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Esiste ancora un posto al mondo in cui la speranza non è morta?

Il concerto di Rio Reiser con i “Ton Steine Scherben”, fu un evento storico a Berlino durante gli anni del muro. “Niente potere per nessuno”, il doppio disco di Rio era un’apologia anarchica della libertà totale e una violentissima presa in giro della mania germanica per la burocrazia.

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Tutto è cominciato con i due concerti dal vivo tenuti da David Bowie e dai Genesis a Berlino Ovest nella Pentecoste del 1987. Migliaia di ragazzi della Germania Est stavano in piedi, alla Porta di Brandeburgo, per ascoltare le eco lontane di quelle band quando la polizia della Ddr è intervenuta picchiando e lanciando fumogeni. Ma poi Margaret Honecker in persona, moglie del capo di quel Paese e ministro per l’Istruzione, ha deciso che fosse giunta l’ora di far suonare a Berlino Est alcuni dei gruppi che i ragazzi amavano comunque.

Il concerto di Bruce Springsteen è un evento storico, di cui tutti coloro che nel 1988 erano giovani parlano con commozione. Ma a lasciare il segno più grande è stato quello di Rio Reiser. Rio è diventato famoso con la band berlinese Ton Steine Scherben, che sosteneva il movimento studentesco, l’anarchia, la ribellione, l’anti-capitalismo. Erano stati accusati di essere solidali con i terroristi della Raf e quindi erano stati avversati dalla politica tedesco-occidentale che li odiava, specie dopo il loro capolavoro, il doppio disco “Keine Macht für Niemand” (Niente potere per nessuno): un’apologia anarchica della libertà totale e una violentissima presa in giro della mania germanica per la burocrazia.

Gli eroi di Rio Reiser non si chiamano né cittadini né camerati né compagni. Per Rio tutti i sistemi hanno tradito e chiama le persone mensch, essere umano. L’epigono è Mensch Meier, padre di uno studente rivoltoso, che improvvisamente si accorge che suo figlio ha ragione e si getta contro la polizia, gridando la sua disperazione. Per questo la famiglia Honecker chiama lui, pensando che sia più consono alle direttive della Ddr. Un tragico errore.

Rio travolge una piazza di centinaia di migliaia di persone, piange e grida sul palco, canta per sfottere («Farei tutto e comunque meglio se fossi il re della Germania»), canta d’amore, canta del dolore per i figli lontani (la straziante “Übers Meer”) e poi intona una delle ballate più tristi dei Ton Steine Scherben, “Der Traum ist aus” (Il sogno è svanito). Se guardate il filmato registrato quella notte, vedete un’intera popolazione che piange di amarezza e disillusione. La canzone finisce con la domanda: esiste ancora un posto al mondo in cui la speranza non è morta? Un’intera generazione, in piedi sotto il palco, bagnata di pianto e sudore, grida all’unisono dieci, mille volte: «Dieses Land ist es Nicht» (Certamente non è questo Paese).

È la pietra tombale della Ddr, il segno che la gioventù non ne può più, e quella notte, quando quattro ragazzi di Chemnitz (che allora si chiamava Karl-Marx-Stadt) si buttano a nuoto nella Spree per passare il confine, le motovedette della polizia di Honecker li inseguono. Ma davanti a centinaia di spettatori del concerto, che passano di lì dopo aver ascoltato Rio Reiser, decidono di non sparare.

Il Muro cadrà esattamente un anno dopo, ma la sentenza era già stata emessa. Cantando in coro.

di Paolo Fusi

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