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title: La dolce Carolina che appartiene a tutti
description: Sweet Caroline di Neil Diamond viene cantato dai tifosi. Il popolo americano ha la capacità di trasformare cultura in monumento.
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date: 2021-12-21
author: Paolo Fusi
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/la-dolce-carolina-che-appartiene-a-tutti/
categories: [Spettacoli]
tags: [musica]
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# La dolce Carolina che appartiene a tutti

![La dolce Carolina che appartiene a tutti](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/12/Neil-Diamond.png)

"Sweet Caroline", l’inno di Neil Diamond, viene oggi cantato dai tifosi di ogni sport. Il popolo americano ha un'incredibile capacità di trasformare la cultura in un monumento.

**Neil Diamond** racconta di aver visto **in tv la figlia del presidente Kennedy**, nel **1969**, festeggiare sorridente il proprio compleanno, cavalcando di fronte alla famiglia. Il cantautore newyorkese è appena uscito dal divorzio con la prima moglie ed è felicemente innamorato di **Marsha**, che lavora negli studi di registrazione dell’**Atlantic**. **Diamond** è già famoso, ha alle spalle **tre canzoni nella Top Ten** e sta preparando **un disco nuovo**.

Racconta di aver visto quella ragazzina sorridere di fronte alla sua adolescenza, felice di quel momento nonostante l’orrore che aveva alle spalle, e di essersi sentito **ispirato a scrivere un testo sulla felicità e sulla fiducia nel futuro**. **Quello di Caroline Kennedy e il suo**. La canzone diventa parte della scaletta usuale dei concerti. Ma accade qualcosa di unico. La squadra di baseball newyorkese dei **Red Sox** fa suonare il brano nelle pause di gioco e il pubblico, spontaneamente, inizia a gridare in coro «po-po-poo» e «so good-so good» nelle pause con cui è stato costruito il ritornello. Nessuno ricorda più quando tutto ciò sia iniziato.

Si sa solo che, negli **anni Novanta**, l’uso di “**Sweet Caroline**” per festeggiare la propria squadra di baseball, di hockey e di football americano si è estesa a diverse città americane, intonata dopo l’inno nazionale che, tradizionalmente, apre le partite dello sport professionistico Usa. La canzone è una marea inarrestabile. In quasi tutte le università americane e canadesi i laureandi iniziano a cantarla in coro durante la cerimonia della consegna dei diplomi.

**“Sweet Caroline” sbarca in Europa** e diviene il coro dei tifosi di diverse squadre di calcio – una su tutte la nazionale dell’Irlanda del Nord che, contro ogni pronostico, si è qualificata per la fase finale della Coppa Europa del 2016. Nel 2013, dopo l’attentato alla Maratona di Boston, Neil canta la canzone alla cerimonia in memoria dei caduti e dona le royalty future alla fondazione per le vittime degli attentati. Oltre mezzo secolo dopo la sua pubblicazione, la canzone continua infatti a vendere decine di migliaia di copie all’anno. **Nei concerti lui però non la canta più**: **l’ultima volta** è stata **al cinquantesimo compleanno di Caroline Kennedy**, tra la commozione di tutti.

Non ho grande simpatia per l’America, ma devo ammettere che il suo popolo ha un’incredibile capacità di **trasformare la cultura in un monumento** e di farlo cantando tutti insieme per celebrare il proprio straordinario senso di appartenenza. **Non è nazionalismo, come in Europa, ma qualcosa di più**: una sensazione vera di fratellanza che ci insegna qualcosa di utile, come dimostrano i meravigliosi cori che salutano la squadra di calcio della Roma che scende in campo e che, nonostante la proibizione della Federcalcio, provocano oramai un ritardo del fischio d’inizio, fin quando i romanisti non abbiano finito di cantare la gioia di essere tali.

 

di *Paolo Fusi*
