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title: "&#8220;Il Diavolo veste Prada 2&#8221; è il ritorno che aspettavamo"
description: "Inutile girarci attorno: “Il Diavolo veste Prada 2” era tra i film più attesi dell’anno. Lo abbiamo visto in anteprima: ecco cosa ne pensiamo"
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date: 2026-04-29
author: Federico Arduini
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/il-diavolo-veste-prada-2-e-il-ritorno-che-aspettavamo/
categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema]
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# &#8220;Il Diavolo veste Prada 2&#8221; è il ritorno che aspettavamo

![Il Diavolo veste Prada 2](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/04/UNA-FOTO-778-1-1024x639.jpg)

Inutile girarci attorno: “Il Diavolo veste Prada 2” era tra i film più attesi dell’anno. Lo abbiamo visto in anteprima ed ecco cosa ne pensiamo

**Inutile girarci attorno: “Il Diavolo veste Prada 2” era tra i film più attesi dell’anno. **Tornare su un titolo che, dal 2006 in poi, **è diventato un vero punto di riferimento della cultura pop, del costume e dell’immaginario fashion, richiedeva coraggio**: il rischio di rovinare un cult, quando si mette mano a un seguito così tardivo, è sempre altissimo. **E invece David Frankel e Aline Brosh McKenna scelgono la strada più intelligente: non inseguire il primo film, ma interrogare il tempo che è passato**. Il nuovo capitolo non nasce come una semplice operazione nostalgia, né come un sequel costruito a tavolino soltanto per sfruttare un marchio fortissimo.** La scommessa è un’altra: capire che cosa significhi oggi tornare dentro quel mondo, in un’epoca in cui la moda è cambiata, l’editoria è cambiata, i linguaggi sono cambiati**. Il terremoto che attraversa il film, infatti, non è solo emotivo o relazionale: è anche industriale.

**Miranda Priestly è ancora al vertice, ma quel vertice si sta sgretolando sotto i suoi piedi. **Il marchio resiste, il potere pure, ma il modello delle riviste tradizionali non è più quello di vent’anni fa. Il digitale ha riscritto gerarchie, consumo e autorità.** E il film, con una lucidità sorprendente, decide di partire proprio da lì.** La forza del sequel sta nel non considerare i personaggi come icone imbalsamate. **Miranda, Andy Sachs, Emily, Nigel: nessuno è rimasto fermo dentro la propria maschera. Sono cambiati, si sono adattati, hanno perso qualcosa e guadagnato altro**. Ed è proprio in questo quadro che si riallaccia il rapporto tra Miranda e Andy, oggi donna adulta, professionista formata dall’esperienza, non più soltanto la ragazza precipitata nel tritacarne della rivista Runway.** Il film lavora bene su questa maturazione e restituisce ai personaggi un peso nuovo, meno legato alla caricatura e più alla verità del tempo.**

**In questo senso, “Il Diavolo veste Prada 2” non cerca di essere più scintillante del primo capitolo. Cerca di essere più autentico**. E ci riesce proprio perché accetta il cambiamento, lo mette al centro del racconto e lo affronta senza la tentazione di trasformare tutto in una cartolina nostalgica. È un film che parla di sopravvivenza, di ridefinizione, della fatica di restare al centro quando il mondo intorno cambia troppo in fretta. **E, proprio per questo, finisce per diventare anche una fotografia piuttosto precisa del nostro presente.** A dare ulteriore forza al film è una chimica tra gli attori che il tempo non ha incrinato. Anzi, il passare degli anni sembra aver aggiunto spessore. **Anne Hathaway, parlando del ritorno sul set, ha sintetizzato bene il senso dell’operazione: è come poter tornare a un periodo della propria vita sapendo però tutto quello che nel frattempo si è imparato. **

*(L-R) Anne Hathaway as Andy Sachs, Meryl Streep as Miranda Priestly and Stanley Tucci as Nigel Kipling in 20th Century Studios' THE DEVIL WEARS PRADA 2. Photo by Macall Polay. © 2026 20th Century Studios. All Rights Reserved.*

Visivamente, poi, il film è semplicemente sontuoso. **D’altronde, con un universo come quello della moda e con location di questo livello, sarebbe stato difficile immaginarlo altrimenti.** Ma qui non c’è soltanto bellezza decorativa: ogni dettaglio è al posto giusto, ogni ambiente contribuisce a costruire un tono. **Non mancano cameo e sorprese, disseminati con intelligenza dentro una messa in scena che sa essere elegante senza diventare vuota.** E poi c’è Milano, vero cuore emotivo di una parte fondamentale del film: la città diventa una presenza narrativa precisa, quasi un personaggio aggiunto. **Una lettera d’amore a Milano, alla sua capacità di essere insieme rigore e fascino, superficie e profondità, moda e identità.** Tra le immagini destinate a restare c’è senza dubbio la camminata di Meryl Streep in una Galleria Vittorio Emanuele deserta: una sequenza che, per qualsiasi milanese, ha qualcosa di vertiginoso, da pelle d’oca. Alla fine, il merito più grande del film è forse proprio questo: aver capito che tornare non significa ripetere. **Significa guardare lo stesso mondo con occhi diversi, accettare le crepe, riconoscere che il potere cambia forma e che perfino i miti, per restare vivi, devono sapersi trasformare. “Il Diavolo veste Prada 2” non prova a sostituire il primo film nel cuore del pubblico. Fa qualcosa di più difficile: gli si affianca con intelligenza, stile e una consapevolezza rara. E in tempi di sequel costruiti per inerzia, non è poco.**

di *Federico Arduini*
