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title: «Io, mio padre e la musica». Cristiano De André racconta Faber
description: "Ieri Fabrizio De André avrebbe compiuto 85 anni. Il figlio Cristiano lo ricorda in questa toccante intervista - \"Quando papà beveva si trasformava\" - e racconta di come la musica li abbia poi avvicinati. Dall'8 marzo sarà nei teatri italiani con De André canta De André"
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date: 2025-02-19
author: Giacomo Chiuchiolo
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/io-mio-padre-e-la-musica-cristiano-de-andre-racconta-faber/
categories: [Spettacoli]
tags: [interviste, musica]
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# «Io, mio padre e la musica». Cristiano De André racconta Faber

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Ieri Fabrizio De André avrebbe compiuto 85 anni. Il figlio Cristiano lo ricorda in questa toccante intervista - "Quando papà beveva si trasformava" - e racconta di come la musica li abbia poi avvicinati. Dall'8 marzo sarà nei teatri italiani con De André canta De André

**Così come il padre Fabrizio, anche Cristiano De André si è sentito nella vita un "Amico fragile", titolo di una delle canzoni più amate del padre e contenuta nell'album Vol. 8 del 1974: «E’ la canzone che forse mi emoziona di più» ci racconta con una punta di commozione. Si è sentito quindi un uomo in fuga dai luoghi comuni, dalla superficialità dei rapporti umani**, dall'ora da dedicare a qualcuno in cui affogare i sensi di colpa. Faber scrisse quel capolavoro in una notte d’estate, ubriaco e stanco di parole vuote. Cristiano la interpreterà ancora a modo suo nel **“De André canta De André best of tour teatrale”**, in partenza dall’8 marzo a Isernia e poi in quasi tutta Italia. 

Un progetto, quello in cui il figlio interpreta le canzoni del padre, iniziato nel 2009: **«Durante il nostro ultimo tour insieme, fu proprio mio padre a chiedermi di dare un nuovo vestito e una nuova vitalità ad alcune delle sue opere, **per poi ripartire insieme con un nuovo tour. Avevo iniziato a pensarci, ma purtroppo è andata come sappiamo... Dopo qualche anno, però, ho trovato il coraggio di realizzare il suo desiderio per conto mio». Il risultato sono quattro album dal vivo intitolati** ‘De André canta De André’**, in cui Cristiano in qualche modo tramanda le parole di suo padre: «Ha sempre cercato di denunciare l'ingiustizia e l'ipocrisia del potere e della guerra, mettendo in luce le vicende delle minoranze emarginate e perseguitate. **C’è un filo rosso che lega le canzoni di mio padre dalla prima all’ultima: la coerenza, l'aspirazione alla giustizia e la visione di chi sceglie sempre di stare al fianco degli ultimi e degli esclusi. **Era convinto che esistesse un modo di vivere senza dolore. Ci ha insegnato che non ci sono poteri buoni e che solo l’amore, la compassione e il riconoscersi nel più debole possono salvare l’uomo e, di conseguenza, il mondo intero».

Responsabilità non da poco maneggiare opere del genere. E infatti la prima volta sul palco ha avuto paura: «Temevo che i nuovi arrangiamenti non piacessero al pubblico. Fortunatamente, più di cinquemila persone erano lì ad aspettarci e ad applaudirci: fu davvero un trionfo”. E pensare che prima di diventare musicista papà Fabrizio lo avrebbe voluto veterinario: «Quando voleva che studiassi veterinaria e non musica abbiamo vissuto anche momenti difficili e di incomprensione. **Voleva proteggermi dalla fatica e dalle difficoltà che avrebbe comportato il confronto con lui. Ma la mia passione per la musica era troppo forte**, e non l'avrei mai abbandonata per nulla al mondo. Con il tempo, si è reso conto che avevo una determinazione molto forte. Fu così che mi iscrisse al Conservatorio Niccolò Paganini di Genova per studiare violino».

Che padre è stato Fabrizio De André? «Non ci vedevamo spesso, ma ogni volta che succedeva, amavo trascorrere il tempo con lui, passando le serate a L'Agnata a suonare e cantare. Quei momenti si concretizzarono anche dal vivo. Il nostro rapporto direi che era ottimo, specialmente durante l’ultimo tour, quando abbiamo avuto più occasioni per trascorrere del tempo insieme e ritrovarci». Il periodo più caro a Cristiano: «Avrei voluto continuare il tour di Anime Salve, dove ci eravamo avvicinati e avevamo iniziato a conoscerci meglio. Mi sarebbe piaciuto continuare a parlare con lui, ascoltare qualche segreto sulla sua scrittura e ricevere consigli utili per il mio percorso musicale e personale». **Ma stargli accanto non è stato sempre facile: «Soprattutto negli anni in cui beveva. L'alcol trasformava il suo carattere: diventava irascibile, polemico, urlava ed era sempre molto nervoso. **Per fortuna, grazie a una promessa fatta a suo padre sul letto di morte, smise di bere. Da quel momento la sua vita cambiò in meglio, e così anche la nostra». Una vita a rincorrersi: tanto lavoro (Faber scriveva soprattutto di notte) e poche carezze. Il lieto fine è arrivato col tempo, padre e figlio che si ritrovano e si capiscono. Ancora oggi, grazie alla musica. 
