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title: "Joe D&#8217;Amato fu molto più che un regista porno"
description: "Venticinque anni fa ci lasciava Aristide Massaccesi, meglio conosciuto come Joe D'Amato. Dedicò la sua vita al grande schermo."
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date: 2024-05-12
modified: 2024-05-13
author: Massimo Balsamo
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/joe-damato-fu-molto-piu-che-un-regista-porno/
categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, spettacoli, storia]
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# Joe D&#8217;Amato fu molto più che un regista porno

![Joe D'Amato](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Joe-DAmato.jpg)

Venticinque anni fa ci lasciava Aristide Massaccesi, meglio conosciuto come Joe D'Amato. Dedicò la sua vita al grande schermo, tra sperimentazione e innovazione

L’etichetta è uno dei più grandi mali dell’arte. Una carriera viene spesso giudicata in base a un periodo, a un film, se non a una dichiarazione controversa. Il nadir del buonsenso. **Venticinque anni fa ci lasciava Aristide Massaccesi**, meglio conosciuto come **Joe D’Amato**, ma la stampa nostrana non riservò la giusta e meritata attenzione all’addio di un grande maestro di cinema, soffermandosi quasi soltanto sulle sue scorribande nel mondo del porno. Produttore, regista, autore, elettricista, operatore e direttore della fotografia: **una vita per il grande schermo tra sperimentazione e innovazione**, senza mai risparmiarsi.

Non è un caso che ancora oggi tanti giovani cineasti considerino Joe D’Amato come un **punto di riferimento**, emblema di ricerca e di passione. «Quello che abbiamo sempre cercato di fare è stato dare al pubblico quello che il pubblico voleva. Con passione ed entusiasmo. E senza un filo d’ipocrisia» era il mantra di D’Amato, uomo dai mille pseudonimi con centinaia di film realizzati. Classe 1936, romano doc, mosse i primi passi da giovanissimo grazie al padre (apprezzato capotecnico) e arrivò a lavorare dietro la macchina da presa come aiuto regista di Jean-Luc Godard per “Il disprezzo” e come operatore alla macchina di Michele Lupo per “Concerto per pistola solista”. L’esordio nel 1972 con “Scansati... a Trinità arriva Eldorado”, uno spaghetti western comico firmato dal produttore Diego Spataro (come gli altri due film successivi). **D’Amato iniziò a girare cinque-sei film all’anno**, spesso alternando una pellicola di giorno e l’altra di notte, sempre con gli stessi attori; ritmi impressionanti anche per colleghi iper prolifici come Jess Franco e Woody Allen. Uno dei suoi tratti distintivi fu la capacità di spaziare fra i generi, spesso all’interno dello stesso film: dagli spaghetti western al ‘decamerotico’, passando per l’horror granguignolesco e il porno estremo. Basti pensare a “Emanuelle e Françoise”, realizzato nel 1975, un thriller erotico con alcune scene di cannibalismo.

Il grande successo arrivò a metà anni Settanta con “**Emanuelle nera - Orient Reportage**”, sequel di “Emanuelle nera”: D’Amato diresse altri quattro film e trasformò la serie in un successo. Un mix di avventura, erotico e cannibal movie, con lo straordinario contributo dell’attrice indonesiana Laura Gemser. D’Amato non si pose limiti, rifiutò il compromesso sfruttando l’ondata di liberazione sessuale e il progressivo indebolimento della morsa della censura. Certo non mancarono le denunce per associazione a delinquere finalizzata alla pornografia, ma il cineasta tirò dritto e alla fine degli anni Settanta optò per la svolta gore: da **“Buio omega”** a **“Rosso sangue”**, esplosioni di sangue apprezzatissime dagli amanti del genere. O ancora “Antropophagus”, cannibal movie metropolitano con sequenze non adatte ai più sensibili ma anche con una fotografia suggestiva, degna del grande cinema.

**Il porno rimase sempre sullo sfondo**, non tanto per passione quanto per interesse: grazie ai soldi guadagnati con le pellicole hot aveva la possibilità di realizzare nuovi film horror e thriller con la sua Filmirage, più una factory che una casa di produzione. E il D’Amato produttore è sempre stato poco celebrato, purtroppo: fu lui a lanciare Michele Soavi e Claudio Fragasso, a scommettere sul maestro del poliziottesco Umberto Lenzi e a rendere possibile l’ultimo film dell’indimenticabile Lucio Fulci, “Le porte del silenzio”. Un artigiano a tutto tondo: oltre il porno c’è di più, molto di più.

Di *Massimo Balsamo*
