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title: Il ritorno di Frankestein Junior, geniale creatura pop
description: "Frankestein Junior torna in sala a 50 anni dall’uscita: ripercorriamo le tappe di uno dei film più pop e iconici che il cinema abbia mai visto"
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date: 2024-10-03
modified: 2024-10-04
author: Stefano Faina
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categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema]
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# Il ritorno di Frankestein Junior, geniale creatura pop

![Il ritorno di Frankestein Junior, geniale creatura pop](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/10/frankenstein-junior-milano-620x340-1.jpg)

Frankestein Junior torna in sala a 50 anni dall’uscita: ripercorriamo le tappe di uno dei film più pop e iconici che il cinema abbia mai visto

**Questa storia inizia su un set**. Ma a differenza di quanto si potrebbe pensare, non quello del film del quale stiamo per raccontare la genesi ma di un’altra pellicola: “Mezzogiorno e mezzo di fuoco”.** L’anno è il 1974 e i protagonisti di questa vicenda sono un attore e un regista**. Il primo è Gene Wilder, destinato a divenire uno dei più brillanti interpreti della commedia americana. Il secondo è Mel Brooks, in quel momento già considerato l’uomo che sta rivoluzionando i canoni del genere comico.

Durante una pausa delle riprese, davanti a un caffè, Wilder sottopone a Brooks una sua sceneggiatura. **Al centro vi è la rilettura del “Frankenstein” di Mary Shelley**. Qui però il protagonista non è lo scienziato che cerca di sconfiggere la morte, bensì un suo discendente che non solo non vuole avere nulla a che fare con il suo antenato, ma addirittura se ne vergogna. **Titolo: “Young Frankenstein”**. Dopo un iniziale scetticismo, **Brooks decide di accettare la sfida**. Il progetto viene sottoposto alla Columbia, che però non ne vuole sapere. Qui entra in gioco la figura che fa sì che l’intuizione di Wilder e Brooks prenda forma: si tratta di **Alan Ladd Jr., dirigente della 20th Century Fox, che fiuta le potenzialità dell’idea e con grande lungimiranza la fa finanziare**. Anni dopo sarà sempre lui a sostenere due progetti inizialmente rifiutati dalle *major* come “Blade Runner” e “Star Wars”.

**Una volta ottenuto il via libera, parte la scelta degli interpreti**. Su suggerimento del suo agente, Wilder fa ingaggiare due suoi amici: Marty Feldman, nell’iconico ruolo dell’assistente Igor (che «Si pronuncia Aigor», come recita una celebre battuta del film) e Peter Boyle nel ruolo del mostro. Dietro la macchina da presa, **Brooks fa sfoggio della propria visione con continue citazioni delle precedenti versioni cinematografiche di Frankenstein**, scegliendo il bianco e nero e arrivando addirittura a utilizzare gli stessi oggetti di scena e le medesime ambientazioni del film originale. Ma la genesi di quello che da noi diverrà noto come “Frankenstein Junior” non è stata priva di tensioni.** Brooks e Wilder litigavano spesso per alcuni dettagli della sceneggiatura**, eppure furono proprio questi momenti a plasmare il capolavoro che oggi conosciamo. Il resto è cultura *pop* allo stato puro.

**Le battute e le trovate del film, da cinquant’anni a questa parte, sono entrate nel linguaggio collettivo**. Da «Lupo ululà, Castello ululì» ai nitriti di terrore dei cavalli ogni qual volta viene nominato il personaggio di Frau Blücher, fra un cervello «Abi norme» e un «enorme Schwanzstück», i dialoghi che hanno contribuito a costruire il mito di “Frankenstein Junior” sono oggetto di continue citazioni. Senza dimenticare iconiche scene come quella del balletto fra lo scienziato e la ‘Creatura’ sulle note di “Puttin’ on the Ritz” di Irving Berlin o lo straordinario cameo di Gene Hackman nel ruolo del non vedente che scambia il mostro per un viandante e lo accoglie nella sua capanna, dando vita a una serie di *gag* paradossali.

All’uscita nelle sale “Frankenstein Junior” fu accolto con favore sia dalla critica – che apprezzò la rilettura fatta da Brooks – sia dal pubblico, che ne fece sin da subito una pellicola *cult*.** In occasione dei cinquant’anni dall’uscita, il film tornerà nella sale il 29 e il 30 ottobre in versione 4K**. Per farci ridere ancora e ricordarci che anche la più folle delle imprese alla fine «Si... può... fare!».

*di Stefano Faina e Silvio Napolitano*
