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title: Ombre cinesi sulla Croisette
description: "DA CANNES: la seria candidatura alla Palma d’oro di “Caught By the Tides”, diretto dal regista cinese Jia Zhang-Ke"
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date: 2024-05-18
modified: 2024-05-19
author: Federico Fumagalli
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/ombre-cinesi-sulla-croisette/
categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, film, televisione]
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# Ombre cinesi sulla Croisette

![Caught By the Tides](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Caught-By-the-Tides.jpg)

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2024-05-16 11:13:31

2024-05-16 09:13:31

Al via la 77esima edizione del Festival di Cannes. Quest'anno la madrina è Camille Cottin. Tutte le novità direttamente da Cannes con Federico Fumagalli

Nell’anno dell’Olimpiade di Parigi, il Festival di Cannes – campanilista per storia e per natura – canta “La Marsigliese” già all’alba della sua edizione numero 77. Dal 2021 “Le Deuxièm Acte” di Quentin Dupieux è il quarto film di casa ad aprire la rassegna. I precedenti tre sono tutti passati (più o meno ragionevolmente) inosservati: “Annette” del genio selvaggio Leos Carax (che torna quest’anno fuori gara); “Cut! Zombi contro Zombi” del premio Oscar Michel Hazanavicius (un ritorno anche per lui, ma in gara); “Jeanne du Barry” di Maïwenn (che invece salterà questo giro). Il film del prolifico e festivaliero Dupieux (presente a Berlino con “Incredibile ma vero”, a Locarno con “Yannick” e a Venezia con “Daaaaaalì!”) porta sul tappeto rosso della Montée des Marches una manciata di divi d’Oltralpe. Louis Garrel, Vincent Lindon, Lea Seydoux si ritrovano in una bizzarra commedia in cui gli attori interpretano attori e riflettono sul mestiere di attori.

È una brava attrice la madrina di quest’anno Camille Cottin, nata nel 1978 a Boulogne-Billancourt. Di picassiana bellezza, ha avuto un successo tardivo ma dirompente dovuto soprattutto alla serie tv “Chiami il mio agente!”. È lei ad aprire le danze al Grand Théâtre Lumière e tra due sabati le chiuderà, annunciando la consegna della Palma d’oro al miglior film.

Per il momento a brillare è la Palma d’onore assegnata a Meryl Streep: nella sua venerabile carriera, in cui – fra i tantissimi meriti – ha mostrato al mondo i migliori pianti della storia del cinema (che sia in “Kramer contro Kramer” o in “La scelta di Sophie”), Streep è stata anche “La donna del tenente francese” e la leggenda della nouvelle cuisine Julia Child (“Julie & Julia”). Ma la tre volte vincitrice di Oscar (sul numero record di 21 candidature) rappresenta a tutt’oggi il lato più bello del cinema americano: da “Manhattan” di Woody Allen a “Radio America” di Robert Altman. Senza di lei Hollywood sarebbe stata più povera. Così come lo sarebbe stata senza i grandi incassi dei super blockbuster. A trascinare i botteghini estivi ci prova “Furiosa: A Mad Max Saga”, atteso prequel targato Warner Bros e diretto dall’australiano George Miller (nelle sale italiane dal 23 maggio). Se il regista è sempre lo stesso da “Interceptor” – capitolo d’esordio nel 1979 – oggi al posto di Mel Gibson e Charlize Theron ci sono le giovani star Anya Taylor-Joy e Chris Hemsworth. La sostanza è la solita: si corre e si spara nel bel mezzo di inospitali deserti, in mondi violenti e distopici.

Il film di Miller debutta oggi al Festival con il reciproco obiettivo di darsi un carburante potente per il rispettivo avviamento e concedersi una copertura mediatica totale. Quella cui non ambiscono i primi due titoli del concorso, passati ieri durante la prima giornata di gara: il francese “Diamant Brut” dell’esordiente Agate Riedinger e il danese (in bianco e nero) “The Girl with the Needle” di Magnus Von Horn. Tema comune il rapporto mamme-figlie: nel primo caso si tratta di un’adolescente inquieta all’epoca dei reality show; nel secondo, di una neonata in povertà estrema a Copenaghen nel primo Dopoguerra. Di Federico Fumagalli

Festival di Cannes, fra novità e mostri sacri

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2024-05-16 15:37:44

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2024-05-16 10:56:26

2024-05-16 08:56:26

In concorso a Cannes arriva il film fatto della stessa pasta dei sogni: "Megalopolis" di Francis Ford Coppola

In concorso a Cannes arriva il film fatto della stessa pasta dei sogni. Siano belli oppure brutti, non fa testo. Perché Megalopolis di Francis Ford Coppola – di cui nessuno al mondo potrà parlare (legalmente) fino a stasera, a motivo del rigidissimo embargo che Le Festival ha fatto sottoscrivere ai suoi accreditati – va oltre le categorie estetiche.

Per chiunque ami il cinema è una gioia sapere che la chimera artistica del grande regista americano sia diventata realtà, a positiva conclusione di numerosi tentativi andati a vuoto. Sono passati circa quarant'anni dalla originaria idea coppoliana di raccontare una New York post apocalittica, ricostruita a modello di Roma Antica.

Il merito va anzitutto a un autore cui sono sempre piaciuti, a volte pure troppo, i progetti bigger than life. Tanto che Megalopolis se l’è autofinanziato, con un esborso privato che dovrebbe aggirarsi attorno ai 120 milioni di dollari.

Le prime immagini sono sensazionali, questo già si può affermare perché il web già ne dà evidenza. Lo stesso può dirsi del cast, micidiale, svelato a suo tempo dai crediti: Adam Driver, Giancarlo Esposito, Laurence Fishburne, Dustin Hoffman, Shia Labeouf, Jon Voight. Oltre ai parenti stretti Jason Schwartzman e Talia Shire, rispettivamente nipote e sorella del regista.

È noto un altro debole di Coppola. Quello per gli interpreti di peso, carisma, magnetismo, sostanza. Lo ribadisce in primis la santissima trinità dell’Actors Studio, Brando-De Niro-Pacino, spalmata sulla trilogia del Padrino. Driver ha fatto un percorso differente (studente alla Julliard, altro covo newyorkese di talenti), ma è degno erede di quella fenomenale generazione. Francis Ford Coppola non girava dal 2011 (Twixt). Il suo ultimo capolavoro è Dracula di Bram Stoker (1992). Le sue due Palme d’oro risalgono agli anni Settanta: La conversazione, Apocalypse Now.

Eppure questo anziano signore nato a Detroit nel 1939, da poco rimasto vedovo della collega Eleanor compagna di una vita, nell’ immaginario resta un gigante insuperato. Non bisogna chiedersi il perché, ma vedere e rivedere il suo cinema.

Nelle sale italiane Megalopolis arriverà prossimamente, grazie alla distribuzione di Eagle Pictures.

I Dannati di Roberto Minervini esce oggi nelle sale italiane (per Lucky Red), in contemporanea con la sua presentazione nella prestigiosa sezione competitiva Un Certain Regard. Documentarista d’impegno, sia civile sia estetico, il regista marchigiano porta sulla Croisette il suo primo lungometraggio di finzione. Un lavoro ambizioso, identificativo dell’autore di Louisiana e Che fare quando il mondo è in fiamme?. I Dannati è un bellico in costume, ambientato durante la guerra di Secessione americana.

Pericolosamente contemporanea è la guerra che l’ucraino Sergei Loznitsa mostra nel suo doc, fuori concorso: The Invasion sull’invasione russa dell’Ucraina.

Il conflitto affrontato da Andrea Arnold (signora del moderno cinema d’autore britannico; al quarto tentativo per la Palma, il primo nel 2006 con il cult cinefilo Red Road) è quello esistenziale di una 12enne. La protagonista di Bird (la giovanissima Nykiya Adams) combatte una guerra personale, intima, identitaria.

Di Federico Fumagalli

Festival di Cannes: oggi tocca a Coppola con l'epico “Megalopolis”

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2024-05-16 11:19:30

2024-05-16 09:19:30

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