Gaetano Liguori porta il Jazz a San Vittore: “La musica non cambia il mondo, ma lo rende migliore”
Gaetano Liguori torna a intrecciare musica e impegno civile nel carcere di San Vittore nell’ambito di Piano City Milano
Gaetano Liguori porta il Jazz a San Vittore: “La musica non cambia il mondo, ma lo rende migliore”
Gaetano Liguori torna a intrecciare musica e impegno civile nel carcere di San Vittore nell’ambito di Piano City Milano
Gaetano Liguori porta il Jazz a San Vittore: “La musica non cambia il mondo, ma lo rende migliore”
Gaetano Liguori torna a intrecciare musica e impegno civile nel carcere di San Vittore nell’ambito di Piano City Milano
Gaetano Liguori torna a intrecciare musica e impegno civile con Concerto per la libertà, appuntamento dedicato a Dario Fo e in programma nel carcere di San Vittore nell’ambito di Piano City Milano sabato 16 maggio. Per il pianista e compositore, che da oltre mezzo secolo attraversa la scena musicale italiana con una forte attenzione ai temi sociali, si tratta di un concerto che va oltre la semplice dimensione artistica.
L’idea di portare la musica dentro il carcere è nata dagli organizzatori della rassegna e Liguori l’ha accolta con entusiasmo. “L’idea l’hanno avuta gli organizzatori”, spiega, ricordando come Piano City Milano sia per lui una presenza costante fin dalla prima edizione. “Io le ho fatte tutte” sottolineando quanto gli sia sempre piaciuto suonare in contesti capaci di raggiungere un pubblico nuovo e inatteso.
Per il musicista, infatti, il valore di un concerto non sta soltanto nella qualità dell’esecuzione, ma anche nel luogo in cui avviene e nelle persone a cui si rivolge: “Mi piaceva quella situazione perché avevo un pubblico che magari non vedo durante tutto l’anno”, osserva, riferendosi a chi si avvicina al jazz senza frequentarlo abitualmente. È una visione che affonda le radici negli anni Settanta, quando il jazz uscì dai circuiti più chiusi per incontrare piazze, scuole, fabbriche occupate e festival popolari.
In questa chiave, il concerto di San Vittore assume un significato particolare. “L’idea di entrare in questo luogo di sofferenza e portare un po’ di cultura, un po’ di musica, un soffio di alternativo, mi è sembrata molto buona”, afferma Liguori. Il carcere, pur essendo un luogo di pena, resta per lui una parte della città e della comunità e la musica può diventare un gesto di riconoscimento verso chi spesso viene dimenticato.
Il repertorio del concerto sarà costruito attorno ai suoi brani più rappresentativi, compresi quelli legati alla sua stagione più militante: “Farò i miei pezzi di solo piano”, anticipa, ricordando anche il Concerto per i Giusti, progetto recente nato in dialogo con l’Associazione per i Giusti e con l’idea di trasformare la musica in testimonianza civile. Accanto ai brani nuovi, non mancheranno riferimenti al suo passato, da Suite della libertà ad altri pezzi storici del suo percorso. Liguori rivendica con orgoglio una lunga coerenza artistica: “Io vengo da una generazione dove c’era il musicista impegnato”, dice, ricordando gli anni in cui fare musica significava anche prendere posizione. Oggi quel modello sembra più raro, ma il pianista non rinuncia alla sua idea di fondo: “La musica non può cambiare il mondo, ma lo può rendere un posto migliore”. È una frase che sintetizza bene il senso di un’intera carriera. Nel suo racconto riaffiora anche un’altra dimensione, meno nota ma altrettanto importante: quella spirituale e culturale. Dopo il pensionamento dal conservatorio, Liguori si è laureato in teologia, un percorso che non ha sostituito la musica, ma l’ha affiancata. “Non è che ho cambiato idea”, chiarisce, “ma nella mia ricerca mi è interessato seguire lo studio della teologia”. Una curiosità intellettuale che conferma la complessità di un artista mai separato dal pensiero.
Il concerto a San Vittore sarà quindi molto più di un’esibizione. Sarà un gesto simbolico, ma anche concreto, dentro una traiettoria che unisce jazz, memoria, solidarietà e libertà. E dedicare questo appuntamento a Dario Fo, nel centenario della nascita, significa anche riallacciare il filo con una tradizione culturale in cui arte e impegno hanno sempre camminato insieme.
di Federico Arduini
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- Tag: musica
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