---
title: "Jeff Buckley: una goccia pura in un oceano di rumore"
description: "Buckley morì giovanissimo per una fatalità. Fu l'ultima congiunzione tra un cantautorato che non c'era più e il rock del nuovo millennio."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/Evidenza-sito-19.png
date: 2021-11-16
author: Federico Arduini
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/jeff-buckley-una-goccia-pura-in-un-oceano-di-rumore/
categories: [Spettacoli]
tags: [musica, rock]
---

# Jeff Buckley: una goccia pura in un oceano di rumore

![Buckley](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/Evidenza-sito-19.png)

## Un ricordo della voce dell'indimenticabile Hallelujah. Scomparso giovanissimo per una tragica fatalità, ultimo tassello di congiunzione tra un cantautorato che non c'era più e il rock del nuovo millennio.

Sarebbero stati 55 gli anni di **Jeff Buckley** oggi, se in quella sera del maggio 1997 non avesse deciso di tuffarsi in un affluente del** Mississippi** come aveva fatto altre volte. L’ultima cosa che fece fu canticchiare, mentre nuotava tranquillo, il ritornello di "Rock n Roll" dei **Led Zeppelin.** Poi un traghetto che passava sul fiume, forse la corrente, una risacca, e di lui non si seppe più nulla fino a quando il suo corpo non fu ritrovato sotto un ponte, tra i rami, vicino a **Memphis**. **Il Mississippi e Memphis, il blues e il rock**.

Quando si ripercorrono le carriere di artisti come quella di **Buckley**, stroncate troppo presto, si tende spesso e volentieri a volerci ricamare sopra, a volerli descrivere e liquidare come artisti maledetti. Come? **Ricercando messaggi e tracce nella loro produzione musicale, nei testi e nelle atmosfere delle loro canzoni, rigorosamente a posteriori.** Basterebbe pensarci un attimo per capire quanto sbagliato sia prendere automaticamente per autobiografico quello che un artista canta, considerare quell’universo che viene messo in scena come un doppio del suo universo interiore.

**L’equazione è più spesso fallace che veritiera**. Nel caso di Jeff poi, morto dopo aver dato alla luce una pietra miliare come “Grace”, perché fu il suo primo e ultimo album. La granitica certezza che non sarebbe uscito con un album completamente diverso, dalle tonalità allegre e cantando di tutt’altro, nessuno la può avere. Disse **Bono** di Buckley che fu come “una goccia pura in un oceano di rumore”. **La metafora calza.**

### La musica di Buckley

Erano gli anni del **grunge**, del gridare in faccia al mondo il proprio disgusto e disagio, tra chitarre distorte e sonorità cupe, quando uscì “**Grace**”.

Di quell’universo Jeff prese l’attitudine e lo seppe declinare in un sound figlio di stili diversi, dal blues rock dei Led Zeppelin, scoperto grazie al patrigno, fino al folk che gli scorreva nelle vene: Il padre **Tim Buckley**, grande folk Singer, incontrato poco più di una manciata di volte e morto d’overdose nel ’75, rimase nella sua vita uno spettro **con cui dovette confrontarsi sempre**. Dalla title track all’immortale versione di “Hallelujah”, da “Mojo Pin” a “Last Goodbye”, Grace si dimostra all’ascolto ancora oggi come un disco senza tempo, con l’immortale voce di Jeff a farci chiedere una volta di più “chissà cosa avrebbe potuto fare ancora”. 

Di certo c’è che fu l’ultimo tassello di congiunzione tra un cantautorato che già non esisteva più e la musica che sarebbe venuta dopo. 

 di *Federico Arduini*
