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title: MrBeast e il lato oscuro degli idoli digitali
description: MrBeast (al secolo Jimmy Donaldson) è uno youtuber 26enne diventato famoso grazie a video spettacolari in cui dona denaro alle persone
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date: 2025-03-23
author: Maruska Albertazzi
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/mrbeast-e-il-lato-oscuro-degli-idoli-digitali/
categories: [Spettacoli]
tags: [internet, online, social]
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# MrBeast e il lato oscuro degli idoli digitali

![Mrbeast](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/03/Mrbeast-1-1024x639.jpg)

MrBeast (Jimmy Donaldson) è uno youtuber 26enne diventato famoso grazie a video spettacolari in cui dona denaro a persone che ne hanno più o meno bisogno. Ma un libro di Serena Mazzini mette a nudo le star del web

**Come tanti suoi coetanei, mio figlio di otto anni è un grande *fan* di MrBeast (al secolo Jimmy Donaldson). Lo** *[youtuber](https://www.youtube.com/channel/UCX6OQ3DkcsbYNE6H8uQQuVA)* **26enne diventato ricco e famoso grazie a video spettacolari in cui dona denaro a persone che ne hanno più o meno bisogno.** A farglielo scoprire recentemente è stato il fratello adolescente e io non mi sono allarmata più di tanto. Osservando distrattamente, questo MrBeast mi sembrava un ragazzo simpatico che faceva beneficenza a persone meno fortunate: tutto sommato un bel messaggio.

**In effetti la maggior parte delle volte in cui scorriamo i contenuti sui vari** *[social network](https://laragione.eu/life/tech/disconnessi-malfunzionamenti-social/)***, compreso quando a farlo sono i nostri figli, non ci soffermiamo più di tanto sulla loro reale natura.** E sui meccanismi che nascondono. Ci limitiamo a valutarli sulla base della presenza o meno di temi sensibili, parolacce, immagini esplicite. Questo atteggiamento poco riflessivo è stimolato dalla natura stessa del mezzo. Che ci propone storie molto brevi, colorate e semplici, che scorrono rapidamente lasciando spazio ad altre storie. Finiamo così per essere recettori passivi di messaggi apparentemente innocui, ma che a ben vedere non lo sono affatto.

**Nel suo libro** [“Il lato oscuro dei social network” (Rizzoli)](https://www.rizzolilibri.it/libri/il-lato-oscuro-dei-social-network/)**, la sociologa Serena Mazzini toglie uno a uno gli strati con i quali i *creator *rivestono (più o meno consapevolmente) i loro prodotti mediatici.** Lasciandoli impietosamente nudi e senza alcun filtro-bellezza. Il valore aggiunto di Mazzini è che ha lavorato e lavora da anni come *social media strategist*. E questo le ha permesso di capire le logiche dall’interno. Senza giudizi sommari e con molta autocritica per poter passare da ‘parte del problema’ a ‘parte della soluzione’.

**Scorrendo le pagine scopriamo così la natura economica dello *sharenting* (cioè la condivisione di immagini e video di minori da parte dei genitori).** L’uso spregiudicato della sofferenza (anche quella più drammatica, come la perdita di un figlio) come fonte di profitto. Il fenomeno delle *influencer* dei disturbi alimentari che diventano imprenditrici. Grazie alla loro malattia e quel capitalizzare sulla pietà di cui MrBeast è il re indiscusso.

**Leggere questo saggio impone una riflessione scomoda.** Non soltanto sul tempo trascorso *online* e su quanto questo sequestri risorse a quello passato nella vita reale. Ma soprattutto su come quel tempo ci plasmi l’umore, il modo di percepire la realtà e il portafogli. Molto più di quanto non ci rendiamo conto. Con precisione chirurgica Mazzini racconta i percorsi – dalla cameretta o dal reparto ospedaliero alle agenzie di *talent* – di tanti personaggi divenuti celebri grazie ai *social network*, ricomponendo e integrando quel racconto volutamente frammentato e ripulito che ci facciamo andare bene per pigrizia, fascinazione, abitudine. Al tempo stesso colloca ogni fenomeno nel suo contesto storico, sociologico e antropologico, permettendoci di capire perché è nato e ha avuto successo.

**Quello che più dovrebbe impressionare di questa narrazione, che riesce a essere appassionante come un romanzo, non sono tanto le singole storie ma i *pattern* individuati dall’autrice, che più di tutto smontano la teoria della spontaneità delle *star* del *web*.** Ci si sente beffati, spaventati e anche un po’ stupidi nel proseguire la lettura, perché la consapevolezza di non essere davvero soggetti che scelgono ma oggetti manovrati dall’algoritmo non migliora certo l’autostima. La cosa positiva è che Mazzini ci mostra il labirinto in cui siamo immersi, ma ci offre anche una via d’uscita. Il punto è se davvero la vogliamo trovare.

di *Maruska Albertazzi*
