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title: Musicisti contro il suono delle bombe
description: "Molti artisti hanno deciso di annullare i propri tour in Russia in sostegno all' Ucraina. C'è chi ha avuto da ridire, ma un artista ha diritto di scegliere cosa fare, o no, con la propria arte. Che la musica prenda posizione forte e netta contro la guerra non è di certo una novità. Basti pensare ad..."
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date: 2022-03-24
author: Federico Arduini
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/musicisti-contro-il-suono-delle-bombe/
categories: [Evidenza, Spettacoli]
tags: [musica, russia]
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# Musicisti contro il suono delle bombe

![Musicisti contro il suono delle bombe](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Nick_Cave_Concert_005-copy.jpeg)

Molti artisti hanno deciso di annullare i propri tour in Russia in sostegno all' Ucraina. C'è chi ha avuto da ridire, ma un artista ha diritto di scegliere cosa fare, o no, con la propria arte.

Che **la musica prenda posizione forte e netta contro la guerra** non è di certo una novità. Basti pensare ad alcune delle più grandi canzoni del Novecento, da “Blowing in the Wind” di Bob Dylan a “War” di Springsteen, nate dal rigurgito della violenza scaturita dai conflitti che hanno martoriato il secolo scorso, dalle ferite ancora aperte e mai completamente guarite.

Perché dunque ci si dovrebbe stupire dinnanzi ai tanti artisti che, fin dalle prime ore del conflitto in Ucraina, **hanno alzato la propria voce in segno di protesta contro la folle operazione di Putin**, arrivando ad annullare *tour* e concerti già previsti **per esprimere vicinanza agli oppressi**?

Da Nick Cave ai Maneskin, passando per i Green Day ed Eric Clapton, i**n molti si sono uniti a questo coro di dissenso.** **David Gilmour non ha date in programma in Russia** ma ha una nuora ucraina, come ha spiegato su Twitter. Probabilmente è anche questo il motivo della scelta, concertata insieme all’altro ex Floyd Nick Mason, di togliere da tutti i servizi *streaming* russi la sua musica da solista e quella dei Pink Floyd prodotta dopo il 1987 (su quanto suonato in precedenza c’è il veto di Waters…).

**Reazioni che non dovrebbero stupire, eppure accade.** Sono in molti in queste ore a non capacitarsi della scelta di questi artisti – alcuni sono veri e propri mostri sacri – accusandoli di protagonismo, di essere “burattini dell’Occidente” o magari ironizzando sulla presunta inutilità del loro gesto. In soldoni, recitano il vecchio *live motive* del “Facciano i cantanti e non si occupino di politica”. **Come se si trattasse di mera burocrazia e giochi di potere** mentre intere città, vite e speranze cadono sotto le bombe.

Partendo dal presupposto che **un artista è libero di fare ciò che vuole** **della propria arte**, il valore anche solo simbolico della scelta fatta è già di per sé indubbio e inattaccabile. Rimanere sorpresi che arrivi da un artista vuol dire aver capito poco dell’arte in generale.

Oltretutto, ***tour* del calibro di alcuni di quelli saltati** smuovono decine di milioni di dollari: le decisioni di annullarli, di fatto, si affiancano ai colpi sferrati contro l’economia russa.

**Nessuno dei musicisti avrà preso questa decisione a cuor leggero**, anche per le migliaia di *fan* russi che – speriamo non allineati alla follia del loro governo – si ritroveranno **senza la possibilità di vivere quella musica dal vivo** o di poterla ascoltare dal proprio telefono. Perché sempre di musica si sta parlando, di un’arte che intrinsecamente veicola valori universali, **essendo un linguaggio uguale per tutti e che non conosce barriere.** Cantare di pace, d’amore e di vita entro i confini di uno Stato che ne ha invaso brutalmente un altro sarebbe però quanto meno straniante: «*It really makes me wonder*», citando Plant.

di *Federico Arduini*
