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title: Mario Monicelli, il maestro della commedia italiana
description: A quindici anni esatti dalla scomparsa di Mario Monicelli, la sua figura resta un pilastro della cultura popolare italiana.
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date: 2025-11-29
author: Silvio Napolitano
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categories: [Spettacoli]
tags: [Arte, cronaca, spettacoli]
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# Mario Monicelli, il maestro della commedia italiana

![Mario Monicelli](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/11/Mario-Monicelli-1024x639.jpg)

A quindici anni esatti dalla scomparsa di Mario Monicelli, la sua figura resta un pilastro della cultura popolare italiana

A quindici anni esatti dalla scomparsa di Mario Monicelli, la sua figura resta un pilastro della cultura popolare italiana. Maestro della commedia all’italiana, osservatore acuto delle fragilità e delle vanità del nostro Paese, il regista romano ha saputo trasformare il cinema in uno specchio capace di restituirci un’immagine autentica – talvolta impietosa, sempre profondamente umana – di ciò che siamo.

La sua carriera, lunghissima, affonda le radici negli anni Trenta, quando appena 20enne esordisce con “I ragazzi della via Paal”, realizzato insieme ad Alberto Mondadori. È un inizio precoce che rivela subito una sensibilità narrativa particolare, già proiettata verso la costruzione di mondi popolati da antieroi, piccole persone costrette a misurarsi con la storia, il destino o semplicemente con le proprie mancanze.

Negli anni Quaranta e Cinquanta Monicelli affina il mestiere collaborando con Totò, da cui riceve alcune delle sue interpretazioni più ironiche e malinconiche. In questo periodo matura anche come sceneggiatore, lavorando accanto a Steno e Age & Scarpelli, con cui costruirà alcuni dei copioni più perfetti del nostro cinema. La svolta definitiva arriva nel 1958 con “I soliti ignoti”, che inaugura la stagione d’oro della commedia all’italiana e porta Monicelli sulla scena internazionale. Seguiranno titoli che sono già storia: “La grande guerra”, Leone d’Oro a Venezia; “L’armata Brancaleone”, che reinventa il Medioevo in chiave satirica; “Amici miei”, con il suo sguardo disincantato sull’amicizia e sul passare del tempo; “Romanzo popolare” e “Un borghese piccolo piccolo”, dove la risata si incrina davanti alla violenza e al dolore.

Il suo cinema non è mai evasione: è un modo per leggere il Paese, smontarne i miti, raccontarne le contraddizioni. Anche negli anni Ottanta e Novanta Monicelli continua a sperimentare, dirigendo “Speriamo che sia femmina” e “Il marchese del Grillo” (uno dei ruoli più memorabili di Alberto Sordi) e accompagnando nuove generazioni di attori come Massimo Troisi e Roberto Benigni. Fino all’ultimo rimane un intellettuale vigile, attento alle trasformazioni della società italiana, critico verso il conformismo e le ipocrisie di ogni epoca.

E proprio questa lucidità aiuta a comprendere la scelta finale compiuta nel 2010, quando Monicelli – ricoverato in ospedale per un tumore in fase terminale – decise di togliersi la vita a 95 anni compiuti. Un gesto che sconvolse l’opinione pubblica e che la sua compagna, Chiara Rapaccini, ha sempre invitato a leggere senza fraintendimenti: non come atto di depressione, ma come decisione consapevole. In un’intervista recente la donna ha ricordato come allora in Italia non esistesse alcuna possibilità legale di ricorrere al suicidio assistito: «Fu una scelta lucidissima, ma la società non era pronta a dare un aiuto con la *pietas* necessaria quando una persona sceglie liberamente la propria morte».

Queste parole risuonano oggi con particolare forza dopo il suicidio assistito di Alice ed Ellen Kessler. Rapaccini ha sottolineato la dignità e la discrezione con cui le due artiste hanno affrontato la loro scelta, criticando il modo in cui i *media* hanno continuato a raccontarle: più come icone *pop* che come donne autonome e colte. La loro notorietà ha riaperto un dibattito che in Italia fatica a trovare spazio e che realtà come l’Associazione Luca Coscioni (a cui Rapaccini stessa aderisce, insieme a molti familiari di persone che hanno compiuto scelte analoghe) contribuiscono a tenere vivo, battendosi per il riconoscimento legale del diritto all’autodeterminazione sul fine vita.

Quindici anni dopo la figura di Monicelli continua a interrogarci. I suoi film restano una bussola per leggere l’Italia, mentre la sua ultima decisione ci ricorda che la libertà individuale non è un concetto astratto ma un terreno su cui si misurano responsabilità, empatia e maturità civile. Il suo sguardo ironico e lucidissimo continua a invitarci a guardare la realtà senza ipocrisie, sullo schermo come nella vita. Fino all’ultimo fotogramma.

Di *Stefano Faina e Silvio Napolitano*
