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title: (Non) il solito sesso al Festival di Cannes
description: "Valeria Golino racconta l'avventura da regista al debutto nella serialità con “L’arte della gioia”; le parole dell’attore Giuseppe Maggio"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Sesso-Festival-di-Cannes.jpg
date: 2024-05-23
author: Federico Fumagalli
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/non-il-solito-sesso-al-festival-di-cannes/
categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, film]
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# (Non) il solito sesso al Festival di Cannes

![Sesso Festival di Cannes](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Sesso-Festival-di-Cannes.jpg)

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2024-05-19 20:54:21

2024-05-19 18:54:21

“E poi, d’un tratto, ci si accorge che al Festival di Cannes c’è anche il mare”. Federico Fumagalli ci racconta i dietro le quinte del celebre Festival francese

“E poi, d’un tratto, ci si accorge che al Festival di Cannes c’è anche il mare”. Federico Fumagalli ci racconta i dietro le quinte del celebre Festival francese, momenti in cui, all’imbrunire, lontano dai riflettori - e dal caos - si tira il fiato in vista delle proiezioni serali.

La croisette, il mare, i grandi hotel, le sale di proiezione ma soprattutto le code e le difficoltà per entrare all’interno di esse prima dell'inizio dei film. In particolare, Fumagalli ci parla della cosiddetta “coda dell’ultimo minuto”, della passione e della felicità di chi ha come principale “preoccupazione” (in questo periodo) il cinema.

Servizio a cura di Federico Fumagalli

Dietro le quinte del Festival di Cannes

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2024-05-20 12:36:15

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2024-05-22 10:35:56

2024-05-22 08:35:56

Ieri notte è stata la notte di Sorrentino a Cannes e del suo bellissimo "Partenope"

E se è una femmina si chiamerà Futura. Lucio Dalla non compare nella colonna sonora dell’ultimo film di Paolo Sorrentino, appena presentato a al Festival di Cannes. Ma il bellissimo nome del bellissimo personaggio che dà il titolo al bellissimo “Partenope”, potrebbe influenzare la scelta cruciale dei nuovi genitori. 

Per l’ottava volta alla ricerca della Palma d’oro mai conquistata in passato – anche quando ha vinto l’Oscar (“La grande bellezza” tornò dal Festival a mani vuote, prima di sbancare a Hollywood) –, Sorrentino presenta la sua opera proustiana.

Il tempo irrimediabilmente perduto è quello della giovinezza. Che Partenope (l’esordiente Celeste Dalla Porta, molto in parte) – napoletana dell’alta borghesia, classe 1950 – vive nei Sessanta e Settanta tra poche gioie, molte infatuazioni e (forse) nessun amore. Soprattutto, con un grande dolore e una infelicità di fondo che non la abbandona mai. 

Nemmeno quando – donna matura nel 2023 – Partenope è recitata da Stefania Sandrelli, in tutta la sua potente malinconia. Sorrentino è un grande aforista. Come Shakespeare, come Wilde (ma anche come John Cheever, che nel film è il personaggio di Gary Oldman). Solo che il regista impiega 136 minuti a snocciolarne in gran quantità. Alcuni sono scritti in sceneggiatura. Molti altri vengono liberati dalle immagini, illuminate dall’autrice della fotografia Daria D’Antonio e montate da Cristiano Travaglioli. Ottimo il lavoro di entrambi.

Il cast è il solito gran carosello. Spicca la manciata di minuti di Luisa Ranieri, che fa il verso a Sofia Loren. E questa è la sola anticipazione. Svelare altre sorprese (portate in dote da Isabella Ferrari, Peppe Lanzetta, Silvio Orlando) sarebbe un peccato, malgrado l’attesa per vedere il film in sala non sia breve. In Italia arriva dopo l’estate, distribuito dalla nuova Piper Film che ha fatto il colpaccio. 

Fellini sta sempre dietro l’angolo, ma “Partenope” è Sorrentino in purezza. Eccessivo, visionario, ironico, azzardato, passionale. Il cineasta si esprime anche nelle scelte musicali. Niente Dalla, appunto, ma ci sono Cocciante, Paoli, il cantautore Valerio Piccolo con il brano originale “E si’ arrivata pure tu”.

Avvertenza ai futuri genitori, sulla grafia del nome. Il titolo internazionale è “Parthenope”, scritto con l’ “acca”.

di Federico Fumagalli

Da Cannes solo Sorrentino

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2024-05-22 10:35:59

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2024-05-16 11:13:31

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Al via la 77esima edizione del Festival di Cannes. Quest'anno la madrina è Camille Cottin. Tutte le novità direttamente da Cannes con Federico Fumagalli

Nell’anno dell’Olimpiade di Parigi, il Festival di Cannes – campanilista per storia e per natura – canta “La Marsigliese” già all’alba della sua edizione numero 77. Dal 2021 “Le Deuxièm Acte” di Quentin Dupieux è il quarto film di casa ad aprire la rassegna. I precedenti tre sono tutti passati (più o meno ragionevolmente) inosservati: “Annette” del genio selvaggio Leos Carax (che torna quest’anno fuori gara); “Cut! Zombi contro Zombi” del premio Oscar Michel Hazanavicius (un ritorno anche per lui, ma in gara); “Jeanne du Barry” di Maïwenn (che invece salterà questo giro). Il film del prolifico e festivaliero Dupieux (presente a Berlino con “Incredibile ma vero”, a Locarno con “Yannick” e a Venezia con “Daaaaaalì!”) porta sul tappeto rosso della Montée des Marches una manciata di divi d’Oltralpe. Louis Garrel, Vincent Lindon, Lea Seydoux si ritrovano in una bizzarra commedia in cui gli attori interpretano attori e riflettono sul mestiere di attori.

È una brava attrice la madrina di quest’anno Camille Cottin, nata nel 1978 a Boulogne-Billancourt. Di picassiana bellezza, ha avuto un successo tardivo ma dirompente dovuto soprattutto alla serie tv “Chiami il mio agente!”. È lei ad aprire le danze al Grand Théâtre Lumière e tra due sabati le chiuderà, annunciando la consegna della Palma d’oro al miglior film.

Per il momento a brillare è la Palma d’onore assegnata a Meryl Streep: nella sua venerabile carriera, in cui – fra i tantissimi meriti – ha mostrato al mondo i migliori pianti della storia del cinema (che sia in “Kramer contro Kramer” o in “La scelta di Sophie”), Streep è stata anche “La donna del tenente francese” e la leggenda della nouvelle cuisine Julia Child (“Julie & Julia”). Ma la tre volte vincitrice di Oscar (sul numero record di 21 candidature) rappresenta a tutt’oggi il lato più bello del cinema americano: da “Manhattan” di Woody Allen a “Radio America” di Robert Altman. Senza di lei Hollywood sarebbe stata più povera. Così come lo sarebbe stata senza i grandi incassi dei super blockbuster. A trascinare i botteghini estivi ci prova “Furiosa: A Mad Max Saga”, atteso prequel targato Warner Bros e diretto dall’australiano George Miller (nelle sale italiane dal 23 maggio). Se il regista è sempre lo stesso da “Interceptor” – capitolo d’esordio nel 1979 – oggi al posto di Mel Gibson e Charlize Theron ci sono le giovani star Anya Taylor-Joy e Chris Hemsworth. La sostanza è la solita: si corre e si spara nel bel mezzo di inospitali deserti, in mondi violenti e distopici.

Il film di Miller debutta oggi al Festival con il reciproco obiettivo di darsi un carburante potente per il rispettivo avviamento e concedersi una copertura mediatica totale. Quella cui non ambiscono i primi due titoli del concorso, passati ieri durante la prima giornata di gara: il francese “Diamant Brut” dell’esordiente Agate Riedinger e il danese (in bianco e nero) “The Girl with the Needle” di Magnus Von Horn. Tema comune il rapporto mamme-figlie: nel primo caso si tratta di un’adolescente inquieta all’epoca dei reality show; nel secondo, di una neonata in povertà estrema a Copenaghen nel primo Dopoguerra. Di Federico Fumagalli

Festival di Cannes, fra novità e mostri sacri

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2024-05-16 15:37:44

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