---
title: "I Fantastici Quattro: l’origine rétro di un mito Marvel"
description: “I Fantastici Quattro - Gli inizi” rilancia l’origine della prima famiglia Marvel con una visione stilizzata e malinconica.
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/07/UNA-FOTO-50-1024x639.jpg
date: 2025-07-27
author: Edoardo Iacolucci
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/i-fantastici-quattro-lorigine-retro-di-un-mito-marvel/
categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, fumetti]
---

# I Fantastici Quattro: l’origine rétro di un mito Marvel

![I Fantastici Quattro](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/07/UNA-FOTO-50-1024x639.jpg)

“I Fantastici Quattro - Gli inizi” rilancia l’origine della prima famiglia Marvel con una visione stilizzata e malinconica

Nel retro-futuro scintillante di Terra-828, dove i taxi fluttuano sotto cieli tagliati da monorotaie e i grattacieli sembrano sogni costruiti da architetti modernisti, “I Fantastici Quattro - Gli inizi” rilancia l’origine della prima famiglia Marvel con una visione stilizzata e malinconica. Matt Shakman, già autore della serie “WandaVision”, inaugura la Fase Sei del Marvel Cinematic Universe scegliendo un tono a metà tra il racconto d’avventura spaziale e il dramma domestico: perché prima ancora di salvare il mondo, i nostri eroi devono imparare a convivere con loro stessi.

Quando Galactus (interpretato con imponenza da Ralph Ineson) decide che la Terra sarà il suo prossimo pasto, i Fantastici 4 si ritrovano a fronteggiare una crisi non solo planetaria ma personale. Reed Richards (un carismatico Pedro Pascal) è geniale, ma fatica a gestire le relazioni umane con la stessa abilità con cui piega le leggi della fisica. Il suo potere elastico diventa immagine concreta della sua tendenza a tentare di tenere tutto insieme: famiglia, dovere e scoperta. Sue Storm, la Donna Invisibile, trova in Vanessa Kirby un’interprete elegante e intensa nel mettere in scena con delicatezza il suo doppio volto di *leader* visionaria e madre vulnerabile, capace di trasformare l’energia in campo di forza e in affetto. Sue è a capo dell’organizzazione scientifica e filantropica “Future Foundation” con pragmatismo e sensibilità, mentre affronta la gravidanza e un crescente senso di invisibilità emotiva. Ben Grimm, *alias* La Cosa, è il cuore emotivo della squadra. Ebon Moss-Bachrach lo interpreta (grazie alla tecnologia del *motion capture*) con una sorprendente umanità sotto la sua corazza rocciosa. Johnny Storm, la Torcia Umana (l’attore Joseph Quinn), è ancora l’adrenalina pura della squadra, ma con nuove sfumature: meno egocentrico, più consapevole.

L’arrivo della Silver Surfer (un’eterea e implacabile Julia Garner) segna il punto di rottura: il film vira dal racconto familiare al dramma cosmico, rivelando che dietro ogni cataclisma galattico si nasconde una crepa affettiva, un legame spezzato o un amore perduto. E così la battaglia per la Terra diventa una battaglia per la stessa convivenza. 

Il mondo costruito da Shakman e dal *designer* Farahani è un gioiello retrofuturista: un 1960 alternativo dove la tecnologia ha seguito strade diverse grazie all’ingegno di Reed. Visivamente è un caleidoscopio *rétro*: una commistione tra “I Jetsons” di Barbera e l’architettura di Oscar Niemeyer. La stessa Excelsior, la nave spaziale del gruppo, sembra uscita da un sogno modernista. Gli interni sono composti di colori caldi e mobili in formica. I costumi, ispirati alla Nasa, sembrano usciti da un *atelier* orbitante di alta moda con tute spaziali che ricordano Pierre Cardin. La musica di Michael Giacchino lega tutto con un potente filo emozionale di fiati anni Sessanta e sintetizzatori *vintage*.

Il tono del film è equilibrato: momenti di *humour* (spesso affidati al *robot* Herbie) convivono con riflessioni più intime, scene d’azione con parentesi domestiche. L’umanità dei protagonisti è trattata con rispetto. Questo “Gli inizi” è visivamente affascinante e ben recitato. Ma è anche, in maniera lampante e come al solito, un prodotto progettato per evitare il fallimento. Forse proprio per questo è meno grave che continuino con le saghe questi film rispetto ad altri che inizialmente erano concepiti come opere autoriali. Qui, come sempre, ogni inquadratura, battuta, svolta di trama è fatta per rientrare nei binari del treno Marvel: nessuna dissonanza, nessun rischio artistico. È come se la meraviglia visiva venisse sterilizzata prima di arrivare sullo schermo per essere sicura. Intrattiene ma non scuote. Un film che non è fatto per essere ricordato ma per essere consumato, come Galactus fa con i pianeti.

di* Edoardo Iacolucci*
