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title: Quel sogno impossibile di Jacques Brel
description: Ripercorriamo il percorso artistico del cantautore belga Jacques Brel, che con le sue opere ci ricorda come il ricongiungersi a quella «stella inaccessibile» sia il sogno impossibile, il segreto e il fine di ogni uomo.
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date: 2022-07-30
author: Alberto Fraccacreta
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/jacques-brel-canzoni-e-percorso/
categories: [Spettacoli]
tags: [cultura, Evidenza, musica, spettacoli]
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# Quel sogno impossibile di Jacques Brel

![le canzoni di jacques brel](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/07/Evidenza-sito-8.png)

Ripercorriamo il percorso artistico del cantautore belga Jacques Brel, che con le sue opere ci ricorda come il ricongiungersi a quella «stella inaccessibile» sia il sogno impossibile, il segreto e il fine di ogni uomo.

Quand’era adolescente, Jacques Brel studiò in una scuola cattolica e fece parte del gruppo scout di Schaerbeek, un Comune nei pressi di Bruxelles dove nacque nell’aprile del 1929. Il suo destino era, però, lontano dal Belgio: negli anni Cinquanta, infatti, si trasferisce a Parigi e lì raggiunge il successo ottenendo** il disco d’oro per la canzone “Le Diable (ça va)”, contenuta nell’album d’esordio “Jacques Brel et ses chansons”** (1954). Tre anni più tardi avviene la **consacrazione con “Quand on n’a que l’amour”** e quei suoi versi finali di pace cosmica che preannunciano i movimenti di controcultura e il Sessantotto: «Quando si ha soltanto l’amore / per parlare ai cannoni / e nient’altro che una canzone / per convincere un tamburo, / allora soltanto con / la forza di amare / avremo nelle mani / il mondo intero, amici».

Poeta *engagée*, impareggiabile paroliere ma anche attore e regista, Brel è universalmente riconosciuto – assieme a Georges Brassens – come il più grande cantautore francofono del secolo scorso, capace di utilizzare melodie molto diversificate tra loro e soprattutto di passare con eguale vigore espressivo dall’analisi della società ai margini (“Jef”, “La Chanson de Jacky”) a un sentimentalismo dolce e corrosivo (“Mathilde”, “La Chanson des Vieux Amants”, “Ne me quitte pas”) fino alla fierezza patriottica d’afflato civile (“La la la”). Enrico De Angelis – nell’articolo “Le mal de Paris. Influenza della canzone francese su quella italiana”, apparso sulla rivista “Trasparenze” nel 2004 – dichiara con giusta enfasi: «In Paoli, Tenco, Gaber, Endrigo, Lauzi, De André, Guccini, Vecchioni e in altri ancora c’è molto o un po’ di Brel».

Come per un cavaliere del ciclo arturiano alla strenua ricerca del Santo Graal, per lo *chansonnier* ciò che conta davvero è la *quête*. Ogni cosa si compie nel viaggio stesso dei sensi e dello spirito. Forse residuo mnestico della sua formazione cattolica (nella struggente “Mon enfance” dice: «E la mia infanzia è scoppiata / quando arrivò l’adolescenza / e il muro di silenzio / un mattino si spezzò: / fu il primo fiore / e la prima ragazza, / la prima graziosa / e la prima paura»), **la *****quête* si manifesta nella poetica breliana attraverso metafore immaginifiche e altamente concentrate, però sempre codificate in un linguaggio semplice, quotidiano.**

La modernità dei suoi testi, graffiati dalla erre arrotata e dalla voce profonda del fumatore, risiede proprio nella descrizione del desiderio in tutte le sue varianti, come accade nell’omonima canzone “La quête”, dai toni larvatamente surrealistici: «Sognare un sogno impossibile, / recare il dolore degli addii, / bruciare di una febbre probabile, / andarsene là dove non va nessuno. / Amare fino a spezzarsi: amare, / anche troppo, anche male. / Cercare, senza forza né armi, / di raggiungere la stella inaccessibile. / Questa è la mia strada, / seguire la stella, / non m’importano le chances, / non m’importa il tempo, / o la disperazione». Con una dizione quasi leopardiana Brel – sepolto accanto a Gauguin nelle Isole Marchesi – **ci ricorda che il ricongiungersi a ****quella**** «stella inaccessibile» è sogno impossibile e il segreto e il fine dell’uomo.**

Di *Alberto Fraccacreta*
