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Dentro l’universo Bowie: a Lodi la presentazione del libro di Paul Morley tradotto da Follieri

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Domani, sabato 25 aprile alle ore 21, il volume sarà presentato allo Spazio 21 di Lodi, con il traduttore Leonardo Follieri. Occasione ideale per entrare nel laboratorio di un libro che prova a raccontare Bowie da una prospettiva laterale e insieme profondissima

Dentro l’universo Bowie: a Lodi la presentazione del libro di Paul Morley tradotto da Follieri

Domani, sabato 25 aprile alle ore 21, il volume sarà presentato allo Spazio 21 di Lodi, con il traduttore Leonardo Follieri. Occasione ideale per entrare nel laboratorio di un libro che prova a raccontare Bowie da una prospettiva laterale e insieme profondissima

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Dentro l’universo Bowie: a Lodi la presentazione del libro di Paul Morley tradotto da Follieri

Domani, sabato 25 aprile alle ore 21, il volume sarà presentato allo Spazio 21 di Lodi, con il traduttore Leonardo Follieri. Occasione ideale per entrare nel laboratorio di un libro che prova a raccontare Bowie da una prospettiva laterale e insieme profondissima

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A dieci anni dalla scomparsa di David Bowie, venerdì 9 gennaio 2026 è uscito per Hoepli David Bowie. Oltre lo spazio e il tempo, il nuovo volume firmato da Paul Morley, tra i più autorevoli biografi del panorama musicale britannico e già autore di The Age of Bowie. L’edizione italiana, curata da Ezio Guaitamacchi e tradotta da Leonardo Follieri, è arricchita da una prefazione scritta a quattro mani da Manuel Agnelli e Paolo Fresu. Più che una biografia in senso tradizionale, il libro si presenta come un percorso tematico dentro l’universo bowiano, attraversando musica, immaginario, identità, cinema e cultura visuale. Domani, sabato 25 aprile alle ore 21, il volume sarà presentato allo Spazio 21 di Lodi, in una serata di parole e musica (Stefano Luna, voce – Daniele Marchetti, pianoforte – Dario Arena, chitarra), occasione ideale per entrare nel laboratorio di un libro che prova a raccontare Bowie da una prospettiva laterale e insieme profondissima. Ne abbiamo parlato con Leonardo Follieri

Come è nato l’incontro con questo libro?
L’idea è nata durante una serie di confronti con Ezio Guaitamacchi, che segue la collana musicale di Hoepli. Stavamo ragionando su possibili titoli da proporre e, a un certo punto, è emersa una domanda molto semplice: possibile che, a ridosso dei dieci anni dalla scomparsa di David Bowie, non ci fosse un libro importante da tradurre? Da lì è partita la ricerca, e la scoperta del nuovo volume di Paul Morley è sembrata subito la pista giusta. Il libro, poi uscito in Italia il 9 gennaio 2026 per Hoepli, si inseriva perfettamente in quella ricorrenza.

Che cosa vi ha convinto che fosse il titolo giusto?
Paul Morley era già un nome molto autorevole per chi si occupa di Bowie, anche perché aveva firmato The Age of Bowie, un libro molto discusso e apprezzato. Quando abbiamo avuto modo di vedere una bozza del nuovo volume, ci è stato chiaro che non si trattava dell’ennesima biografia convenzionale, ma di un progetto più ambizioso, capace di restituire Bowie come figura culturale totale. La natura tematica del libro e il modo in cui intreccia musica, arte, identità e contesto storico ci sono sembrati subito i suoi punti di forza.

È vero che il libro è stato tradotto prima ancora dell’uscita in inglese?
Sì, ed è un aspetto a cui tengo molto. La traduzione italiana è partita quando il libro non era ancora uscito ufficialmente nel Regno Unito: abbiamo lavorato su materiali ricevuti in anteprima e poi sulla versione definitiva appena consegnata. Questo ha permesso di arrivare molto presto sul testo e di affrontarlo con grande attenzione, senza aspettare che il libro diventasse “un caso” già consolidato.

Da lettore e da traduttore, che esperienza è stata immergersi in questo Bowie raccontato da Morley?
Per me è stata un’esperienza molto forte, anche perché il libro di Morley non segue il classico sviluppo cronologico di una biografia musicale. Non racconta semplicemente “prima questo, poi quello”, ma prova a entrare nel significato culturale di Bowie, nel modo in cui ha attraversato il suo tempo e lo ha anticipato. È anche il tipo di libro che, da appassionato, avrei voluto scrivere io, con la differenza che Morley riesce a portare questo discorso molto più in profondità, tenendo insieme riflessione critica, intuizione e racconto.

Qual è stata la difficoltà principale nella traduzione?
La difficoltà maggiore è stata rispettare il suo stile. Morley ha una scrittura densa, mobile, piena di rimandi e di cambi di prospettiva, quindi tradurlo significava non solo rendere bene il contenuto, ma anche entrare nel suo ritmo e nella sua logica narrativa. A questo si è aggiunto tutto il lavoro sui riferimenti culturali: non tanto i titoli delle canzoni, che restano quelli, quanto film, opere, citazioni e materiali che in italiano possono essere noti con titoli diversi. In un libro così stratificato, anche questo aspetto diventa decisivo.

Il libro insiste molto sul fatto che non si tratti della “solita” biografia di Bowie. In che senso?
Perché Bowie qui non viene raccontato solo attraverso la discografia o una successione di date decisive. Morley costruisce un ritratto tematico, organizzato per polarità e tensioni, come dimostrano capitoli dedicati a coppie concettuali quali “Fantasia e realtà”, “Sopravvivenza ed esistenza”, “Arte e morte”, “Est e Ovest”, “Caso e ordine”. In questo modo il libro mette al centro la complessità del personaggio e il suo continuo slittare tra musica, immagine, performance e reinvenzione di sé.

Quanto conta, nel libro, la dimensione extra-musicale di Bowie?
Conta moltissimo, ed è uno degli aspetti più interessanti del volume. Morley racconta Bowie non solo come autore di canzoni, ma come artista tridimensionale, anzi multidimensionale: una figura che ha agito sulla musica, certo, ma anche sul linguaggio visivo, sul cinema, sulla televisione, sull’idea stessa di identità nella cultura pop contemporanea. È un approccio coerente con la struttura del libro, che punta a costruire una sorta di “playlist esistenziale” più che una semplice cronologia.

Nel libro c’è anche il tentativo di entrare nella testa di Bowie?
Sì, ed è probabilmente una delle sue sfide più affascinanti. Naturalmente nessuno può sapere davvero che cosa accadesse nella mente di Bowie, ma Morley prova ad avvicinarsi a quella complessità attraverso i dettagli, le apparizioni pubbliche, le interviste, le performance, i silenzi e perfino il modo in cui Bowie abitava lo sguardo degli altri. È un’operazione critica più che psicologica, ma funziona proprio perché evita scorciatoie e cerca invece di leggere Bowie come presenza culturale in continua trasformazione.

C’è anche un lavoro importante sulle fonti e sui materiali d’archivio?
Il libro tiene insieme estratti di interviste, analisi di performance, collaborazioni e contesto storico-sociale, restituendo un Bowie che si definisce non solo attraverso i suoi dischi, ma anche tramite le sue apparizioni, i suoi incontri e le tracce lasciate nel tempo. In questo senso Morley costruisce un racconto molto documentato, ma mai puramente accademico.

La presentazione di domani a Lodi sarà anche un modo per raccontare questo lavoro “dietro le quinte”?
Sarà uno degli aspetti più interessanti dell’incontro. La presentazione di sabato 25 aprile alle 21 allo Spazio 21 di Lodi offrirà l’occasione non solo per parlare del libro di Morley, ma anche del percorso che ha portato alla sua edizione italiana, dalla scelta editoriale alla traduzione, fino alle chiavi di lettura che il volume propone su Bowie.

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