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title: “Il Maestro”, il nuovo film di Andrea Di Stefano
description: Ci sono estati che arrivano una volta sola, come certi maestri. “Il Maestro”, nuovo film di Andrea Di Stefano, è il racconto di una di quelle
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date: 2025-11-19
author: Edoardo Iacolucci
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categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, film, spettacoli]
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# “Il Maestro”, il nuovo film di Andrea Di Stefano

![Il Maestro](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/11/Il-Maestro-1024x639.jpg)

Ci sono estati che arrivano una volta sola, come certi maestri. Non quelli che vincono trofei, ma quelli che ti insegnano anche a perdere. “Il Maestro”, nuovo film di Andrea Di Stefano, è il racconto di una di quelle estati

**Ci sono estati che arrivano una volta sola, come certi maestri. Non quelli che vincono trofei, ma quelli che ti insegnano anche a perdere. “Il Maestro”, nuovo film di Andrea Di Stefano, è il racconto di una di quelle estati**: un viaggio tra veloci rettilinei e curve a gomito, tra illusioni e rivelazioni, tra accenti stonati e silenzi che parlano. Racconta così l’impatto che un mentore imperfetto può avere sulla vita di un ragazzo e come le persone zoppicanti ma autentiche possano cambiare un destino più di qualsiasi vincente impeccabile.

**Siamo alla fine degli anni Ottanta**. Felice (interpretato con la giusta profondità da Tiziano Menichelli) ha 13 anni e una racchetta più grande di lui. Suo padre Pietro (impersonato da Giovanni Ludeno) è un ingegnere rigoroso, figlio di quella piccola borghesia che spinge e pretende, convinta che ogni sacrificio sia amore. Sul ragazzino ha scommesso ogni cosa. Una famiglia napoletana (anche se la sorella parla romano) che vive nel razionalismo giallo e grigio del Villaggio Olimpico, a Roma. Una di quelle famiglie in cui l’amore prende la forma del controllo, dei piani, dei tornei. Il padre ama citare Sun Tzu: «Il miglior attacco è la difesa». E pretende che anche il figlio giochi così. Nessun margine per il dubbio, per l’errore, per il piacere. Felice passa dai tornei regionali a quelli nazionali facendo il “pallettaro”. Ora per il salto agonistico serve un insegnante all’altezza. Niente vacanze estive.

**Arriva così Raul Gatti** – sedicente ex campione, un ottavo di finale agli [Internazionali di Tennis di Roma](https://internazionalibnlditalia.com/it/home) e un *curriculum* fatto più di leggende che di *match* – **e il campo si inclina**. [Pierfrancesco Favino](https://laragione.eu/life/spettacoli/favino-critica-la-scelta-di-far-interpretare-enzo-ferrari/) lo interpreta con una *verve* sbruffona e tragica, come fosse il Manuel Fantoni di “Borotalco”: un personaggio da commedia all’italiana, sornione, paonazzo, affabulatore che con il suo accento napoletano riesce ad amplificare il senso di spaesamento.

**Il film narrativamente si sviluppa come un romanzo estivo di formazione**. Felice è attratto suo malgrado verso due poli magnetici. Da un lato la linearità di una vita nei binari, fatta di orari, schemi e muscoli tesi; dall’altro genio e sregolatezza bukowskiana, (anzi, qui è il caso di citare il tennista Guillermo Vilas) un po’ depressa, che mescola alcol, filosofia urbana e dolori psichici. Il viaggio di Felice e Raul lungo la costa italiana diventa un percorso di libertà e redenzione. È una strada che cambia entrambi. Felice scopre che può respirare senza soffocare nelle aspettative paterne; Raul intravede la possibilità di un nuovo inizio, forse l’ultimo.

**Le scene oscillano con grazia tra malinconia e sole**. Lungo la costa italiana, tra pensioni scolorite e campi da tennis arsi dal sole, “Il Maestro” prende ritmo. È un film *diesel*: parte con lentezza, poi si accende. Non grida mai, ma colpisce nei dettagli: uno sguardo, una risata, una bugia detta per proteggere. Favino come sempre riempie intensamente ogni scena, nel suo oscillare da buffone istrionico a padre surrogato. Ma come un vero maestro lascia il giusto spazio a Tiziano Menichelli, che nei panni di Felice è una rivelazione: puro, trattenuto, capace di raccontare tutto con un gesto.

**La scrittura di Di Stefano e Ludovica Rampoldi** non teme i *cliché* del genere, ma li attraversa trovando equilibrio tra malinconia e leggerezza, tra risata e ansia. **La fotografia di Matteo Cocco** colora pienamente i volti e i paesaggi italiani. **E la musica** – **da Bartosz Szpak a Franco Battiato** – accompagna come una *playlist* trovata in un vecchio mangianastri.

**“Il Maestro” è un viaggio e un monito**: contro l’eccessiva pressione nello sport giovanile, contro l’idea che un figlio possa diventare la rivincita delle proprie frustrazioni. Restituisce così ai giovani la loro libertà di fallire e agli errori degli adulti la loro umanità.

di *Edoardo Iacolucci*
