L’isola dei soli morti che stregò Freud e Hitler
La misteriosa fascinazione del dipinto di Arnold Böcklin, che stregò personalità influenti come Jung, Freud, D’Annunzio e criminali come Hitler.

L’isola dei soli morti che stregò Freud e Hitler
La misteriosa fascinazione del dipinto di Arnold Böcklin, che stregò personalità influenti come Jung, Freud, D’Annunzio e criminali come Hitler.
L’isola dei soli morti che stregò Freud e Hitler
La misteriosa fascinazione del dipinto di Arnold Böcklin, che stregò personalità influenti come Jung, Freud, D’Annunzio e criminali come Hitler.
Ci sono dipinti che al solo ricordo del loro nome – se pensiamo a “Guernica” di Picasso o a “L’Urlo” di Munch – evocano immediatamente la spettacolarità di un evento tragico o quella di una paura invisibile. Se invece andiamo a vedere una delle versioni de “L’isola dei morti” (“Die Toteninsel”) di Arnold Böcklin rimaste nei musei di Berlino, Basilea, Lipsia o al Metropolitan di New York è possibile che se ne ricavi un turbamento di cui non si riesce a dare spiegazione. L’opera rappresenta un’isola con due possenti rocce sormontate da cipressi cimiteriali altissimi sopra una rada verso la quale si dirige una barca guidata da una figura eretta coperta da un telo bianco, simile alla spettrale bellezza di una visione onirica. La misteriosa suggestione che vi prenderà vi farà chiedere quale potere segreto abbia ancora questo dipinto capace di aver stregato personalità influenti come Jung, Freud e D’Annunzio o criminali come Hitler.
Le cinque versioni dell’opera, dipinte dal 1880 al 1886, vennero realizzate dall’artista quando abitava a Firenze dove gli era morta, ad appena un anno di vita, la figlia Beatrice che fu sepolta nel vicino Cimitero degli Inglesi, una delle possibili ispirazioni dell’Isola dei Morti. La prima acquirente fu Marie Berna che, entrata nello studio di Böcklin, rimase folgorata da questo dipinto che l’artista stava completando, al punto che vi tornò per chiederne poi una seconda versione nella quale l’autore inserì l’enigmatica figura vestita di bianco.
La terza versione, con le misteriose iniziali AR incise su una delle camere sepolcrali della roccia, ha invece una storia emblematica giacché – finita nel 1936 in un’asta pubblica – fu personalmente acquistata da Hitler. Colpito dalla spettrale bellezza del dipinto, il Führer tenne per anni il dipinto nel suo rifugio sulle Alpi salisburghesi. Nel 1944 lo trasferì nella Cancelleria del Reich e da qui nel bunker dove trascorse le ultime ore di vita prima di suicidarsi. Recuperato dai russi, nel 1945 fu reso alla Germania ed è tuttora esposto alla Alte Nationalgalerie di Berlino. Il quarto dipinto della serie andò perduto nella distruzione bellica della Berliner Bank, mentre il quinto è ancora visibile al Museum der bildenden Künste di Lipsia.
La misteriosa opera di Böcklin, appesa al muro dello studio privato di Hitler, compare anche in una fotografia che ritrae una circostanza altrettanto foriera di lutti e di rovine: l’incontro tra i ministri Joachim von Ribbentrop e Vjaceslav Molotov per la firma di quel Patto di non aggressione tra Germania e Unione Sovietica che, disatteso pochi anni più tardi, porterà all’invasione tedesca dell’Urss e alla reazione dell’Armata Rossa fino alla conquista di Berlino.
Nella notte fra il 29 e il 30 aprile 1945, appeso alla parete del Führerbunker, quel dipinto di Böcklin diventerà una vera e propria Isola dei Morti. In un clima di follia e di paranoia, dopo che sarà stato celebrato il matrimonio fra Hitler e un’Eva Braun vestita di un lungo e prezioso abito di taffetà in seta nera, per ambedue sopraggiungerà la morte e insieme a essa la sconfitta del Terzo Reich.
di Vasco Ferretti
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Tag: Arte
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