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Quando Joan Baez scrisse una dolente canzone per Bob Dylan

Il Greenwich Village fu un luogo d’incontro per gli artistoidi beat, bizzarri e ingegnosi. Anche Joan Baez, celebre sorella della sfortunata Mimi, e Bob Dylan si conobbero in uno dei locali più gettonati del Village, il Gerde’s Folk City. La storia d’amore raccontata in “Diamond & Rust”

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Nell’agosto del 1963 la diciassettenne Mimi Baez sposò lo scrittore e cantautore irlandese-cubano Richard Fariña a Portola, in California. Testimone di nozze è il giovane Thomas Pynchon, il grande recluso dei romanzieri americani. Pynchon aveva appena pubblicato “V.”, l’esordio più fulminante che la letteratura mondiale abbia conosciuto. Un gustoso aneddoto di quel periodo ritrae il geniale newyorkese in fuga da un albergo di Città del Messico, su un autobus sciancato diretto alle montagne, a causa di un giornalista importuno (Salinger era, al confronto, una persona socievole).

Il Greenwich Village fu un luogo d’incontro per tutti questi artistoidi beat, bizzarri e ingegnosi. Anche Joan Baez, celebre sorella della sfortunata Mimi, e Bob Dylan si conobbero in uno dei locali più gettonati del Village, il Gerde’s Folk City. Lei era già sulla «cresta dell’onda» (per utilizzare un’espressione pynchoniana), il menestrello sembrava un po’ impacciato, alle prime armi, con una voce sciropposa e decisamente non al top dell’intonazione. A Bob cadde l’occhio su Mimi, ma Joan lo invitò all’importante Newport Folk Festival: cantarono insieme “With God on Your Side” e il pubblico capì che quello spettinato «montanaro urbano» (la «follia» del leggendario produttore della Columbia, John Hammond) aveva del talento. Iniziano così una fervida collaborazione artistica e un legame amoroso in cui sarà la Baez a essere ferita dal dardo di Cupido. Dylan oscillava infatti tra Suze Rotolo, la fanciulla attivista che lo stringe a sé nella copertina di “The Freewheelin’”, e Sara Lownds, incontrata per caso nei vicoli di New York mentre guidava con temeraria spericolatezza la sua MG. Bob sposerà quest’ultima nel novembre del 1965, interrompendo a sorpresa il tour “elettrico”. A Sara è sicuramente dedicata la sterminata ballata “Sad-Eyed Lady of the Lowlands” (presente in quel capolavoro della musica rock che è “Blonde on Blonde”) mentre non è chiaro se “She Belongs to Me” e “Visions of Johanna” siano rivolte alla Baez o, addirittura, alla Rotolo.

In ogni caso, Joan ci rimase male (la fine della relazione è narrata nel documentario del 1967 “Dont Look Back” di D. A. Pennebaker). Senonché, dopo un decennio – novembre 1974 – squilla il telefono. È Dylan che, dopo un lungo silenzio, chiede se può leggerle “Lily, Rosemary and the Jack of Hearts” (poi compresa in “Blood on the Tracks”). L’usignolo del folk risponde con un pezzo di rara tristezza, un vero colpo al cuore, “Diamonds & Rust”: «E mi ritornano in mente i tuoi occhi / che erano più blu delle uova di pettirosso. / Dicevi che la mia poesia era scadente. / Da dove stavi chiamando? / Una cabina nel Midwest. / Dieci anni fa / ti comprai una coppia di gemelli, / anche tu mi portasti qualcosa: / sappiamo entrambi cosa portano i ricordi, / portano diamanti e ruggine». Durante il “Rolling Thunder Revue” Dylan chiese alla Baez se avesse intenzione di cantare la «canzone sulle uova di pettirosso e i diamanti». «Quella che ho scritto per mio marito…». «Per tuo marito?», domandò esterrefatto Bob. «Certo. Per chi credevi che l’avessi scritta?».

 

Di Alberto Fraccacreta

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