---
title: "Margot Robbie, l&#8217;inutile crociata (smentita da lei)"
description: "La mancata candidatura agli Oscar come attrice protagonista di Margot Robbie ha creato polemiche ma urlare all'attacco alle donne è esagerato"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Margot-Robbie.jpg
date: 2024-02-03
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/margot-robbie-linutile-crociata-smentita-da-lei/
categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, donne]
---

# Margot Robbie, l&#8217;inutile crociata (smentita da lei)

![Margot Robbie](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Margot-Robbie.jpg)

2024-01-25 12:03:28

2024-01-25 11:03:28

A parlarne anche Ryan Gosling, Ken nel film Barbie, scrivendo una lettera dopo la sua candidatura a miglior attore non protagonista agli Oscar

Che le nomination agli Oscar siano destinate in qualche misura a generare sempre e comunque polemiche non è di certo una novità. Tuttavia, il fiume commenti nato dall’esclusione di Margot Robbie dalla lista per Miglior Attrice e di Greta Gerwig da quella per miglior regia è destinato a scorrere per molto tempo. In tanti infatti si sarebbero aspettati di vederle in lista nelle rispettive categorie, visto il successo planetario di “Barbie” e quanto si è detto e scritto sul suo messaggio. 

Tra i primi a dirsi deluso dalla scelta dell’Accademy è stato Ryan Gosling, Ken a fianco della Robbie nel film e candidato come miglior attore non protagonista, che ha affidato ad una lettera il suo pensiero in merito: “«Non esiste Ken senza Barbie, e non esiste un film su Barbie senza Greta Gerwig e Margot Robbie, le due persone maggiormente responsabili di questo film storico e celebrato in tutto il mondo. Nessun riconoscimento sarebbe possibile per chiunque abbia preso parte al film senza il loro talento, la loro grinta e il loro genio». «Dire che sono deluso dal fatto che non siano state nominate nelle rispettive categorie sarebbe un eufemismo. Il loro lavoro dovrebbe essere riconosciuto insieme agli altri candidati molto meritevoli» ha concluso. E se per molti le esclusioni rappresenterebbero l’ennesimo esempio di sessismo da parte di Hollywood, per altri la questione sarebbe solo ed esclusivamente di merito: per quanto “Barbie” sia un ottimo film, la sua regia non lo sarebbe stata abbastanza (così come la prova attoriale della Robbie).

A detta loro basterebbe inoltre vedere che per la prima volta nella storia tre film candidati a miglior pellicola sono diretti proprio da una donna: lo stesso Barbie, Past Lives e Anatomia di una caduta. Infine, tra le attrici non protagoniste candidate spicca il nome di America Ferrera proprio per il suo ruolo in “Barbie”. Un fiume d’opinioni che, appunto, non si esaurirà in fretta. 

di Federico Arduini 

Barbie e le esclusioni dagli Oscar che fan discutere

publish

closed

closed

barbie-e-le-esclusioni-dagli-oscar-che-fan-discutere

2024-01-25 21:37:28

2024-01-25 20:37:28

post

raw

33503

2023-07-24 15:16:48

2023-07-24 13:16:48

È già successo mondiale per il film di Barbie, un stereotipo ricco di cliché certo ma che nasconde delle grandissime verità

L’iconica bambola nata dall’idea di Ruth Handler a inizio degli anni 60’, nel 2023 scopre il mondo reale. Per Mattel forse un po’ tardi ma necessario. Per Barbie non saprei. Credo sia perché Barbie è e resterà uno stereotipo in quanto nata in un contesto in cui la società ne aveva evidentemente bisogno. Al pari di quello che avviene oggi con “immagini rigide”, di altra natura.

Leadership gentile, Gen Z in cerca di maggior benessere e meno carriera, giovani che non hanno voglia di lavorare etc..: non stiamo forse parlando di rigide immagini societarie legate alla nostra epoca? Dobbiamo necessariamente pensarla tutti allo stesso modo? Dobbiamo nutrirci di clichè? No! Possiamo anche osservarli per allontanarci da essi e stravolgerli. Elaborare un nostro punto di vista, partendo da essi. Questo è quello che, in potenza, Barbie è stata in grado di fare. Essere e contrastare sé stessa a pari merito.

In una delle scene del film, il board della Mattel capitanato da William Ferrel, cerca di scavalcare un tornello già aperto senza rendersene conto. Il livello di ironia della scena è disarmante ma quel tornello è un esempio di quanto a volte ci si renda la vita complessa anche quando è davvero semplice. Trasmette un senso di storicità e consuetudine che fa parte delle vite di ognuno di noi.

Sarebbe miope non raccogliere in quella scena la sintesi di quella vista periferica, caratteristica peculiare della gran parte degli uomini. Ma anche da stolte non pensare a quante volte abbiamo chiesto e chiediamo ad un uomo di aprire un barattolo o prendere un pacco di pasta sul ripiano più alto.

Ebbene, Barbie va oltre lo stereotipo esplodendone le peculiarità. Si vuole riappropriare della sua identità, ordinaria, passando dalla mente ingenua dei bambini e provando ad ignorare i “Ken”. Fattibile, ma complesso. Quando giocavo con le Barbie ho pensato di voler essere alta e bionda? Sì e, spoiler, non è accaduto. Ma ho immaginato anche altro. Ho desiderato e ammirato la femminilità pura e spudorata non disconnessa dall’intelligenza (ops...). Il che si è tradotto, per me e molte altre donne, in tante altre cose. Questo significa essere uno stereotipo? Should be.

Ma se anche Barbie non ha salvato e non salverà il mondo dal suo essere maledettamente imperfetto, il suo tributo è quello di aver seguito il flusso del cambiamento societario ed economico da tutti i punti di vista. Osannarla o condannarla non ha senso, come non ha senso parlare di "washing” vari, relativi ad opere cinematografiche, artistiche e culturali frutto di un’altra epoca. La storia è tale perché ha il potere di lasciarci un insegnamento. Cancellarla significa cancellare la memoria di quei fatti, ergo di quell’insegnamento.

In conclusione: lo sappiamo che pensare ad una Barbie Land oltre ad essere paradossale, e divertente solo per i primi 15’, è fortemente irrealistico. E lo sappiamo quando abbandoniamo il femminismo tout court e ricordiamo della necessità di esistere ed esserci tutti, gli uni per gli altri, in ogni caso.

PS: se pensavate che le Birkenstok fossero solo per andare al mare prima di vedere il film, probabilmente vorrete anche voi quelle Arizona rosa cipria abbinate a jeans, t-shirt bianca e blazer. Grazie Barbie!

di Martina Fiore

Barbie tra operazione di marketing e grandi verità

publish

closed

closed

barbie-operazione-di-marketing-e-verita

2023-07-24 15:22:20

2023-07-24 13:22:20

post

raw

940

2023-08-20 11:00:51

2023-08-20 09:00:51

Non è facile spiegare il successo planetario di “Barbie”. Abbiamo individuato almeno tre temi incastrati uno nell’altro

Non è facile spiegare il successo planetario di “Barbie” (il film). Un miliardo di dollari incassati con una storia molto complicata: abbiamo individuato almeno tre temi incastrati uno dentro l’altro, all’interno di una lussuosa confezione da musical leggero. La confezione è nota anche a coloro che non hanno visto il film: il conflitto contemporaneo tra uomini e donne nell’Occidente opulento, visto dalla parte delle bambine. Un conflitto rappresentato quasi da un Aristofane redivivo (c’è anche l’assemblea delle donne), satirico ma in fondo non abrasivo.

Al di sotto della scintillante superficie rosa, il primo tema è quello del burattino che vuole diventare umano: come Pinocchio. Solo che – particolare conturbante – Pinocchio vuole diventare un bambino mentre la bambola vuole (o può soltanto) diventare una donna adulta. Qui cominciano i guai, perché un adulto conosce il sesso e la morte: la nuova coscienza della bambola umanoide deve assorbire entrambi, ma senza averne fatto l’esperienza. Quindi si rivolge al proprio creatore o meglio creatrice (la Mattel): deve tornare indietro nell’Eden di Barbieland, o andare avanti verso la vita reale? La risposta è inevitabilmente ambigua.

Il secondo tema è collegato alla coscienza disincarnata della bambola: sa un sacco di concetti e li mette in fila correttamente, ma senza carne e sangue restano appunto concetti astratti. Qui l’allusione è a un’altra ossessione dell’Occidente contemporaneo: l’intelligenza artificiale. Poiché (è inutile celare la conclusione) la bambola sceglie (suo malgrado?) la vita umana, acquisendo un’individualità ma rinunciando a essere un simbolo, c’è da chiedersi se alla fine del suo viaggio avrà memoria di essere stata una “cosa”.

Il terzo tema è quello del feticismo della merce come fondamento del capitalismo, direbbe il giovane Marx: non solo e non tanto perché si possono fare soldi sia con il patriarcato che con l’emancipazione femminile, ma perché – come si vede alla fine del film – sia nell’Eden che nella vita reale ci sono merci che vorrete possedere. Insomma, un gran mal di testa: ma davvero avvincente.

di Angelo Pappadà

Barbie la mercificata

publish

closed

closed

barbie-la-mercificata

2023-08-20 11:06:17

2023-08-20 09:06:17

post

raw
