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“Federica Pellegrini Underwater”: l’altro lato della medaglia

Esce nelle sale il docufilm dedicato alla Divina, che mostra anche i suoi lati più fragili e umani, divisa tra il desiderio di maternità e di eccellere in vasca. Essere Federica Pellegrini ieri, oggi e domani.

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Federica Pellegrini come non si era mai vista. La Divina che ritorna umana, ora che finalmente non deve dimostrare più nulla a nessuno. Da ieri in tutte le sale cinematografiche  fino al 12 gennaio l’ultimo tassello della sua lunga brillante carriera:  il docufilm “Federica Pellegrini Underwater” in cui c’è tanto di Federica e di divino poco o nulla. 

E non perché i suoi record non meritino questo appellativo ma solo perché, dopo la proiezione, non è dalla Federica campionessa del mondo che si resta impressionati. 

In quei 75 minuti c’è tutto il lato umano dell’atleta veneziana, nel tentativo di cancellare quelle malelingue che tante volte l’hanno etichettata ingiustamente come snob, antipatica, una mangia uomini senza scrupoli. Non è facile vestire  i panni di Federica Pellegrini, inanellare un risultato dietro l’altro quando i riflettori del mondo sono già puntati su di te e sei poco più di una bambina con le gote paffute ricoperte di brufoli. Per lei non c’è stato il tempo di essere giovane, ha dovuto imparare tutto in fretta. Soprattutto a nascondere le proprie fragilità, per non mostrarsi debole. Guai a farlo in un ambiente duro, a tratti spietato, come il nuoto, uno tra gli sport più faticosi che chiede tanto e non sempre ridà indietro. Fede lo ha capito subito di avere il dono di un talento speciale, che però senza una dedizione che sconfina con l’abnegazione, può anche non essere abbastanza. “No pain, no gain” direbbero gli inglesi, “nessuna sofferenza, nessuna conquista”.

In una carriera lunga quasi vent’anni, normale ci siano state anche tante lacrime. E le si vedono tutte in questo docufilm, dove Federica viene fuori anche con le sue insicurezze e fragilità, custodite gelosamente e ora pronte ad essere conosciute. Da una parte c’è la ricerca di una “normalità”, il desiderio di sposarsi e diventare  mamma, dall’altro l’irrefrenabile voglia di buttarsi in vasca. Due aspetti inconciliabili dove – fino a ieri – è stata l’adrenalina della gara ad avere la meglio. Ora basta però. Il suo talento ha già scritto tutto quello che si poteva scrivere nella storia del nuoto: 6 ori ai Mondiali e 7 agli europei e il record dei 200 stile libero, primato ad oggi ancora imbattuto.

“Federica Pellegrini Underwater” racconta i sacrifici dietro a questi grandi successi, è il racconto del lungo percorso che l’ha portata alle Olimpiadi di Tokyo 2020, di come la vicinanza della sua famiglia l’abbia aiutata nel difficile periodo della bulimia. 

È il racconto dell’altra faccia della medaglia di Federica Pellegrini, quella che non eravamo abituati a vedere ma che ci piace comunque tantissimo.

di Ilaria Cuzzolin

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