---
title: In viaggio con Bruce Springsteen
description: "Il docufilm \"Road Diary\" non racconta solo il tour mondiale di Springsteen ma anche il mondo che nel 2022 tornò a respirare."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/10/Bruce-Springsteen.jpg
date: 2024-10-23
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/in-viaggio-con-bruce-springsteen/
categories: [Spettacoli]
tags: [musica, spettacoli]
---

# In viaggio con Bruce Springsteen

![Bruce Springsteen](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/10/Bruce-Springsteen.jpg)

In uscita venerdì su Disney+, il docufilm "Road Diary" non racconta solo il tour mondiale di Springsteen ma anche il mondo che nel 2022 tornò a respirare

**In uscita venerdì su Disney+, Road Diary** è un documento non solo sulla preparazione dell’ennesimo, gigantesco tour mondiale di Bruce Springsteen e della E Street Band, ma su un mondo che nel 2022 tornò a respirare. È soprattutto, però, una testimonianza su un modo di fare musica destinato al tramonto.

No, non ci stiamo riferendo al rocker di Freehold, New Jersey, a nostro modesto avviso uno dei grandi poeti del XX secolo americano. Bruce lo ha detto in modo chiaro: “**Non ci sarà mai un tour d’addio **(i Farewell Tour commercialmente un po’ paraculo di tanti), andremo avanti finché ce la faremo”. Punto.
Ci riferiamo alla creazione musicale e a come interpretarne il valore, sull’onda della produzione e del consumo digitale delle arti espressive. La musica più di qualsiasi altra.

Guardare Road Diary riporta a un’epoca straordinaria e fondante. **Quando fare musica, in modo specifico “album” e live, costituiva un processo meticoloso e affascinante dal punto di vista “industriale”**, specchio fedele dei sentimenti e delle scelte personali dell’artista. Del proprio mondo di riferimento e di ciò che pensava della realtà e della possibilità di influenzarla. Senza nessun’ansia di giudizio, possiamo dire che oggi sia ancora così? Che le giovani star sentano questa forma di ispirazione e missione? Domande che vale almeno la pena porsi.

Bruce Springsteen si affacciò sulla scena musicale statunitense nei primissimi Settanta, a valle di un’epoca inimitabile. Concentrata in una manciata di anni fra lo shock collettivo dell’apparizione dei Beatles e l’esplosione del grande rock americano legato alla controcultura dal 1965 in avanti. **La somma di talenti e capolavori di quelle poche stagioni è impressionante e accende più di un rimpianto.**

**Il docufilm in onda su Disney+, come ogni concerto di Bruce, è un viaggio in cui quasi nessuna tappa è esclusa**: quella puramente rock, magari più folk, sperimentale e le venature pop. Pensate a questi due estremi: fra l’album d’esordio (Greetings from Asbury Park) e quello di prima maturazione (Born to Run), passano due anni e mezzo. Artisticamente parlando nulla, ma sono i tempi che trascinarono i Beatles dell’età dell’innocenza ai capolavori della maturità o il già citato rock americano dall’esplosione di metà Sessanta a Woodstock.

Al contempo, **fra Born to Run e oggi passano 49 anni**, un’eternità lungo la quale tanti protagonisti di allora hanno smesso, fatto tutt’altro, sono tornati insieme, hanno ripetuto stancamente se stessi o purtroppo non ci sono più. **Uno dei momenti più intensi di Road Diary è proprio l’interpretazione di Nightshift dei Commodores in ricordo degli amici della band scomparsi, Danny Federici e il grande Clarence Clemons.

Bruce Springsteen c’è sempre stato, facendo cose diverse. Perché se il suo smisurato pubblico è cresciuto con lui non è certo rimasto uguale e l’antico rocker ha musicalmente sperimentato di tutto in un viaggio che non dà mai la sensazione di far intravedere la fine.

Di *Fulvio Giuliani*
