Musica: agli italiani piace legale
Secondo una ricerca inglese, l’Italia è il Paese con meno download illegali in Europa. Segno che qualcosa sta cambiando, anche grazie alle nuove piattaforme di streaming che, ora, con i pirati usano il pugno di ferro.
Musica: agli italiani piace legale
Secondo una ricerca inglese, l’Italia è il Paese con meno download illegali in Europa. Segno che qualcosa sta cambiando, anche grazie alle nuove piattaforme di streaming che, ora, con i pirati usano il pugno di ferro.
Musica: agli italiani piace legale
Secondo una ricerca inglese, l’Italia è il Paese con meno download illegali in Europa. Segno che qualcosa sta cambiando, anche grazie alle nuove piattaforme di streaming che, ora, con i pirati usano il pugno di ferro.
AUTORE: Marta Melarato
L’Italia prima in Europa nella classifica che fa il punto sulla pirateria musicale. Il primato però è di quelli di cui andare fieri, perché il Belpaese è quello che più si appoggia alle piattaforme legali per ascoltare musica. Stiamo diventando dei bravi ragazzi insomma, dimostrando di essere rispettosi delle regole tanto quanto gli altri. Anzi, persino meglio. Per noi, che mai eravamo stati in cima alla classifica, la notizia ha del sorprendente.
La diffusione illegale di qualsiasi tipo di file resta una delle strade principali, tuttavia gli ultimi report condotti da alcune agenzie europee dicono che la pirateria musicale stia calando.
L’Intellectual Property Office, l’ufficio europeo per la proprietà intellettuale, ha individuato un cambiamento nelle abitudini degli ascoltatori in Gran Bretagna, il paese dove si è svolta la ricerca. Infatti, è emerso che lo streaming musicale illegale è sceso dal 18% al 15%.
In tutta Europa si è registrato un calo del 41% di pirateria. Un dato davvero confortante, soprattutto per gli artisti.
È la prova che con dei mezzi accessibili e ragionevoli dal punto di vista del prezzo, le persone sono invogliate a non commettere pirateria. Anche secondo Enzo Mazza, il CEO di FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), questo successo italiano e non solo, è dovuto ad una maggior offerta di servizi legali ed accessibili economicamente.
I giovani di oggi hanno davanti a loro una vastità di servizi e offerte a cui possono accedere. Grazie a piattaforme come Spotify o Apple Music, le persone riescono ad ascoltare qualsiasi canzone nel mondo senza limitazioni. Ad esempio Spotify Duo: in un abbonamento sono inclusi due account a soli 12,99 euro.
Per non parlare della pirateria cinematografica, molto più diffusa di quella musicale. Disney+ o Netflix, che hanno film e serie tv differenti, costringono le persone a comprare due abbonamenti invece di uno e questo, di conseguenza, favorisce l’illegalità.
È un problema per i creator?
C’è qualcuno che usa programmi craccati – e continuerà a esserci – senza rendersi conto che questo porta una gran perdita agli artisti, che non riescono di fatto a monetizzare sugli ascolti da account non premium. Un artista che non guadagna dai propri lavori non può vivere di musica e deve per forza dedicarsi ad altro, rubando tempo prezioso alla creatività. La questione non riguarda solo i guadagni ma è evidente che sia anche un fatto culturale. Una società senza artisti è sicuramente una società più povera. Ecco perchè da un paio d’anni Spotify ha deciso di non contare più gli ascolti fatti tramite un account craccato o gratis. Da un giorno all’altro i creators si sono ritrovati con milioni di streams e ascoltatori mensili in meno. Forse questi dati sono il segno che qualcosa sta cambiando e di come l’Italia, in fatto di musica, possa essere d’esempio per tutti. Non sarebbe la prima volta che accade. di Marta MelaratoLa Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
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