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title: "Flea sceglie il jazz per raccontare la parte più profonda di sé: &#8220;Honora&#8221; è più di un side project"
description: "Flea pubblica domani \"Honora\", il suo primo album solista. Un viaggio nel suo passato e ai suoi primi amori musicali in salsa Jazz"
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date: 2026-03-26
author: Federico Arduini
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categories: [Spettacoli]
tags: [musica]
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# Flea sceglie il jazz per raccontare la parte più profonda di sé: &#8220;Honora&#8221; è più di un side project

![Flea](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/03/UNA-FOTO-739-1024x639.jpg)

Flea pubblica domani "Honora", il suo primo album solista. Un viaggio nel suo passato e ai suoi primi amori musicali in salsa Jazz

Immaginate di essere un artista di fama internazionale, il bassista e una delle colonne di una band con fan in ogni angolo del mondo: **verrebbe naturale associare il vostro nome solo e soltanto a quell’universo musicale di riferimento.** Come potrebbe una rockstar fare altro, se non sano e puro rock? Eppure, capita che dietro un artista si muova un magma incandescente di ascolti, passioni, riferimenti e mondi che preme sotto la superficie. **E può succedere che quel magma finisca per far saltare il tappo e prendere la forma di un progetto a sé.**

**È quanto accaduto a Flea che, dopo una carriera lunga quasi cinquant’anni **(e ancora in pieno corso) come uno dei bassisti rock più rappresentativi della sua generazione nei Red Hot Chili Peppers,** pubblica domani 27 marzo il suo primo album solista, “Honora”. **Se però vi immaginate qualcosa di affine all’universo sonoro della band, **vi sbagliate di grosso. Prima di imbracciare il basso, i miti di Flea erano Dizzy Gillespie, Miles Davis e Clifford Brown; e ora che tempo e spazio glielo hanno finalmente consentito, ha potuto tornare ai suoi primi amori musicali: il jazz, la tromba che suonava da adolescente e quel bebop sparato a velocità vertiginose dal patrigno e dai suoi amici nel salotto di casa.** “Da bambino mi lasciava senza fiato. **Ricordo che mentre loro suonavano io rotolavo sul pavimento, ridevo in estasi.** Non riuscivo a credere che potessero fare una cosa del genere. **Era un miracolo**”, ha raccontato. Tre anni fa, ricorda Flea, **il desiderio di recuperare quel mondo e trasformarlo in un disco ha cominciato a perseguitarlo: sentiva che c’era qualcosa di incompiuto.**

Così ha iniziato a esercitarsi con la tromba ogni giorno, in tour con la band, a casa o persino sul set di un film. **È da questa tensione, nutrita di disciplina e quasi di ossessione, che nascono le dieci tracce di “Honora”: sei brani originali, tra cui uno scritto da Flea, Josh Johnson e Thom Yorke, e una serie di riletture che attraversano George Clinton ed Eddie Hazel, Jimmy Webb, Frank Ocean, Shea Taylor e Ann Ronell**. Un album in cui Flea suona tromba e basso elettrico insieme a Deantoni Parks, Anna Butterss, Jeff Parker e Josh Johnson, con la presenza di ospiti come Thom Yorke, Nick Cave e Rickey Washington, diventato durante questo percorso un vero mentore.** A colpire fin dalla prima traccia, una sorta di preludio che fa da bussola all’ascoltatore attraverso i mari che andrà a solcare, è soprattutto il respiro del progetto.**

**Al centro c’è chiaramente la musica nella sua forma più pura, e ne è prova l’ampiezza dei linguaggi che emergono man mano che l’ascolto procede.** Su un impianto orientato al** free jazz e al contemporary jazz si stratificano sfumature new age, ambient, progressive, con colori bebop e perfino R&B**. “È stato bellissimo fin dal primo secondo”, dice Flea parlando delle sessioni di registrazione. “**Non c’è mai stato un momento in cui pensassi: ‘Non so se funzionerà.** Non so se capiscono davvero quello che sto cercando di fare’. **Sarebbe potuto succedere**”. Non è mancata, all’inizio, una certa paura legata alla sua esperienza limitata nel jazz: “**Credo in me stesso, ma avevo paura che loro pensassero in silenzio**: ‘Tu non sai suonare un cazzo’. Invece è successo l’opposto. I miei giorni con la droga sono lontani, ma mentre registravamo mi sembrava davvero di essere fatto per tutto il tempo. **Ogni volta che ci sedevamo a suonare, fluttuavo con loro**”.  

**E la forza del disco, come il genere richiede, sta proprio lì: nel dialogo e nella sinergia tra le parti, tra gli artisti coinvolti, con la tromba di Flea a colorare l’insieme, dosata e precisa dove serve, e il suo basso a tenere il filo ritmico**. Ma in mezzo a tanta musica non mancano neppure riflessioni amare sul presente, **per un disco che si fa anche politico in brani come “A Plea” e “Traffic Lights”, quest’ultima con Thom Yorke**, “sul vivere in un mondo capovolto, e su come si possa dare un senso alle cose quando ci arrivano addosso insieme falsità e verità”,** ha spiegato Flea.**

**Più che un diversivo rispetto ai Red Hot Chili Peppers**,** “Honora” sembra dunque il gesto di un musicista che ha aspettato il momento giusto per tornare a una parte profonda di sé**.** Non il capriccio di una rockstar, ma il suono di una fedeltà rimasta a lungo in silenzio.**

di *Federico Arduini*
