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title: Disney, dalla magia al trucco
description: "Il falso progressismo per camuffare la mediocrità dei contenuti: così i remake in live action si perpetuano in una triste miniera d’oro."
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date: 2022-10-02
author: Francesco Gottardo
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/disney-dalla-magia-al-trucco/
categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, Evidenza, giovani, società]
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# Disney, dalla magia al trucco

![Disney, dalla magia al trucco](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/10/Evidenza-sito-17-3.png)

Il falso progressismo per camuffare la mediocrità dei contenuti: così i remake in live action si perpetuano in una triste miniera d’oro.

È il cerchio della vita grama. Ultimo esempio: gli addetti ai lavori si sono pure scandalizzati, all’obiezione che una Sirenetta afroamericana sarebbe stata poco credibile. **«Se non supportate la nostra Halle Bailey, una Ariel perfetta – dice Rachel Zegler, che invece interpreterà Biancaneve nell’ennesimo *remake* in *live action* della Disney – non supportate nessuna di noi».** E così ogni critica viene tacciata di razzismo, ogni perplessità di bigotteria. **Il colosso dell’animazione fa la figura del campione di inclusività e di incassi al botteghino. E mentre strizza fino all’osso la magia dei tempi che furono, sfornando scialbi rifacimenti dei grandi classici, ecco il trucco da prestigiatore: tutti continuano ad aspettare le novità, quasi senza accorgersi che si tratta di luccicanti B-*movie*.**

L’importante è che se ne parli. **Il *trailer* della prossima “Sirenetta”, al cinema nel 2023, in meno di un mese ha sfondato le classifiche di YouTube per numero di *dislike* complessivi: oltre 3 milioni (il 70% delle interazioni totali) contro la scelta di Bailey.** Tralasciando gli isolati sostenitori di una grottesca eugenetica – chi vive in fondo al mar non può abbondare di melanina! – è tutta questione di buonsenso. Immaginare una Ariel nordica (come nel lungometraggio del 1989) non vuol dire ingabbiare l’infinitezza della fantasia, ma rispettarla nei suoi luoghi e tempi ben precisi: Danimarca, secolo XIX, nel caso della fiaba di Hans Christian Andersen. Chissà cosa penserebbe invece Carlo Collodi, vedendo la sua fata turchina calva e nera nell’interpretazione di Cynthia Erivo: il *live action* di “Pinocchio”, fresco di uscita, è già stato stroncato dalla critica. Ma gli incassi giustificheranno il resto.

È così dal 2010, quando l’“Alice in Wonderland” di Tim Burton ha spalancato le porte ai *remake* Disney in carne ed ossa. Da “Aladdin” a “Il re leone”: in media, 519 milioni di dollari di profitto per film. Rampe inespressive di politicamente corretto, lontane dal cartone o dalla fiaba originale, mentre i capolavori targati Walt subiscono l’onta del *banner* di avvertimento: «Questo programma può contenere rappresentazioni culturali obsolete». Povero Peter Pan.

La banale realtà è che ormai la *mission* aziendale non è creare arte ma utili da capogiro. **Eppure, la controllata Pixar riesce ancora nell’impresa di affrontare le tematiche del fragile o del diverso – si pensi a “Luca”, 2021 – con genuina freschezza.** E attraverso storie nuove. Disney invece insiste, scherzando col fuoco: il *live action* di “Biancaneve”, ora in fase di produzione, ha indignato le persone affette da nanismo. «Adotteremo soluzioni tecniche contro gli stereotipi», assicurano da Burbank. Il *cringe* continua. Basterebbe smettere di guardarlo.

 
