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description: Giorgio Tirabassi, da degno figlio della scuola del maestro Proietti, è un attore poliedrico e capace sempre di reinventarsi
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date: 2023-05-04
modified: 2023-05-03
author: Raffaela Mercurio
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categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, Evidenza, il personaggio, televisione]
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# Giorgio Tirabassi: &#8220;Il cinema? Uno spazio più libero della tv&#8221;

![Giorgio Tirabassi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/05/Evidenza-sito-2-1.jpg)

Giorgio Tirabassi, da degno figlio della scuola del maestro Proietti, è un attore poliedrico e capace sempre di reinventarsi

Dal cinema al teatro, dalla tv alla musica: se c’è un aggettivo che meglio descrive la carriera di **Giorgio Tirabassi quello è di certo poliedrico**. D’altronde, come poteva essere diversamente per uno **cresciuto nella scuola del maestro Gigi Proietti**, imparando dal mattatore ad essere “Uno, Nessuno, Centomila”, calandosi perfettamente in ogni ruolo senza mai risparmiarsi.

Nell’ultimo film di Paolo Genovese, **“Il primo giorno della mia vita”, Giorgio interpreta Max,** uno dei protagonisti di una pellicola che sembra quasi complementare a “La vita è una cosa meravigliosa" di Frank Capra. Insieme a lui un cast d’eccezione, da Toni Servillo a Valerio Mastrandrea e Margherita Buy, scelto da uno dei registi più interessanti del cinema italiano, dall’innata capacità di esplorazione dei sentimenti umani, anche quelli più difficili da scandagliare.

“**Volevamo lavorare insieme da tantissimo tempo**”, ci racconta, “da quando Paolo lavorava nei primi anni 2000 ad un corto chiamato “Miracolo napoletano” e io ero regista del mio “Non dire gatto”. Ci incontravamo ai festival, una volta vincevo io e una volta lui e ora eccomi in un suo film”.

Un instancabile amore per il proprio lavoro guida Giorgio Tirabassi anche nei momenti più bui della sua vita personale. Di quella **paura seguita all’infarto che lo ha colto nel 2019 proprio in occasione della presentazione del suo film “Il grande salto”**, non v’è traccia. C’è ancora la stessa voglia di fare e di reinventarsi ma anche di guardare indietro alle interpretazioni tv che lo hanno reso celebre come in “Distretto di Polizia” o nella fiction su Salvatore Borsellino.

“**Il cinema è uno spazio più libero rispetto alla tv** che, rivolgendosi ad un pubblico più ampio, prevede una serie di scelte narrative leggermente più rigide. Il teatro poi, laddove per me tutto è cominciato, è stimolante perché la risposta del pubblico è immediata ma anche molto faticoso”.

Si passa da un ruolo e un ricordo all’altro, con la serenità di chi è consapevole della propria bravura ma anche della fortuna di amare il proprio lavoro. “La vera soddisfazione”, conclude, “si ha con i personaggi che si interpretano e le storie che si raccontano, al di là del canale utilizzato. **È il mestiere dell’attore stimolante, sempre**”.

*di Raffaela Mercurio*

 

 
