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title: Mike Bongiorno, fenomenologia di un fenomeno
description: Cade oggi il centenario dalla nascita di Mike Bongiorno che, in un mix di talento e professionalità , seppe fare la storia della tv italiana
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date: 2024-05-26
author: Antonino Cangemi
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categories: [Spettacoli]
tags: [spettacoli, televisione]
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# Mike Bongiorno, fenomenologia di un fenomeno

![Mike Bongiorno](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Evidenza-sito-1200-1024x638.jpg)

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2024-02-04 17:00:16

2024-02-04 16:00:16

Il 3 febbraio 1957 è il giorno dell’esordio di Carosello. Fra i protagonisti della prima puntata vi sono fra gli altri Mike Bongiorno, Carlo Campanini e Mario Carotenuto

Sul finire degli anni Cinquanta la Rai si trova davanti a un problema. La televisione è entrata ormai nella quotidianità degli italiani, con la conseguente necessità di offrire allo spettatore un palinsesto sempre più ricco e variegato. Il rovescio della medaglia è rappresentato però dall’aumento dei costi di produzione. La soluzione ci sarebbe: ricorrere agli investitori pubblicitari, sul modello di quanto già accade all’estero. Ma non si può, perché la legge non consente all’emittenza pubblica di fare promozioni commerciali all’interno dei propri programmi. Qui entra in gioco il regista e sceneggiatore Luciano Emmer con la soluzione per aggirare l’ostacolo: crea un format di dieci minuti in cui vengono inseriti degli sketch da un minuto e 45 secondi ciascuno, gli ultimi 30 secondi dei quali sono riservati alla promozione di un prodotto. È l’uovo di Colombo: riesce a fondere l’intrattenimento con la sponsorizzazione commerciale, aggirando i divieti e creando nel contempo un nuovo programma. Lo stesso Emmer progetta l’ormai celebre sigla iniziale e la Rai – per la natura del format (ispirato al classico carosello napoletano, con quattro scenette una dietro l’altra) – decide di dargli un titolo semplice ed essenziale: “Carosello”, appunto.

Il 3 febbraio 1957 è il giorno dell’esordio. Fra i protagonisti della prima puntata vi sono fra gli altri Mike Bongiorno, Carlo Campanini e Mario Carotenuto che diventano i volti di un modo assolutamente innovativo di fare pubblicità. Il pubblico si affeziona talmente tanto al nuovo appuntamento che ogni sera (dalle 20,50 alle 21) milioni di italiani lo aspettano con trepidazione. Entra anche nel linguaggio e negli usi comuni, dato che l’espressione «A letto dopo Carosello» – riferita ai bambini – diventa una sorta di nuova regola domestica.

Alla regia e davanti alle telecamere si avvicendano i nomi principali del cinema e della tv: da Federico Fellini a Pupi Avati, da Walter Chiari a Giorgio Albertazzi, da Pier Paolo Pasolini ad Aldo Fabrizi. Già, perché “Carosello” non soltanto crea un nuovo linguaggio pubblicitario ma diventa una creatura a sé stante da un punto di vista artistico. Nell’Italia del boom economico è il termometro dei desideri di un Paese che abbraccia il consumismo e si scopre borghese, felice di esserlo. I modi dire e i volti che compaiono all’interno di “Carosello” divengono in molti casi più riconoscibili del prodotto stesso a cui fanno da testimonial (come nel caso del chitarrista jazz Franco Cerri, che diviene per tutti “l’uomo in ammollo”) e anche l’animazione diventa un veicolo utilissimo. Fanno la comparsa nuovi personaggi come Calimero o Topo Gigio che, inizialmente creati per “Carosello”, diverranno talmente popolari da arrivare a vivere di vita propria anche al di fuori di quel contesto.

“Carosello” terrà compagnia ai telespettatori fino all’1 gennaio 1977. Poi, complice l’esigenza di una comunicazione più dinamica e moderna, passerà la mano. Rimarrà una delle pietre miliari della nostra tv, al pari dei grandi ‘varietà’ e degli storici sceneggiati di casa Rai. Quell’appuntamento, entrato nelle nostre case in punta di piedi e divenuto un ospite fisso delle nostre serate, ha fatto da spartiacque nella nostra storia. Mostrandoci un pezzo di futuro che ancora non immaginavamo.

di Stefano Faina e Silvio Napolitano

A letto dopo Carosello, nascita e tramonto di un appuntamento cult

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carosello

2024-02-04 17:33:56

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2023-06-14 20:14:30

2023-06-14 18:14:30

L'era Berlusconi e la tv: la rivoluzione e l'edonismo del Cavaliere che ha cambiato per sempre la storia della televisione italiana

Il Drive In, il Paninaro e il Tenerone, prima ancora di Bim Bum Bam, tra Holly e Benji e Kiss Me Licia. Ma anche la serie tv americana Dallas, produttori di petrolio texani incastrati in giochi di potere, poi TeleMike prima de La Ruota della Fortuna, dove si sono segnalati tra i concorrenti anche Matteo Renzi e Matteo Salvini. Poi, La Notte dei Telegatti, perché l’America, i Grammy’s, soprattutto l’edonismo degli Oscar, è sempre stata a un battito di ciglia nei pensieri di Silvio Berlusconi.

Sino forse al programma che ha cambiato - non in meglio - le ultime generazioni italiane, ovvero il Grande Fratello. C’è sempre stato del metodo nella tv dell’ex Cavaliere. Dentro c’era tutto. E tutto era nuovo. C’era soprattutto il sogno, la novità, il disegno di grandezza dell’Italia degli ‘80 che si avvertiva grande, che sosteneva un tenore di vita superiore alle possibilità del sistema. La tv davanti a tutto, la tv per i quiz, la tv per la musica (Il Telegattone), la tv per il calcio - dal Mundialito organizzato ad hoc alle partite del Milan, immagini prima in registrata, poi in differita, sino alla diretta - ma anche per il wrestling americano raccontato da Dan Peterson.

Poi, il sabato sera disegnato su chi restava in casa, con carta bianca per le stelle, da Pippo Baudo a Raffaella Carrà, Corrado e Mike Bongiorno: la cifra non era mai un problema, fosse il doppio, il triplo degli ingaggi in Rai. Si poteva tutto, con visione, idee e soldi.

C’è stata la costruzione genetica di una nuova generazione che parlava con la lingua della tv, attraverso nuovi format, nuovi riferimenti. La tv per “mamme, nonne e zie”, cioè Rete 4, una manna per gli inserzionisti, la tv per i giovani, cioè Italia 1, la tv per tutti, Canale 5, l’ammiraglia prima di Fininvest, poi di Mediaset, che ha obbligato anche il servizio pubblico a svestire certi panni e indossarne altri. Era come un grande parco giochi gratis, perché non costava nulla. Sarebbero poi arrivate le tv criptate.

Mano al telecomando: d’altronde, era la cosa più semplice e bella da fare, prima o dopo i compiti: accendere la tv, aprirsi a un aggregato di programmi diversi.

Non potevamo capirlo, noi della quarantina mal contata di oggi, ma quella tv serviva per edificare il terreno su cui costruire poi il consenso politico e mediatico di Berlusconi. Operazione riuscita. Quel legame creato da quella tv, la prima tv commerciale su scala nazionale, si è infilato sottopelle. Anche in chi non ha mai votato Forza Italia, in chi si è tenuto distante dalla parabola politica di Berlusconi, dalle questioni giudiziarie. In molti casi si è tradotto in voti e riconoscenza eterna. In altri si è creato una riconoscenza, anche involontaria. Per questo motivo c’è un pezzo di Silvio Berlusconi in ognuno di noi.

di Nicola Sellitti

Come nacque l’era Berlusconi

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2023-06-14 20:14:30

2023-06-14 18:14:30

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