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Emo Philips, signore della comicità paraprosdokian

Emo Philips, talentuoso freak della stand up comedy americana, è il signore indiscusso della paraprosdokian, particolare figura retorica il cui effetto comico è assicurato.
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Emo Philips, signore della comicità paraprosdokian

Emo Philips, talentuoso freak della stand up comedy americana, è il signore indiscusso della paraprosdokian, particolare figura retorica il cui effetto comico è assicurato.
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Emo Philips, signore della comicità paraprosdokian

Emo Philips, talentuoso freak della stand up comedy americana, è il signore indiscusso della paraprosdokian, particolare figura retorica il cui effetto comico è assicurato.
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Emo Philips, talentuoso freak della stand up comedy americana, è il signore indiscusso della paraprosdokian, particolare figura retorica il cui effetto comico è assicurato.

«Quando ero piccolo pregavo ogni notte per avere una bicicletta nuova. Poi ho capito che il Signore non opera in questo modo: allora ne ho rubata una e gli ho chiesto di perdonarmi». A parlare è Emo Philips, il talentuoso freak della stand up comedy americana. Signore indiscusso della paraprosdokian, quella particolare figura retorica per cui, data una premessa corretta sul piano logico e descrittivo, si fa sopraggiungere una conclusione inaspettata, folle, contraddittoria che frantuma l’aspettativa creata dalla premessa stessa. L’effetto comico è assicurato.

Emo Philips è un elfo allucinato, capelli a caschetto con frangetta e voce in falsetto, movimenti sgangherati all’Olivia di Popeye e perennemente a disagio col mondo. Il suo joke (ossia il mood caratteriale utilizzato sul palco) è senza precedenti: un bambino mai cresciuto, considerato dai suoi uno scherzo della natura («I miei genitori mi proibivano di aprire l’ingresso della vecchia cantina… Poi scoprii che si trattava della porta di casa» e «solo quando attraversavo la strada erano entusiasti e piazzavano scommesse»).

Vessato psicologicamente da scuola e religione, crea un proprio mondo elaborato da una visione infantile della vita. L’escamotage del bambino mai cresciuto e segregato consente a Philips di narrare con spietatezza travestita da surrealismo e comicità la follia della società moderna, la solitudine degli individui, il problema delle stagnazioni affettive familiari che spesso si rivelano essere eterne prigioni di autodeterminazione e talento. Quando Emo chiede alla propria ragazza di sposarlo questa risponde che deve chiedere prima il consenso al padre. «Così abbiamo fatto la seduta spiritica» chiosa Philips.

Nel 2005 il suo “Golden Gate Bridge”, un geniale e comicissimo monologo contro ogni fanatismo religioso (visibile su YouTube e sottotitolato in italiano), viene insignito di un premio speciale per la migliore battuta in tema religioso. Anche lui ogni tanto restituisce un po’ di veleno: «Ricorderò sempre le ultime parole di mio nonno… un camion!». Ha momenti di instabilità e paranoia: «Credevo di essere inseguito da un killer a pagamento… invece era un volontario». E quando il suo stralunato personaggio approda al college, nel congedarsi dalla famiglia ha un momento di tenerezza: al padre che sommessamente gli chiede «Ti mancherò, ragazzo?» lui risponde «Penso di sì… Ho anche levato il cannocchiale dal fucile».

La paraprosdokian di Emo Philips è un antidoto contro l’assuefazione, la tacita accettazione di premesse date per certe e assodate. È lo sconvolgimento delle carte della ordinarietà e ci obbliga a vivere con la cappa benefica dell’incertezza e della sorpresa, anche brutta, sempre in agguato. «Ho prestato a un amico 10mila dollari per una chirurgia plastica… e ora non so che aspetto abbia». È un modo di conferire al linguaggio il potere di decostruire il senso, arricchendolo di nuovi mondi rispetto a quell’unico mondo in cui, ci ricorda il buffo Emo, «i nostri Paesi stanno costruendo testate nucleari come se non ci fosse un domani».

 

di McGraffio

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