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Come rovinare l’Eurovision

Al di là dello show in sé, composto e ben organizzato, a colpire gli spettatori (in senso negativo) sono stati i commenti delle voci fuori campo, non all’altezza dello spettacolo dell’Eurovision. Ecco cosa non è piaciuto

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Si è tenuta ieri sera la prima tanto attesa semifinale dell’Eurovision Song contest, in diretta dal Palaolimpico di Torino. Una serata che, per molti aspetti, ha avuto un che di straniante.

Non c’è dubbio: non siamo neanche lontanamente abituati a ritmi di scaletta così serrati, grazie alla  quale alle 23 e poco più lo show era già finito. Noi avvezzi a Sanremo, ai monologhi, all’ospite dell’ospite. L’Eurovision è un mondo a parte con le sue regole, rigide a tal punto da non permettere neanche l’esibizione dal vivo degli artisti, i quali si esibiscono obbligatoriamente in half playback: solo la voce dal vivo, gli altri via di coreografie inutili.

Insomma, è tutto calcolato al millimetro e un po’ si vede. In questo gioco di incastri di precisione il ruolo dei conduttori è ridotto all’osso. Come avrebbero potuto fallire professionisti del calibro di Cattelan, Mika e Pausini? Impossibile, infatti non lo fanno. Ma sembrano senza dubbio sprecati, lasciati a qualche parola a margine, quasi incatenati. E chi ne ha risentito di più è stata senza dubbio la Laura nazionale, privata dei suoi slanci e obbligata in un ruolo che porta a casa bene ma che non le si addice, per di più con un look che non le rende giustizia.

Laura Pausini Eurovision

 

Tuttavia, escluso il pressoché inesistente omaggio a Raffaella Carrà, durato letteralmente una manciata di secondi, la serata al Palaolimpico è andata tutto sommato più che bene, con momenti ben riusciti come l’esibizione di Diodato e la valida varietà della proposta musicale in gara. Tra le canzoni, hanno senza dubbio lasciato il segno i moldavi Zdob şi Zdub & Advahov Brothers e i norvegesi Subwoolfer, fino alla tanto attesa Ucraina dei Kalush Orchestra: “troveremo la strada di casa, anche se sono tutte distrutte” è stata la loro frase finale sul palco del PalaOlimpico. Il riferimento evidente alla guerra è stato uno dei pochi permessi durante la serata. 

Ma lo stesso giudizio positivo non si può dire di alcuni aspetti della gestione Rai, in primis il commento della serata su Rai 1. A leggere alcuni articoli di giornata avendo visto la diretta ci si potrebbe chiedere se si sia visto e ascoltato lo stesso programma: lodi sperticate e difesa a spada tratta contro i bruti dei social, colpevoli d’aver criticato i momenti d’intermezzo affidati al trio Cristiano Malgioglio, Carolina Di Domenico e Gabriele Corsi. Peccato che il commento sia stato effettivamente inascoltabile, più incentrato, tra un silenzio e l’altro, sui dolori cervicali di Cristiano, su i suoi amori passati, che sull’accompagnare lo spettatore non avvezzo alla lingua inglese nello show. Decisamente meglio Rai Radio 2 del duo composto da Gino Castaldo ed Ema Stokholma. 

Un altro neo impossibile da ignorare sono le grafiche delle “cartoline” di presentazione dedicate ad ogni artista in gara, tanto assurde da essere state oggetto di sfottò in tutto il twitter europeo: artisti proiettati da un drone in computer grafica su di una cascata, su di una colonna di un monumento, tra l’erba e i boschi italiani. Un po’ troppo trash persino per una kermesse come l’Eurovision, che non si è mai presa troppo sul serio, tanto da aver regalato ogni anno decine di momenti memorabili, vestiti assurdi e meme alla memoria di internet. 

di Federico Arduini 

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