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Margaret Bourke-White e la mostra “Prima, donna”

Ancora per due mesi, fino al 29 agosto, si terrà presso il Palazzo Reale di Milano “Prima, donna”, la mostra di fotografie di Margaret Bourke-White, fotoreporter statunitense e sguardo vigile sui grandi avvenimenti del ‘900. 
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Margaret Bourke-White e la mostra “Prima, donna”

Ancora per due mesi, fino al 29 agosto, si terrà presso il Palazzo Reale di Milano “Prima, donna”, la mostra di fotografie di Margaret Bourke-White, fotoreporter statunitense e sguardo vigile sui grandi avvenimenti del ‘900. 
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Margaret Bourke-White e la mostra “Prima, donna”

Ancora per due mesi, fino al 29 agosto, si terrà presso il Palazzo Reale di Milano “Prima, donna”, la mostra di fotografie di Margaret Bourke-White, fotoreporter statunitense e sguardo vigile sui grandi avvenimenti del ‘900. 
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Ancora per due mesi, fino al 29 agosto, si terrà presso il Palazzo Reale di Milano “Prima, donna”, la mostra di fotografie di Margaret Bourke-White, fotoreporter statunitense e sguardo vigile sui grandi avvenimenti del ‘900. 
“Prima, donna” non è solo un’esposizione fotografica, ma una biografia vivissima di una donna incredibile e, insieme, la testimonianza di un’epoca, forse tra le più ricche di tutta la storia, attraverso scatti che hanno segnato la visione sul mondo. Così, la fotografia si intreccia con la vita di Margaret Bourke-White e il racconto di anni intensissimi, quelli delle Grandi Guerre e dei personaggi che hanno fatto la storia.    

Margaret Bourke-White, vita e fotografia

Margaret Bourke-White è nata a New York nel 1904 e, fin dai suoi vent’anni iniziò a scattare per lavoro. Cominciò con delle foto commerciali in contesti industriali; acciaierie, fonderie, la potenza del progresso.  Quasi immediatamente si rese conto anche dell’altra faccia di questo mondo, fatta di lavoratori e ambulanti, di bambini cresciuti in fretta e di anziani dalle rughe scavate. Iniziò a scattare foto anche a loro, protagonisti inosservati del sogno americano e della sua discesa con la Grande Depressione, senza giudizi né moralismo. Nasce in Margaret la necessità di riprendere la società in modo quanto più diretto e reale, con quelli che oggi chiameremmo reportage, ma che la fotografa descrisse semplicemente come “la capacità di cogliere dei particolari rivelatori di una storia da raccontare”.  Nel 1936 Margaret viene chiamata come fotografa per una nuova rivista, Life, e la sua attività diventa sempre più importante. Inizia a viaggiare per lavoro, fino a ritrovarsi come unica testimone e la sola persona ad avere il permesso di scattare foto in URSS e al suo capo del governo, Iosif Stalin La carriera della Bourke-White si riempirà di primati e unicità; sempre nel luogo adatto al momento adatto, Margaret sarà l’ultima giornalista a incontrare Gandhi prima del suo assassinio, testimonierà i bombardamenti sopra la Russia e l’invasione tedesca in Cecoslovacchia, la guerra di Corea, l’apertura del campo di concentramento di Buchenwald, l’Apartheid in Sudafrica.  Avventurosa e indomabile, rallenterà la sua attività reportagistica solo a causa di un male invincibile, il morbo di Parkinson, contro il quale combatterà fino alla morte avvenuta nel 1971.    Nell’esposizione di Palazzo Reale, che rientra nel programma “I talenti delle donne” promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, si possono osservare più di cento suoi scatti, intervallati da pensieri e citazioni dalla biografia di Margaret, e si può assistere a un breve documentario intervista. Il prezzo intero della mostra è 14 euro, ma ci sono numerosi riduzioni, come ad esempio utilizzando il Bonus cultura.  

Margaret Bourke-White e il giornalismo 

Un altro aspetto che stupisce di Margaret è la sua assoluta devozione alla fotografia e alla testimonianza; consapevole del suo lavoro e del ruolo che si era costruita nel mondo, considerò la sua attività una sorta di missione.  Dopo aver scattato le fotografie della Cecoslovacchia occupata dai tedeschi nel ’38, credette che la sua macchina, e in generale l’attività giornalistica, avrebbero potuto salvare le democrazie estremamente vulnerabili di quegli anni. 
“Sono fermamente convinta che il fascismo non avrebbe preso il potere in Europa se ci fosse stata una stampa veramente libera che potesse informare la gente invece di ingannarla con false promesse”.
  Quando invece venne chiamata a lavorare per la nuova rivista Life, di cui la prima copertina della storia è sua, disse: “Nulla è più eccitante di contribuire alla creazione di un nuovo giornale” e noi de La Ragione, lanciata appena un mese fa, non possiamo che concordare.    di Sara Tonini  

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