bob Dylan ha ricevuto un Oscar, un premio Pulitzer e un premio Nobel. Non ce l’avrebbe fatta neanche Petrarca, con ogni probabilità

**Bob Dylan ha compiuto ottantatré anni il 24 maggio scorso. Il 19 luglio 2006 venne a Foggia per un concerto del suo Never Ending Tour.** Ci andai con mio fratello. Alla fine, riuscii a strappargli un autografo gridando stucchevolmente «Bob, Bob!» con uno* steward *che mi redarguiva in foggiano e io che accarezzavo la spalla del vate di Duluth in segno di gratitudine. La prima volta che sentii parlare di lui fu in occasione del **XXIII Congresso Eucaristico Nazionale a Bologna nel 1997, quando fu invitato da Giovanni Paolo II e cantò “Knockin’ On Heaven’s Door”**. Ai miei occhi di bambino il suo dirigersi verso il papa mentre la *band* suonava a rompicollo sembrò qualcosa di insigne, di arcano.** (A rivedere il video, per poco non ruzzola a terra inciampando su un gradino.) Il primo contatto più approfondito fu con “Blowin’ In The Wind”, ascoltata in macchina con mio padre prima di andare a scuola. La voce pareva venuta da un altro mondo. Un anziano ventenne.**

**Comprai immediatamente la collezione “The Essential” (Columbia, 2000) in cui figuravano tutti i maggiori successi**. In un compito d’italiano, preso da *raptus* dylanesco, scrissi senza apparente ragione: **«Johnny scende giù in cantina a mescolar la medicina», che non era altro che l’*incipit* di “Subterranian Homesick Blues”,** la prima canzone *rap* nella storia della musica. La professoressa, in dubbio se fossi un genio o un pazzo, mi diede un bel nove.

Nel corso della sua carriera la voce di Dylan è stata: **senile e imberbe (“The Freewheelin’ of Bob Dylan”), metallica e insolente (“Highway 61 Revisited”), sciropposa (“Nashville Skyline”), perfettamente ironica (“Blood on the Tracks”), rimbombante nel cranio (“Infidels”), acquitrinosa (“Oh Mercy”), biblica ma ansante (“Time Out of Mind”), *multifilter* (tutti gli ultimi album)**. In buona sostanza, una voce quasi sempre (volutamente) irritante e poco melodica, disturbante, interferente. Tutto abilmente computato.

**Dylan ha ricevuto un Oscar, un premio Pulitzer e un premio Nobel. Non ce l’avrebbe fatta neanche Petrarca, con ogni probabilità.** Quando Obama lo ha insignito della Medal of Freedom è rimasto in un’aula illuminata artificialmente con gli occhiali da sole sul naso. (Quando però si è presentato davanti a Giovanni Paolo II, per fortuna ha tolto il cappellone texano.) **Lo hanno chiamato invano per comunicargli del conferimento del Nobel. È dovuto intervenire il suo agente, dicendo: «Risponderà...». Stanno ancora aspettando. (No, scherzo. Alla fine, è andato a Stoccolma e nel discorso di accettazione ha rivelato che non aveva mai pensato di fare della letteratura.)**

Per tre anni è stato cristiano convinto, poi è tornato alla fede ebraica: ora crede nella musica.** Dal 1989 suona ininterrottamente in giro per il mondo (soltanto il Covid lo ha fermato). Le canzoni più belle solitamente le esclude dagli album (vedi “Series Of Dreams” e “Born In Time”). Ha reso l’armonica a bocca un oggetto di culto.** Su Internet girano certi suoi aforismi caustici, del tipo: «Per essere un poeta non è necessario scrivere. Ci sono poeti che lavorano nelle stazioni di servizio. Non mi definisco un poeta perché non amo quella parola. Sono un artista del trapezio». Oppure: «Quelle che canto io non sono canzoni di protesta, sono brani matematici». Il suo senso di estraneità dal mondo è semplicemente meraviglioso: vedere il *backstage *di “We Are The World” per credere. Ha scritto pezzi di grande intensità spirituale come “Ring Them Bells”. Un romanzo in stile *beat*, “Tarantula”. **Cos’altro farà ancora? È ovvio: la risposta soffia nel vento.**

di* Alberto Fraccacreta*
