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title: “Il suono di una caduta”, il film di Mascha Schilinski
description: “Il suono di una caduta”, il film della regista tedesca Mascha Schilinski, è stato premiato a Cannes ed è il candidato tedesco agli Oscar 2026
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date: 2026-03-07
author: Edoardo Iacolucci
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/il-suono-di-una-caduta-il-film-di-mascha-schilinski/
categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, film, spettacoli]
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# “Il suono di una caduta”, il film di Mascha Schilinski

![Il suono di una caduta](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/03/Il-suono-di-una-caduta-1024x639.jpg)

“Il suono di una caduta”, il film della regista tedesca Mascha Schilinski, è stato premiato a Cannes ed è il candidato tedesco agli Oscar 2026

**Il suono di una caduta** può essere uno scherzo, un gioco infantile o il presagio di un’antica paura. È proprio in questo slittamento continuo tra leggerezza e tragedia che si annida la forza del nuovo film della regista tedesca **Mascha Schilinski**.

**Il passato non svanisce**. Continua a riecheggiare nelle mura domestiche. Alcune case sembrano infatti custodire il tempo come una ferita sotto l’intonaco.

**“Il suono di una caduta”, premiato a** [Cannes](https://laragione.eu/life/spettacoli/festival-di-cannes-fra-novita-e-mostri-sacri/) **e candidato tedesco agli** [Oscar 2026](https://www.oscars.org/oscars/ceremonies/2026)**, parte da questa idea**. È il racconto di un secolo che respira dentro una fattoria dell’Altmark, nel nord della Germania, e di quattro ragazze separate dagli anni che finiscono per specchiarsi l’una nell’altra. La regista compone un affresco ipnotico e visionario ma soprattutto mette in scena un’opera come fosse un pensiero che soffre di continui stop e sbalzi nel tempo. 

**Quattro ragazze, in epoche diverse, crescono nella stessa fattoria dell’Altmark, nel nord della Germania**. Alma agli inizi del Novecento; Erika negli anni Quaranta; Angelika nella Ddr degli anni Ottanta e poi Lenka, ai giorni d’oggi. Le loro vite non si incontrano mai, eppure si specchiano. La stanza inizialmente vuota si riempie: una palla entra dalla finestra, qualcuno la rincorre, un gesto si ripete, poi un altro ancora. Le azioni si sovrappongono, i percorsi temporali si intrecciano nello stesso spazio. I volti si susseguono, interpretati da un questo cast corale (tra cui Hanna Heckt, Lea Drinda, Lena Urzendowsky e Laeni Geiseler) in cui ogni personaggio porta sulla pelle piccoli e silenziosi tremori più che grandi tragedie dichiarate.

**Quattro traiettorie si sfiorano senza toccarsi, accomunate da piccoli e silenziosi tremori più che da grandi eventi storici**. La vera protagonista però è la casa. È lei a contenere tutto: ferrature di cavalli, cucchiai lasciati sul tavolo, bocche legate per non far entrare le mosche. È lei a suggerire un eterno ritorno di rievocazione nietzschiana, dove ogni gesto sembra ripetersi con minime variazioni. Solamente una mosca fa da connettore temporale: ronza tra le epoche come fosse sempre la stessa, capace di viaggiare nel tempo più di qualsiasi macchina fantastica. 

**Schilinski lavora per stratificazioni visive**. La grana della pellicola ha la dolcezza distante di una vecchia fotografia e come nei dipinti e nelle foto ritoccate dell’artista tedesco Gerhard Richter, dove il passato è sempre sul punto di dissolversi e il presente non è mai chiaro. La macchina da presa, spesso in steadycam (camera direttamente indossata dall’operatore) a volte stenopeica (antica tecnica, con la camera con un piccolo foro senza lente) che produce immagini morbide e sfumate, non è mera tecnica ma diventa un occhio poetico. La pellicola rischia a tratti di risultare confusionaria e di scivolare nel retorico, ma ne fugge un attimo prima di cascarci dentro.

**Molte sono le rievocazioni cinematografiche** - persino di “C’era una volta in America” -, ma il riferimento più sorprendente è forse “Tango” meraviglioso cortometraggio (qualcuno lo ha caricato anche su YouTube) del 1981 di Zbigniew Rybczyński: una stanza vuota che si popola di azioni ripetute e sovrapposte nel tempo. Anche qui lo spazio resta immobile mentre le epoche si accumulano, creando un montaggio interno intrecciato. Ogni dettaglio ha la sua funzione e ogni oggetto è collocato con cura e quindi con amore. Anche con questa densità tematica, il racconto mantiene la grazia nel registrare l’ordinario. Schilinski filma la vita quando va bene e quando tutto sembra crollare.

**Quel che resta non sono le parole ma le sensazioni**. Entrare in quella casa è come farlo in una stanza della memoria. Bisogna riconoscere nei suoi echi qualcosa di personale. Ascoltarli senza distogliere lo sguardo è il primo passo per trasformare il ricordo in coscienza.

di *Edoardo Iacolucci*
