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title: "Trent’anni fa usciva &#8220;Il Re Leone&#8221;"
description: "E pensare che negli studi Disney prevaleva lo scetticismo. Poi bastò il trailer per capire che \"Il Re Leone\" sarebbe stato un successo."
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date: 2024-06-17
author: Francesco Gottardi
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categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, spettacoli]
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# Trent’anni fa usciva &#8220;Il Re Leone&#8221;

![Il Re Leone](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/Evidenza-sito-1295-1024x639.jpg)

E pensare che negli studi Disney prevaleva lo scetticismo. Poi bastò il *trailer* per capire che "Il Re Leone" sarebbe stato un successo.

E pensare che negli studi Disney prevaleva lo scetticismo. Poi bastò il *trailer*: l’alba assolata sulla savana e uno scorcio di “Cerchio della vita” per capire che sarebbe stato un successo. Anzi, l’apogeo di un modo di fare cinema. E trent’anni dopo l’uscita nelle sale – era il 15 giugno 1994 – “Il Re Leone” continua a fare scuola da assoluto capolavoro. Ancora oggi è il film di animazione tradizionale col maggiore incasso della storia (968,5 milioni di dollari). Ha esondato a Broadway, maestoso, fino a diventare il terzo spettacolo teatrale più rappresentato di sempre (10.437 volte). Ha ispirato sogni, personaggi iconici, favolistica moderna, giocattoli, *videogame*. E – va da sé – una pioggia di *sequel* e stiracchiamenti narrativi (altrettanto redditizi, artisticamente piatti) che ne continuano a perpetuare la vena d’oro. Ma di quelli non parleremo.

Per il 30esimo anniversario la Disney ha programmato una fitta serie di iniziative estive: edizioni speciali, appuntamenti a teatro, *show* nei parchi a tema. Di norma non è un trattamento riservato ai grandi classici della casa di Burbank. Eppure “Il Re Leone” vale bene un giubileo coi fiocchi. Il consenso è pressoché totale perfino nella sfilacciata attualità topoliniana (*culture wars*, crisi identitaria e al botteghino). Anzi: l’auspicio è che possa trasmetterle una nuova ventata di freschezza creativa. Perché Simba, Timon e Pumbaa non invecchiano mai. Né i suoni o le parole attorno a loro.

Il film vanta una potenza tridimensionale: musiche, animazioni, sceneggiatura. I caratteri del *kolossal* c’erano tutti, solo che all’epoca non si sapeva. Per realizzare 89 minuti di lungometraggio ci vollero cinque anni e oltre 600 addetti ai lavori. Un viaggio nei parchi naturali del Kenya ispirò l’ambientazione, gli animali reali in studio – leoncini, iene, suricati – le sembianze dei protagonisti. Ci fu un altro particolare determinante, che all’inizio venne preso per debolezza e invece si sarebbe rivelato pura forza: “Il Re Leone” è anche il primo classico Disney a contare su una storia originale. Si dice di orientamento un po’ biblico, con qualche riferimento preso dall’Amleto e altri dai miti tribali africani. Fatto sta che funzionò. E innescò una licenza poetica rigogliosa come la giungla in cui troverà rifugio Simba.

Superbo il *cast* di doppiatori (scelto su misura), su tutti Jeremy Irons per il malvagio Scar. Senza precedenti la colonna sonora: incoraggiata dai recenti successi di Alan Menken (“La Sirenetta”, “La Bella e la Bestia”, “Aladdin”) che però in questo caso non era disponibile, la produzione decise di scommettere su una *popstar*come Elton John abbinata all’estro strumentale di Hans Zimmer. Il risultato, oltre a due premi Oscar, fu un brano da oltre 10 milioni di copie vendute negli Stati Uniti (altro *record* per un cartone animato). E un filotto di pezzi da antologia: siano essi cupi o pimpanti, epici o romantici.

Per il resto “Il Re Leone” continua a unire le generazioni perché ha un linguaggio universale e senza tempo. Insegna a scoprire, a illudersi, a elaborare i lutti, a innamorarsi. In una parola, a vivere. Getta nello sconforto (quanti pianti per Mufasa) e riporta alla *comfort zone* (Hakuna matata ne abbiamo?). Ma soprattutto, mette a nudo l’umana importanza di sbagliare. Come dice Rafiki a Simba sotto le stelle: «Oh sì, il passato può fare male. Ma dal passato puoi scappare, oppure imparare qualcosa». Benedette le botte in testa di un vecchio babbuino.

di *Francesco Gottardi *
