Fluido, che noia! Parola di Platinette
Mauro Coruzzi, in arte Platinette, si è affermato in tv come una drag queen sagace e dall’umorismo prorompente
Fluido, che noia! Parola di Platinette
Mauro Coruzzi, in arte Platinette, si è affermato in tv come una drag queen sagace e dall’umorismo prorompente
Fluido, che noia! Parola di Platinette
Mauro Coruzzi, in arte Platinette, si è affermato in tv come una drag queen sagace e dall’umorismo prorompente
AUTORE: Renata Sortino
Parrucca biondissima e un nome d’arte preso in prestito da una diva del porno, negli anni Novanta Mauro Coruzzi in arte Platinette è entrato nelle case degli italiani in maniera dirompente e anticonvenzionale, affermandosi come una drag queen dall’intelligenza sagace e dall’umorismo tagliente. Da allora è stato giornalista, autore, conduttore radiofonico, giurato, opinionista e performer, insomma un vero e proprio fenomeno nazionalpopolare.
«Come va? Insomma… Se vuole una falsità le dico che sto bene». Così ci accoglie, rivelandoci la sua essenza di uomo schietto e malinconico. Disponibile ma frettoloso e a tratti respingente, risponde alle domande con una buona dose di cinismo: «Posso ringraziare la mia infanzia non felice, perché grazie a questo sono riuscito ad affrontare la vita con maggior determinazione e forza».
Con lui parliamo quasi immediatamente di sesso: «Mi sono approcciato a questo tema abbastanza presto, ai tempi delle superiori. Non sono però mai stato deviato o cose del genere. Da un punto di vista analitico, a posteriori, posso dire che mi affascinava il meccanismo della seduzione. A interessarmi non era il sesso quanto il fatto di essere interessante per qualcuno, anche se a onor del vero fin dalle elementari mi sono accorto che c’era chi mi guardava con occhi non proprio innocenti. Mi ricordo ancora di quando avevo 6 anni: c’erano macchine che rallentavano e mi seguivano passo passo; al loro interno uomini che cercavano di irretirmi, ma senza successo» ci confida con una schiettezza quasi disturbante.
La vera passione di Coruzzi è la musica: «Non è un’ancora di salvezza ma se può diventare un lavoro allora tanto di guadagnato» precisa subito. «A 18 anni scrivevo canzoni ma erano orrende e allora ho cercato un approccio diverso. Sogni nel cassetto? No, per carità. Mi rifiuto di avere obiettivi. Adesso mi sono messo in discussione con un musical, l’obiettivo in questo caso è far bene con il minimo sforzo. Bisogna essere consapevoli della predisposizione della propria indole».
Le classificazioni sessuali sono un argomento che impegna a tempo pieno la comunità Lgbt: «Io invece le odio. Essendo onnivoro e non avendo pregiudizi, le categorie mi infastidiscono. Per un certo periodo andava per la maggiore la bisessualità, ovvero la predisposizione ad andare sia con uomini che con donne. Non credo però alla classificazione così come alla fluidità, anche perché mi fa venire in mente il sapone, non certo il sesso». Quando gli chiediamo se abbia il rimpianto di non essere padre ci confida: «Per carità, meglio risparmiare a un figlio un padre con un tale carattere. Io sono la mia famiglia, grazie a Dio. Non devo rendere conto a nessuno, vivo come se fosse non dico l’ultimo ma il penultimo giorno. Che devo dire, le relazioni stabili sono una noia mortale. Sopportare impegni e doveri è la peggiore delle costrizioni possibili».
Quando nel congedarci gli auguriamo ogni bene, otteniamo in tutta risposta una reazione quasi istintiva: «Io mi auguro l’esatto contrario, perché le avversità mi permettono di reagire al destino… E menomale, altrimenti diventerei un’ameba».
di Renata Sortino
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- Tag: Evidenza, interviste
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