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title: Ci vediamo a Woodstock
description: Storia di Woodstock, il primo evento musicale di massa ancora oggi ricordato e glorificato, che ha fatto la Storia in sole 72ore
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date: 2024-08-16
author: Stefano Faina
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/ci-vediamo-a-woodstock/
categories: [Spettacoli]
tags: [musica]
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# Ci vediamo a Woodstock

![Woodstock](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/08/Woodstock.jpg)

Storia di Woodstock, il primo evento musicale di massa ancora oggi ricordato e glorificato, che ha fatto la Storia in sole 72ore

**Tutto parte da un annuncio pubblicato all’inizio del 1969 sulle pagine del “The Wall Street Journal” e del “The New York Times”**. Il testo recita più o meno così: «Giovani uomini d’affari con capitale illimitato sono alla ricerca di interessanti opportunità di investimento e *business*, legali». I due *businessmen* altri non sono che due ragazzi di nome John Roberts e Joel Rosenman. Rispondono all’appello altri due imprenditori, Artie Kornfeld e Mike Lang. L’idea è quella di aprire uno studio di registrazione a Woodstock (contea di Ulster, vicino a New York), un luogo tranquillo dove gli artisti possano lavorare in serenità.

I quattro, poco più che ventenni, uniscono le forze e danno vita alla “**Woodstock Ventures”**. Per lanciare la loro iniziativa ritengono ci sia bisogno di un evento che faccia parlare di sé. **Prendono quindi la decisione di mettere in piedi un *festival* musicale che possa fare da trampolino per la loro impresa**. Denominato “An Aquarian Exposition”, il concerto è inizialmente programmato al Mills Industrial Park, nella contea di Orange. **Tre giorni di *rock*, pace e amore per dare voce alla comunità *hippy*, in quel momento molto attiva contro la guerra in Vietnam**. Ma a Orange quei ‘drogati’ non li vogliono. Il che – a un mese dalla manifestazione – è un bel problema, anche perché la vendita dei biglietti è già iniziata.

Ci si sposta allora a Bethel, a soli 69 chilometri da Woodstock. Il terreno lo mette a disposizione Eliott Tiber, proprietario di un *motel* da quelle parti Ma anche questa *location* non va bene, perché difficilmente potrebbe accogliere le 50mila persone previste. Allora arriva un altro protagonista: Max Yasgur, allevatore di origine greca, repubblicano di ferro, sostenitore dell’intervento americano in Vietnam, da lui ritenuto addirittura necessario. **Il posto giusto ce l’ha lui: un’area di 242 ettari alle porte di Woodstock, affittabile al prezzo di 90mila dollari**. Davanti a quella cifra non c’è ideale che tenga, dunque l’affare si fa.

**Dal 15 al 18 agosto 1969, la *location* viene presa d’assalto da giovani accorsi da tutta l’America**. Altro che 50mila persone, a Woodstock ne arrivano oltre mezzo milione. A quel punto il *festival* diviene gratuito e la cittadina alle porte di New York si ritrova presa d’assalto da una festosa invasione. Non senza problemi: le autostrade vengono bloccate, gli artisti sono costretti a raggiungere il luogo del concerto a bordo di elicotteri militari e tutto il programma subisce ritardi e imprevisti.

**Ma va bene così. In quelle 72 ore si scrive la Storia**. Quella di una generazione che si riunisce per far sentire la propria voce con lo scopo di buttare giù, pacificamente, quelle barriere che arginano il cambiamento. L’aspetto musicale – seppur altamente rilevante e ricco di aneddoti – in questo contesto passa quasi in secondo piano. E quando, intorno alle dieci del mattino del 18 agosto, Jimi Hendrix (ultimo artista a esibirsi) fa calare il sipario eseguendo una sua versione dell’inno americano, quei giorni a Woodstock escono dalla cronaca per entrare di diritto nella coscienza popolare. Anche Yagurs, l’uomo senza il quale quell’evento non sarebbe esistito, rivedrà le proprie posizioni affermando: «**Se ci ispirassimo a questi giovani potremmo superare quelle avversità che sono i problemi attuali dell’America, nella speranza di un futuro più luminoso e pacifico**».

Quel futuro non è ancora arrivato, purtroppo. Ma guardare al passato può indicarci la strada da percorrere per raggiungerlo. Più in fretta possibile.

*di Stefano Faina e Silvio Napolitano*
