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“Make-Up Is A Lie”: Morrissey senza filtri

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Morrissey ha pubblicato oggi il suo atteso nuovo disco, “Make-Up Is A Lie”, quattordicesimo capitolo solista dell’ ex frontman degli Smiths

“Make-Up Is A Lie”: Morrissey senza filtri

Morrissey ha pubblicato oggi il suo atteso nuovo disco, “Make-Up Is A Lie”, quattordicesimo capitolo solista dell’ ex frontman degli Smiths

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“Make-Up Is A Lie”: Morrissey senza filtri

Morrissey ha pubblicato oggi il suo atteso nuovo disco, “Make-Up Is A Lie”, quattordicesimo capitolo solista dell’ ex frontman degli Smiths

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A una manciata di giorni dal ritorno in Italia con l’unica data nel nostro paese, il 9 marzo al Fabrique di Milano, Morrissey ha pubblicato oggi il suo atteso nuovo disco, Make-Up Is A Lie, quattordicesimo capitolo solista dell’ex frontman degli Smiths che resta un mito della musica britannica.

Sarebbe agevole divagare sui sei anni di silenzio discografico tra etichette perse e concerti incerti, ma concentriamoci sulle 12 tracce che compongono quest’opera divisiva. Dentro ci mette tutto sé stesso senza risparmiarsi: bordate al music business, testi che pungono su censura, fama, identità e complotti. La voce resta volutamente secca, a tratti non ripulita, in antitesi con l’overproduzione odierna e la plasticità di tante produzioni contemporanee, per dare peso crudo a ogni parola.

L’architrave è synth-oriented anche se non mancano divagazioni con richiami a sonorità diverse, con il basso ad emergere, a dare corpo e pulsazione. Episodi con acustiche e archi aggiungono respiro drammatico, ma qualcosa resta meno a fuoco, come se l’equilibrio talvolta vacillasse. Tra i vertici, “The Night Pop Dropped” convince per il guizzo funk delle tastiere e un’onda new wave: forse un omaggio a Bowie, con un riferimento testuale diretto alla sua scomparsa, che spezza routine e illumina il disco. La title track “Make-Up Is A Lie” sfocia in ritornelli esplosivi su beat cupi, incarnando lo sfogo contro la maschera sociale, pur con versi sfuggenti.

I sottogeneri si intrecciano: dal disco spettrale di “Notre-Dame” (brano che sottende una neanche troppo velata teoria del complotto sull’incendio della cattedrale parigina) al pop nostalgico di “Zoom Zoom The Little Boy”, dall’ironia rock di “Kerching Kerching” (“Non ridi abbastanza, perché non ti droghi a sufficienza”) al lamento di “Headache”, voti nuziali rivoltati in emicrania perpetua.

La chiusura è calda e accogliente, velatamente malinconica nel suono per una canzone che non nasconde l’amarezza finale. Chissà cosa Morrissey estrarrà da questo “Make-Up Is A Lie” per i fan milanesi: un banco di prova per la sua verità senza filtri.

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