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title: "Civil War, l&#8217;America si divide in sala"
description: A meno di un mese dall’uscita nelle sale, “Civil War” sta attirando l’attenzione degli spettatori e oscurando titoli ben più attesi
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date: 2024-05-08
author: Federico Mari
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categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, spettacoli]
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# Civil War, l&#8217;America si divide in sala

![Civil War](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Evidenza-sito-1132-1024x639.jpg)

A meno di un mese dall’uscita nelle sale, “Civil War” sta attirando l’attenzione degli spettatori (molti più del previsto) e oscurando titoli ben più attesi

Quando nei primi anni Ottanta il pubblico americano si confrontò per la prima volta con film quali **“The Day After” e “Red Dawn”**, la sua reazione fu quasi istintiva:** dividersi e dibattere perché profondamente colpito da ciò che aveva visto, a prescindere da quanto fosse realistico.** A meno di un mese dall’uscita nelle sale, **“Civil War” sta causando lo stesso effetto attirando l’attenzione degli spettator**i (molti più del previsto) e oscurando titoli ben più attesi. **Stavolta però gli Stati Uniti non sperimentano attacchi catastrofici o invasioni dall’esterno, ma affrontano le dinamiche di un conflitto fratricida, incubo d’Oltreoceano per antonomasia.**

**La guerra è raccontata attraverso gli occhi (e gli scatti) di un’esperta *photoreporter* **– magistralmente interpretata da **Kirsten Dunst** – e di una ragazza cresciuta nel suo mito (impersonata da Cailee Spaeny). Le scene sono crude, **non edulcorate e alcuni elementi utili per comprendere come siano scoppiate le ostilità **sono nascosti in varie parti del film, ma non soddisfano appieno le curiosità della platea. **Anche questo tema è motivo di dibattito, specie per chi cerca riferimenti all’attualità e si contorce tra gli apparenti paradossi degli schieramenti in campo**. La fazione secessionista più potente è guidata da Texas e California, Stati agli antipodi per tradizione politica e modi di essere:** il primo bastione conservatore e repubblicano, il secondo roccaforte progressista e democratica **(almeno nelle sue città più grandi e popolose)**. Si sono sollevati contro le ambizioni anticostituzionali del presidente in carica, la cui figura ha scatenato feroci discussioni: molti ritengono sia un rimando a Donald Trump**, dividendo ulteriormente gli spettatori tra quanti elogiano i presunti allarmi sul *tycoon* lanciati da Alex Garland e chi invece accusa quest’ultimo di essere entrato a gamba tesa nella campagna elettorale, cercando di spaventare gli americani. **Altri hanno creduto di vedere – nella debolezza del *commander-in-chief* cinematografico – le difficoltà attuali di Biden.**

**L’eco dell’opera è tale che ha persino generato alcune teorie cospirazioniste **secondo cui gli autori del film sarebbero a conoscenza di piani per una futura guerra civile e vorrebbero quindi preparare i cittadini a quanto accadrà a breve. **Non pochi si sono chiesti se fosse opportuno che una pellicola simile uscisse proprio ora, a pochi mesi dalle più incerte presidenziali degli ultimi decenni e in un clima segnato da polarizzazione e violenza armata, quasi un preludio dei fatti mostrati.**

**Senza dubbio questo film parla in primo luogo agli americani**: diversamente da altri lavori, non ci sono cenni espliciti alla situazione in Europa o in altri Paesi**. Tutto l’interesse è rivolto alle vicende di una nazione fittizia ma attuale, che non si spacca fra l’elefantino e l’asinello **(o fra Nord e Sud) ma di cui – tra le tante scene brutali – riconosciamo i tratti e le contraddizioni: la ‘cultura delle armi’ e il loro uso smodato, le vendette personali, il razzismo – in risalto la breve ma significativa interpretazione di Jesse Plemons – e la pretesa di far finta di niente mentre tutto attorno brucia, metafora di un isolazionismo mai sopito. **È soprattutto un Paese distrutto che deve vedersela con le conseguenze della guerra, abitato da civili abbandonati a loro stessi.** Sapere chi l’abbia causata, nella consapevolezza che chiunque potrebbe aver sparato per primo, perde importanza.** Forse è qui che si cela la vera provocazione del regista: ne varrebbe comunque la pena?**

di *Federico Mari*
