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description: Con “Elio”, la Pixar firma il suo film più politico. Un’odissea cosmica che abbraccia l’intero spettro emotivo dell’esistenza
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date: 2025-06-21
author: Edoardo Iacolucci
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categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, spettacoli]
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# &#8220;Elio&#8221;, un&#8217;odissea cosmica

![Elio](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/06/UNA-FOTO-201-1024x639.jpg)

Con “Elio”, la Pixar firma il suo film più politico. Un’odissea cosmica che abbraccia l’intero spettro emotivo dell’esistenza, dalla solitudine alla scoperta, dal trauma alla tenerezza

"Ok, ciao, love you." È così che, secondo la Pixar, oggi gli abitanti della Terra si presentano all’universo. Anzi, al **Comuniverso: un’organizzazione interplanetaria con rappresentanti di galassie lontane che convivono in pace. Con “Elio”, la Pixar firma [il suo film più politico](https://laragione.eu/life/spettacoli/elio-viaggio-spaziale-tra-le-emozioni/). **Un’odissea cosmica che abbraccia l’intero spettro emotivo dell’esistenza, dalla solitudine alla scoperta, dal trauma alla tenerezza.

**Elio Solís ha 11 anni e un occhio coperto da una benda. Vive in California, ma ha il cuore che batte altrove. Si sente solo, incompreso, quasi invisibile. **Dopo la morte dei genitori astronauti, vive con la zia Olga, brillante maggiore dell’Aeronautica militare che lo cresce con tutto l’amore e la dedizione di una madre. Ma Olga vorrebbe che Elio smettesse di sognare lo spazio. Lui, invece, lancia un messaggio all’universo e viene teletrasportato per errore nel Comuniverso, dove viene scambiato per il leader della Terra.** La Pixar ribalta così la classica fantasia del rapimento alieno. Qui è Elio a scegliere di essere "preso", trasformando l’avventura in un romanzo di formazione intimo e surreale.**

A fare da contraltare drammatico è Lord Grigon, signore della guerra respinto proprio dal Comuniverso. È irascibile, ossessivo, emblema di ogni totalitarismo contemporaneo. Ma, con astuzia narrativa, non incarna un leader preciso: è un simbolo, un’ombra archetipica della violenza patriarcale e autoritaria.** Odia persino le risate del figlio, Glordon, una creatura gentile e pacifica che rifiuta la guerra. Lui è il figlio che non vuole combattere, ma si trova sotto la minaccia schiacciante del padre, un’autorità potente da cui si fugge o a cui si soccombe.**

In questo, in effetti, Glordon può ricordare un oculista che da Damasco era andato a vivere a Londra, disinteressato alla politica, ma richiamato dal padre per governare il Paese. **Glordon rifiuta l’armatura da guerra e dichiara, in una delle frasi chiave dell’opera: «Non voglio diventare una macchina da guerra».** È uno dei messaggi evidenti: la mascolinità come armatura da togliere. Nessun conflitto produce veri vincitori.

**“Elio” affronta temi di stretta attualità: guerra e pace, Terra e spazio, solitudine, identità e appartenenza. **Non è un caso che la voce originale di Elio sia di Yonas Kibreab, piccolo attore statunitense di origini filippine. E quella di zia Olga sia di Zoe Saldana, celebre attrice americana con origini dominicane e portoricane.

**La regia di Madeline Sharafian, Domee Shi e Adrian Molina unisce sensibilità diverse ma complementari, dando forma a un’opera che oscilla tra introspezione, immaginazione e umorismo sottile. Il loro sguardo condiviso dà vita a un’estetica a doppio registro.** La Terra è fatta di linee geometriche e severe, toni freddi e simmetrici, riflesso visivo del solipsismo di Elio. Lo spazio invece è un’esplosione di colori prismatici, forme organiche ispirate a funghi, cristalli e creature microscopiche. Un luogo liquido e vivace, dove l’alieno non è più una versione deformata dell’umano, ma un’autentica alterità.

Tra le righe si legge l’amore per i film di fantascienza degli anni ’80-’90 — da Spielberg a Carpenter — filtrato dalla sensibilità contemporanea e tradotto in nostalgia e innovazione, tra ecosistemi intergalattici e ferite terrestri ancora aperte. **Il nome stesso del protagonista è un gioco semantico: il Sole, fonte di vita ma simbolo di solitudine. E si viaggia tra questi poli, in un equilibrio che non teme la complessità.**

La colonna sonora di Rob Simonsen è un’immersione nell’invisibile, tra sintetizzatori analogici, cori alieni e melodie emozionanti e sperimentali. **“Elio” non è solo un film su pianeti lontani e creature meravigliosamente diverse. È un viaggio che riguarda tutti da vicino, perché parla della voglia di essere visti, capiti, accolti. Il contatto è possibile, anche tra esseri lontanissimi, anche quando le parole mancano. **A volte basta un segnale lanciato nel vuoto - un “Ok, ciao, love you” - e pensare che qualcuno da qualche parte forse è in ascolto. Cantavano i Bluvertigo: «È praticamente ovvio che esistano altre forme di vita», ma le più difficili da accettare e tenere strette a volte sono proprio quelle che già conosciamo: noi, l’un l’altro.

Di* Edoardo Iacolucci*
