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De Giovanni GF

“Napoli ha poca cultura”, De Giovanni ridicolizza il concorrente del GF

Lo scrittore e sceneggiatore Maurizio De Giovanni risponde a quanto affermato da Paolo Masella del GF, che ha espresso le sue considerazioni non proprio lusinghiere su Napoli
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Il Grande Fratello “senza trash”, quello promesso da Pier Silvio Berlusconi, è cominciato da meno di una settimana (gli ascolti promettono male!) e già non si contano più le uscite infelici. E mentre si vocifera pure (in queste ore) di una bestemmia (a carico di tale Ciro Petrone – ex Temptation Island e Gomorra), lo scrittore e sceneggiatore Maurizio De Giovanni risponde con la sua solita schiettezza alle parole di un altro concorrente. Tale Paolo Masella, giovane modello/macellaio di Roma che ha espresso le sue considerazioni non proprio lusinghiere su Napoli. Parole già rispedite al mittente (stile “buffetto sulla guancia”) da Alfonso Signorini, e che in breve tempo hanno fatto il giro del web, scatenando la prevedibile reazioni di chi vive all’ombra del Vesuvio (e non solo). Queste le sue precise considerazioni: “Per i miei gusti, Napoli non rientra nemmeno tra le mie 5 città preferite perché ha poca storia culturale e artistica. Direi prima Roma, poi Firenze. Intendo che se ci vado in giro, personalmente, non ci vedo cose come il Colosseo, il Circo Massimo. In Italia ci sono regioni che mi trasmettono più cultura. A Firenze, ad esempio, c’è la galleria degli Uffizi…”.

Uno scivolone o un modo ben congegnato per far parlare di sé? Della serie: “nel bene o nel male, purché se ne parli”. A ogni modo, il papà di “Mina Settembre”, del “Commissario Ricciardi” e dei “Bastardi di Pizzofalcone” non ci sta, e affila con un post Fb ironico e tagliente allo stesso tempo: “Sono molto triste. Con tutto quello che abbiamo provato a costruire in duemilacinquecento anni di storia, non siamo riusciti a rientrare nelle prime cinque città nella considerazione di un concorrente del Grande Fratello. Sto valutando il suicidio. P.S. Per gli amici che me lo chiedono: no, non l’ho visto ma ne ho letto e incredulo sono andato a vedere sul web il profondo brano di conversazione. E no, non credo che non sia il caso di parlarne per non dare visibilità: il problema è proprio nel voltarsi dall’altra parte, di fronte a questo costante scempio. Finché avremo voce, per favore usiamola. In ogni occasione”.

Del resto, riaprire gli occhi sulla ‘casa catodica’ più famosa d’Italia non è mai stato indice di qualità. Non scomodiamo arte, bellezza e quant’altro in quel contesto di mediocri teatranti, grazie.

 

di Maria Francesca Troisi

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