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title: "Bruno Mars e &#8220;The Romantic&#8221;, pop di cuore per tempi artificiali"
description: "\"The Romantic\", il nuovo album di Bruno Mars è un ritorno discografico che pesa come un appuntamento da non perdere."
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date: 2026-02-27
author: Federico Arduini
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categories: [Spettacoli]
tags: [musica, spettacoli]
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# Bruno Mars e &#8220;The Romantic&#8221;, pop di cuore per tempi artificiali

![Bruno Mars](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/02/Bruno-Mars-1-1024x639.jpg)

"The Romantic", il nuovo album di Bruno Mars è un ritorno discografico che pesa come un appuntamento da non perdere

Dentro un *curriculum* stellare come quello di Bruno Mars (oltre 150 milioni di dischi venduti nel mondo, miliardi di *stream* e 16 Grammy Awards), il ritorno discografico pesa come un appuntamento da non perdere. E infatti il quarto album solista, che arriva a quasi dieci anni dall’ultimo lavoro, si presenta come un disco di sostanza. Si intitola “The Romantic”, esce oggi per Atlantic Records e già dalla forma rivendica un’idea: 9 brani, durata compatta, intenzione da disco “come una volta”, quasi un piccolo *concept* più che una raccolta di potenziali singoli. È la mossa più controcorrente possibile in un’epoca che premia l’abbondanza, la velocità e il taglio da *playlist*.

L’ascolto conferma che la sfida non è solo nel formato, ma nel suono. “The Romantic” è un manifesto estetico: calore analogico, musicisti veri, *groove* che nasce dal basso e da un lavoro ritmico pieno di incastri e poliritmie. È di fatto uno schiaffo gentile ma fermo a due ossessioni contemporanee: la musica ‘da cameretta’ e l’ansia da algoritmo che impone canzoni sempre più corte. Mars fa l’opposto: si prende spazio, respira, lascia che le parti si guardino e si rispondano. La cosa più interessante, però, è come usa la memoria. I riferimenti sono chiari – disco anni Settanta, *soul*, *funk* – ma non restano cartoline *vintage*: vengono piegati verso un Sudamerica immaginato e spesso molto concreto. Entrano chitarre latine, fiati, archi “da sala da ballo” e soprattutto una grammatica alla Santana che torna come filo rosso, più atmosferico che citazionista.

È un album che sa essere lussuoso senza essere barocco: pieno, ma mai ridondante. I brani migliori sono quelli in cui la messa in scena serve la scrittura. “Risk It All” è una *ballad latin/bachata* con trombe e chitarre, archi larghi e un respiro messicano, ma al centro resta la voce: Mars si prende i suoi tempi e in quell’atto di rallentare c’è già una presa di posizione culturale.

“Cha Cha Cha” alza il sipario sul lato più fisico: *disco music* piena, Motown filtrata dal latino, orchestra che non fa tappezzeria ma dialoga, con una sensualità quasi alla Barry White e un suono enorme, da sala grande. “God Was Showing Off” è uno dei picchi: anni Settanta contaminati, cori e *vocoder* quanto basta per ricordarti che siamo nel 2026, con un lavoro di *mix* e *master* che sembra voler fissare uno *standard*.

Sul versante più narrativo, “Why You Wanna Fight” funziona come *power ballad* cinematografica: cresce senza smettere di accumulare dettagli (xilofono, piano, risposte vocali) e poi chiude netta, *ex abrupto*, come se Mars volesse negare al pubblico la comodità del finale telefonato. “Something Serious” gioca a carte scoperte: Santana dichiarato, “Oye Como Va” nell’aria; eppure, dentro solchi noti, le soluzioni non sono mai scontate perché cambiano le prospettive, non solo gli abiti.

“Nothing Left” parte scarna – basso, voce e chitarra – poi si apre senza ‘esplodere’; a metà emergono ombre di Prince nelle risposte vocali, una di quelle presenze che non si imitano, si evocano. E “Dance With Me” è probabilmente il titolo che spiega il disco già dal nome: archi e calore da *slow* anni Settanta sotto la palla stroboscopica, stelle filanti e abbracci, romanticismo vero.

Perché conta adesso? Perché nel 2026, mentre i Big si dividono tra *iper-pop* industriale e minimalismo da *loop*, Bruno Mars sceglie la via più rischiosa: suonare ‘grande’, suonare ‘vero’ e farlo senza nostalgia di maniera. “The Romantic” non reinventa Bruno Mars (del resto lui non ne ha certo bisogno), ma lo rimette al centro nel modo più difficile: come artigiano di lusso del *pop*, uno capace di far sembrare semplice ciò che semplice non è.

E quando un artista con questo peso decide di rallentare e alzare l’asticella del suono, il messaggio arriva chiaro: la *pop culture* può ancora spostarsi di qualche grado, ma solo se qualcuno ha il coraggio di muoverla davvero.

Di *Federico Arduini*
