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title: "La serie &#8220;Hanno ucciso l&#8217;Uomo Ragno&#8221;, un tuffo negli anni ’90"
description: “Hanno ucciso l’Uomo Ragno - La leggendaria storia degli 883” (disponibile su Sky e Now Tv) si è rivelata una serie adorabile e magnetica
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date: 2024-10-25
modified: 2024-10-26
author: Federico Bosco
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/la-serie-hanno-ucciso-l-uomo-ragno-un-tuffo-negli-anni-90/
categories: [Spettacoli]
tags: [musica, Musica italiana, serie tv]
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# La serie &#8220;Hanno ucciso l&#8217;Uomo Ragno&#8221;, un tuffo negli anni ’90

![Hanno ucciso l'Uomo Ragno](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/10/Hanno-ucciso-lUomo-Ragno.jpg)

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2023-04-23 11:00:05

2023-04-23 09:00:05

Max Pezzali ha l'innata capacità di mettere tutti d'accordo. Così si spiega l'incredibile successo di Max30 

Lunedì scorso, ad applaudire Max Pezzali al Forum di Assago, alle porte di Milano, c’erano anche mamma Alba e papà Sergio. Lo avranno visto dal vivo decine di volte in 30 anni di carriera che il cantante celebra ora in un tour di sole hits "Max30".  Due ore e trenta in cui anche chi non ha mai comperato un suo disco è “condannato” a cantare tutto il tempo, perché le sue canzoni sono tutte famose. 

13mila persone che urlano all’unisono il nome di tuo figlio sono un’onda d'affetto a cui non ci si abitua mai. Incredulità e orgoglio, forse persino un pizzico di vergogna nel ripensare a tutte quelle volte che gli avranno detto “Massimo, che ti sei messo in testa?! Serve avere le conoscenze giuste”. La ragione, alla fine, l'ha avuta lui. Anche perché la conoscenza giusta è arrivata praticamente subito, nella figura di Claudio Cecchetto che all'epoca aveva già sotto la sua ala un giovane Fiorello che faceva le imitazioni a Radio Deejay in coppia con Amadeus e Marco Baldini e uno sbarbato Jovanotti che faceva impazzire orde di ragazzine al ritmo di “Gimme 5, all right”. Poi c’erano loro, questi due giovani che si erano conosciuti in un liceo del pavese, Massimo Pezzali e Mauro Repetto, gli 883, come la cilindrata del loro modello preferito di Harley Davidson.

Nel primo disco, oltre alla canzone che li consacrò in tutta Italia (“Hanno ucciso l’uomo ragno”), “ce n’era anche una  per cui nessuno ci avrebbe dato due lire” raccontava divertito Pezzali dal palco. Si sbagliavano tutti, perché “Non me la menare”, assieme a “Te la tiri”, divenne uno dei brani più passati in radio. Le ha cantate entrambe in un medley che ha sbloccato un fiume di ricordi tra il pubblico più over: “Avevamo 15 anni - sbraita una donna sulla quarantina verso l’amica che sul capo porta una fascia gialla su cui campeggia la scritta “Max 30” - Il nostro primo concerto, quando c’era ancora il tizio che ballava dietro”. Il tour ha fatto registrare il tutto esaurito ovunque e basta guardarsi attorno per capire il perché. Max Pezzali riesce a mettere tutti d’accordo, giovanissimi e persone che hanno superato la 50ina. Come lui, che di anni ormai ne ha 56, anche se sembra lo stesso di un tempo, solo con meno capelli. Si muove poco, forse perché quei disturbi all’anca che lo tengono lontano dalle corse in motocicletta. Ma canta tantissimo. “Con un deca non si può andar via, non ti basta neanche in pizzeria” intona mentre sul grande schermo dietro al palco scorrono le immagini di un’epoca nemmeno troppo lontana che pure sembra arrivare dalla preistoria ormai. Oggetti come il telefono arancione delle cabine della SIP, il walkman, gli anni del grande Real, di Happy Days e di Ralph Malph. 

Tre decadi in cui Pezzali è riuscito a rimanere fedele a sé stesso, raccontando sentimenti universali come l’amicizia e l’amore, usando all’occorrenza anche la chiave dell’ironia. Difficile elencare tutte le canzoni che sono entrate di diritto nella storia della musica italiana: da “Come mai” a “Sei un mito”, da “Nord Sud Ovest Est” a “Rotta per casa di dio”, da “Gli anni” a “La dura legge del gol”. Canzoni che sono un racconto, uno scorcio su usi e costumi degli italiani, narrati con un linguaggio sempre attuale, a volte persino leggero che però non ha mai trascurato l’importanza dell’uso delle parole, parole in cui tutti potessero riconoscersi. E’ stato furbo?  Forse, ma soprattutto è stato bravo.

Di Ilaria Cuzzolin

I tanti meriti di Max Pezzali

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2023-04-23 15:39:23

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2022-07-17 13:07:58

2022-07-17 11:07:58

Dopo 30 anni, Max Pezzali torna a colorare e riempire San Siro dell'ingenua spontaneità di Millennial e Gen X (e forse anche di una parte di Boomer) fieri ma al tempo stesso malinconici

Quando alla radio negli anni ‘90 si ascoltavano gli 883 la cassetta vuota era già nella radio e il più vicino al tasto REC saltava per premerlo il più veloce possibile e non perdere nemmeno un secondo di registrazione sulla musicassetta da ri-ascoltare nel walkmann.

A distanza di pochi anni dal successo di quell’Uomo Ragno (’92) che continua a far saltare migliaia di persone e che presto diventerà il titolo di una serie tv Sky dedicata proprio alla storia di Max Pezzali e Mauro Rapetto, gli 883 si raccontavano nel film Jolly Blu (1997) sullo sfondo della realtà provinciale di un’Italia ingenua ma ricca, che tuttavia stava stretta a tutti i giovani che, ieri come oggi, sentivano il mormorio e le grida di “Questa casa non è un albergo” nelle voci di genitori classicamente autorizzati a richiamare un’adolescenza da loro ormai dimenticata.

Nel mentre le radio diventano stereo e il CD prendeva il posto della musicassetta diventando oggetto di desiderio da custodire. Per chi scrive, Gli Anni (1998) è stato il primo CD pronto per essere ascoltato ed inaugurare quello stereo condiviso con fratelli e sorelle più grandi, gelosamente pronti ad alternare l’ascolto della canzone preferita dell’album. Impossibile scegliere perché ogni brano degli 883 racconta i dettagli di chi di anni ne aveva solo 10 e di chi ne aveva 15 o più, accompagnando l’amarezza del dover tornare a casa senza fare tardi, a quella dei primi amori che, come sfondo, avevano le uscite in motorino, sempre in due. Perché in due non ci si poteva andare.

Dopo 30 anni, Max Pezzali torna a colorare e riempire San Siro dell'ingenua spontaneità di Millennial e Gen X (e forse anche di una parte di Boomer) fieri ma al tempo stesso malinconici verso quegli anni pieni di quella voglia di credere che un giorno te ne andrai di qui. Perché il qui non era solo la piccola provincia italiana con due discoteche e 106 farmacie, ma piuttosto l’insieme di sogni, speranze e voglia di diventare grandi quando grandi non lo si era per niente.

Max Pezzali 3.0 è la voglia di sentire il cuore battere e di saltare al ritmo di una lunga estate caldissima, di tenere quel tempo temuto e vissuto che non tornerà ma che ci ha portato qui, a piangere sulle note di ‘Eccoti’ perché dalla vita davvero non immaginavi tanto, consapevoli che le lacrime versate per gli amori difficili di quegli anni e i pensieri che ci hanno fatto arrancare su un Peugeot in salita, sono servite ad insegnarci che nella vita tutto va come deve andare.

Ma anche a sentire che per ogni giorno ogni istante ogni attimo che sto vivendo, il Grazie Mille va anche un po’ a te, Max!

 

Di Martina Fiore

Max Pezzali 30 anni dopo

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2023-10-17 17:00:01

2023-10-17 15:00:01

Mauro Repetto, autore, fondatore e danseur del duo pop di successo gli 883 era semplicemente fuggito

Ricordo ancora le leggende che giravano sul suo conto: si diceva fosse diventato barbone, c’era chi giurava di averlo visto vestito da Orso Yoghi alla Disneyland parigina, chi pensava fosse stato invece divorato dalla droga, altri invece lo davano per ricoverato e sedato in una clinica psichiatrica. Niente di tutto questo. Mauro Repetto, autore, fondatore e danseur del duo pop di successo gli 883 (l’altro membro, lo sappiamo, è Max Pezzali) aveva fatto ben altro: era semplicemente fuggito. Evaso da un sogno sbagliato, diventato poi un incubo. Una scelta difficile, coraggiosa, direi incredibile.

Pensatevi ricco, all’apice della fama, corteggiato da belle ragazze, adorato da case discografiche e tv, avvolto dall’abbraccio sempre caldo del pubblico. Poi, di botto, vi accorgete che non va bene, che tutto questo non vi riguarda, che vi siete allontanati da quella strada che avevate deciso di percorrere: quella della felicità. E quindi rinunciate a tutto. Sembra impossibile, ma non per un cacciatore di sogni. Mauro Repetto congeda così quel paradiso di ventenne: «Vado a Miami, non so se torno». Stop.

Nelle sue pubbliche confessioni (affidate alla mano esperta di Massimo Cotto, “Non ho ucciso l'uomo ragno”, Mondadori editore), l’ex biondino degli 883 ripassa al setaccio quell’incredibile avventura musicale intercettata e modellata dal genio visionario e re Mida del pop italiano, Claudio Cecchetto: Pavia, la vita di provincia, una coppia di amici (Mauro e Max) che si ritrovano in dialoghi nonsense, si autoghettizzano da amicizie affettuose ma prevenute, si recludono in cantina per seminare canzoni e sognare insieme. Un particolare: non sanno suonare strumento musicale alcuno. Proprio nessuno. Rubano frame strumentali (all’epoca non era vietato) da alcuni pezzi famosi, li assemblano e soprattutto ci versano sopra delle parole: il loro punto di forza. Storie di provincia, stralunate, fumettose, cariche di ormoni maschili e strafighe locali, di follia e speranze tutte giovanili. Le parole, sì. Repetto e Pezzali scrivono i testi così come sono amici: duellando con affetto, proponendo in alternanza un verso a testa (tecnica del ping pong). Le canzoni prendono vita. Partenza lenta, poi l’accelerata improvvisa. In poco tempo I Pop poi divenuti 883 (nome ricavato da un modello di moto Harley) arrivano sulla vetta del monte pop e il resto è storia.

Come detto, Mauro molla sul più bello. Non è a suo agio con la pressione del music business, gli pesa la bollatura di “ballerino stralunato” (a cantare è solo Max) che stampa musicale e fan gli hanno affibbiato anche se con affetto. Il suo sogno si veste di celluloide e così decolla verso gli States. Ad attenderlo ancora una delusione, ma il suo sguardo non si spegne e plana più profondo sulla vita la cui polpa dolce, lo ha capito, va assaporata anche nelle sue parti più amare. E allora Parigi, l’oblio, una famiglia serena, la felicità fatta di piccole cose e quella chitarra Gibson (la più calda e sensuale delle chitarre elettriche) che ora Mauro ha iniziato a studiare. Per tenere in vita una parte del sogno, quello più rock.

di McGraffio

Mauro Repetto, pubbliche confessioni di un ex 883

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2023-10-17 08:31:32

2023-10-17 06:31:32

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