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title: "“Genius: MLK/X”, la serie su Luther King e Malcolm X che farà discutere"
description: "Torna la serie antologica di National Geographic, questa volta per raccontare due menti straordinarie: Martin Luther King e Malcolm X."
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date: 2024-03-17
author: Diego La Matina
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categories: [Spettacoli]
tags: [serie tv, spettacoli, storia]
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# “Genius: MLK/X”, la serie su Luther King e Malcolm X che farà discutere

![“Genius MLKX” la serie](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Genius-MLKX-la-serie.png)

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2023-03-29 07:53:13

2023-03-29 05:53:13

45 anni prima che a inginocchiarsi fosse Kaepernick, Bill Russell fu attivista infaticabile per la comunità nera dei Celtics. Una lotta che portò avanti con tutte le sue forze

L’uomo che vedete inginocchiato nella foto di copertina, come il quarterback Colin Kaepernick, l’uomo che fissa con intensità l’obiettivo, è una leggenda dello sport mondiale.

Bill Russell in Italia non è famoso come meriterebbe, la sua notorietà è di fatto limitata agli appassionati di basket di una certa età o sufficientemente curiosi da aver studiato la storia dell’NBA.

Russell, icona dei Boston Celtics, vinse 11 titoli da giocatore e allenatore-giocatore, firmando negli anni Sessanta la più grande dinastia dello sport professionistico americano. Questa, però, è solo una parte della storia. La più bella e intensa resta l’infaticabile attività da attivista per la comunità nera del fenomenale centro dei Celtics scomparso la scorsa estate.

45 anni prima che a inginocchiarsi per protesta all’inno fosse Colin Kaepernick, Russell visse con piena coscienza e rara intensità i tumultuosi anni delle lotte per i diritti civili negli USA, che da John Fitzgerald Kennedy a Bob Kennedy, da Martin Luther King a Malcolm X, Mohammed Alì e decine di altri volti iconici avviarono la trasformazione della società americana sconvolta in quella stessa stagione dalla guerra in Vietnam. Bill Russell di quell’epoca fu protagonista assoluto fuori dal parquet, chiedendosi ogni giorno cosa potesse fare per la sua gente, come potesse dare un senso reale e profondo alla sua carriera di giocatore di basket e di stella dello sport. In un’era in cui al nero si chiedeva di prendere i soldi e recitare da star senza dare l’impressione di sputare nel piatto in cui si mangiava (apparecchiato dai bianchi), Russell seppe appoggiare le scelte rivoluzionarie di Mohammed Alì, la sua lotta contro la guerra in Vietnam che quasi gli costarono la carriera e la vita.

Erano sportivi, certo, ma soprattutto straordinari interpreti della società e del loro tempo, non si accontentarono, mai. Neppure delle barche di quattrini che il talento garantiva loro.

Quanto avremmo bisogno oggi di personaggi come quelli, di sportivi in grado di sviluppare una profonda coscienza sociale e civile. Di capire che l’orizzonte finale non può essere solo un contratto ancora più ricco, ma il senso di te da lasciare alle nuove generazioni. Non record e trofei, ma la tua legacy. L’esempio, l’ispirazione per chi verrà dopo.

In quella foto, Bill Russell - superbamente raccontato in un imperdibile documentario di tre ore su Netflix - ha al collo la Medaglia presidenziale della libertà conferitagli da Barack Obama, massimo riconoscimento civile USA, timbro a una vita eccezionale e da conoscere.

Di Fulvio Giuliani

Bill Russel, una storia da conoscere

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2023-03-29 07:58:59

2023-03-29 05:58:59

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2023-09-08 13:00:27

2023-09-08 11:00:27

Gordon Parks, il primo fotografo nero di "Vogue", il primo photoreporter nero di "Life" e il primo regista nero

È difficile conoscere qualcuno a cui non piaccia andare al cinema e vedere quello che, secondo i suoi gusti, è un bel film. Se poi è troppo pigro per spostarsi, di sicuro apprezza la visione televisiva. Fra i vari ingredienti che hanno determinato il successo della settimana arte c’è quello di aver riunito la fotografia, la letteratura e la musica.

L’afroamericano Gordon Parks – fotografo, scrittore, musicista e quindi quasi inevitabilmente anche regista – nasce nel 1912 a Fort Scott (Kansas) in una famiglia poverissima. Dopo la morte della madre va a vivere nel Minnesota da una zia, ma dura poco e deve cavarsela da solo. È costretto a fare mille lavori, fra i quali suonare il pianoforte in un bordello. La sera va a dormire in un autobus. Nel 1938 compra una macchina fotografica e davanti a sé si spalanca una nuova incredibile vita: si trasferisce a Chicago e, già bravissimo, fotografa le signore dell’alta società. Nel 1942 vince una borsa di studio in fotografia e diventa assistente di Roy Stryker, il direttore della Farm Security Administration, l’immenso progetto voluto da Roosevelt (che come già scritto su queste pagine era scaturito nell’Ottocento da un’idea dello scrittore-fotografo August Strindberg). Stryker lo inserisce subito nel pool di fotografi che documentano la durissima vita dei contadini nel Nord America e lui realizza la sua foto più famosa, dal titolo “American Gothic”, con una donna di colore che impugna una scopa e uno spazzolone: una parodia del celebre, omonimo dipinto di Grant Wood del 1938.

Nel 1944 Parks diventa collaboratore di “Vogue” e quattro anni dopo entra a far parte della redazione di “Life”, pubblicando servizi completi di testi e foto: per la prima volta compaiono immagini di vita quotidiana fra le mura domestiche dei ghetti, dove i bianchi non avevano accesso. Ritrae i protagonisti dell’epoca come Malcom X, Muhammad Alì e Martin Luther King. Dirige una serie di documentari sui ghetti afroamericani e grazie a una serie di consulenze per le major di Hollywood s’inserisce nel mondo del cinema. Scrive anche libri e un suo romanzo – “The learning tree” (titolo in italiano “Ragazzo la tua pelle scotta”) – colpisce l’attenzione di John Cassavetes, che lo convince a realizzare il suo primo film. Ma è con la sua seconda pellicola che avviene il miracolo: “Shaft il detective” è un grande successo commerciale a cui ne seguono altri due, protagonisti di quel genere chiamato blaxploitation (sfruttamento dei neri).

Dai tempi del pianoforte nei bordelli non ha mai abbandonato la musica. Nel 1953 compone “Concerto for piano and orchestra” e nel 1967 “Tree Symphony”; nel 1989 offre il suo contributo alla memoria di Martin Luther King e realizza il balletto “Martin”, di cui crea anche le coreografie.

Il suo impegno civile per combattere le discriminazioni razziali è sempre stato il motore dirompente della sua stupenda creatività e si dispiaceva di essere stato il primo fotografo nero di “Vogue”, il primo photoreporter nero di “Life” e il primo regista nero perché c’erano altri neri con più talento di lui che avrebbero meritato il suo successo. Gordon Parks morirà di cancro nel 2006, a 93 anni, a New York. Suo figlio Gordon Parks junior è un regista altrettanto bravo e il suo “Superfly”, inevitabilmente del genere della blaxploitation, è un altro cult movie.

 

di Roberto Vignoli

Gordon Parks, tutto il nero del razzismo

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2023-09-08 10:58:52

2023-09-08 08:58:52

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2021-11-19 20:05:18

2021-11-19 19:05:18

In tempi di politicamente corretto come quelli odierni, Malcolm X riceverebbe probabilmente un trattamento non di favore dai suoi stessi seguaci per la differenza che faceva, ad esempio, tra rivoluzione «nera» e «negra».

Il procuratore distrettuale di Manhattan ha annunciato che saranno scagionati i due uomini che 56 anni fa furono condannati all’ergastolo per l’omicidio di Malcolm X. Si tratta di Muhammad Aziz e Kahlil Islam (morto nel 2009), entrambi scarcerati negli anni Ottanta.

Un errore giudiziario e una condanna emessa praticamente senza prove, che ci riportano a un personaggio dal peso storico enorme. Il quale però, in tempi di politicamente corretto, riceverebbe probabilmente un trattamento non proprio di favore dai suoi stessi seguaci. Intanto perché negava che una rivoluzione potesse essere non violenta, poi perché distingueva fra la rivoluzione «nera» e quella «negra».

Negro non è termine che oggi potrebbe mai essere utilizzato in un discorso pubblico, a meno di essere tacciati di razzismo. Sempre Malcolm X parlava di distinzione fra «negri da campo» e «negri da cortile», intendendo in senso dispregiativo i secondi, che lavoravano nelle case dei padroni bianchi, gli «zii Tom del ventesimo secolo» per nulla interessati a combattere il sistema e anzi usati per tenere sotto controllo la massa ed evitare ribellioni.

Basta ricordare queste poche parole per rendersi conto di quanto i tempi siano cambiati, di quanto il potere delle parole allora venisse percepito in modo nettamente diverso da oggi. Quei suoi discorsi, pur entrati nella storia, Malcolm X non potrebbe mai pronunciarli su nessun palco. O comunque di certo non verrebbero presi a ispirazione. Eppure rimangono un pezzo di passato da cui non si può prescindere.

 

di Gaia Bottoni

Malcolm X sarebbe messo a tacere

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2021-11-19 15:05:54

2021-11-19 14:05:54

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