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title: Il gusto della musica DOC
description: "Nel novembre 1987 andava in onda la prima puntata della trasmissione di Renzo Arbore: “D.O.C."
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date: 2022-11-18
author: McGraffio
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categories: [Spettacoli]
tags: [Evidenza, Italia, musica, Musica italiana]
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# Il gusto della musica DOC

![Il gusto della musica DOC](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/11/Evidenza-sito-31-4.png)

Nel novembre 1987 andava in onda la prima puntata della trasmissione di Renzo Arbore: “D.O.C. (musica e altro a denominazione d’origine controllata)”.

Era il **novembre 1987**, mese e anno “di passaggio” ma con già qualche vagito del mondo che di lì a poco sarebbe arrivato: il presidente tunisino Habib Bourguiba veniva rovesciato e sostituito dal primo ministro Zine El-Abidine Ben Ali, nella Repubblica Socialista di Romania scoppiava una rivolta operaia prontamente repressa dal governo. **Ci si preparava, a nostra insaputa, alla storica stretta di mano tra Reagan e Gorbaciov** del dicembre successivo anche se l’accordo, davvero tiepido, al momento era solo sull’eliminazione in Europa dei missili nucleari a gittata media. L’Italia – in piena Milano da bere, Mulino Bianco e “Provare per credere” di Aiazzone – aveva fede solo nella televisione, inghiottiva “consigli per gli acquisti” e musica plastificata. Fuori, Monclaire e vestiti fluorescenti abbruttivano un mondo costretto a divertirsi per forza.

Fu allora che all’improvviso, dopo la sortita notturna di “Quelli della notte”, sua maestà “Napoli e Jazz” **Renzo Arbore centrò nuovamente il bersaglio**. **Il *format *tv, non originale, era tutta sostanza, intensità, calore. Si chiamava “D.O.C. (musica e altro a denominazione d’origine controllata)” ed era un programma con musica esclusivamente dal vivo.** No, non pensate ai *talent show* di oggi, non pensate a Maria De Filippi. Nessuna sceneggiatura, nessuna gara in corso, nessun conflitto emozionale, insulto, competizione. Immaginate piuttosto una scenografia disadorna occupata da cavi elettrici, amplificatori Marshall, microfoni Shure, batterie, bassi e chitarre. Un palco nudo e crudo dove il sudore, un *riff* di chitarra, un colpo ben assestato al rullante contava più di un primo piano o di un piantolino adolescenziale. **Vide finalmente la luce l’Italia che amava la musica “buona”, quella che la cercava nei *club*, nei locali, negli spazi occupati: si scoprì che il nostro era un Paese pieno di talenti musicali**, anzi che pullulava di musicisti autentici, di gran classe, di consumati professionisti con un sentiero musicale già tracciato e l’unico torto di non aver mai avuto, fino ad allora, la luce della ribalta televisiva.

**A presentare “D.O.C.” lo *scatman* Gegè Telesforo e Monica Nannini, regia di quella vecchia volpe di Pino Leoni e incursioni del buon foggiano a impreziosire il tutto.** L’orario, inconsueto, scrollava il tedio pomeridiano di casalinghe e lavoratori ma soprattutto di giovani e studenti che, grazie a quella trasmissione Rai, si cibarono di musica *live* facendosi travolgere dalle grandi esibizioni dei primi Litfiba e CCCP, conobbero il genere *bluegrass* di Stefano Tavernese e grazie a Guido Toffoletti, Stefano “Zamath” Zabeo e Andy J. Forest scoprirono che esisteva in Italia una densa scena *blues* o il *jazz* con Roberto Gatto. Ospiti stranieri da brivido: Pat Metheny, i Pogues, Salomon Burke, David Sylvian, Chet Baker. Insomma, **il trionfo della musica vera, che nasce da viscere e cervello. La musica che resta e non muore mai.**

Di *McGraffio*
