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title: “One Love”, il biopic dedicato a Bob Marley
description: “One Love”, il biopic dedicato a Bob Marley, diretto da Reinaldo Marcus Green e con Kingsley Ben-Adir nel ruolo del profeta del reggae
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date: 2024-02-23
author: Stefano Faina
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/one-love-il-biopic-dedicato-a-bob-marley/
categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, film]
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# “One Love”, il biopic dedicato a Bob Marley

![One Love Bob Marley](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/One-Love-Bob-Marley.jpg)

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2022-01-20 11:00:25

2022-01-20 10:00:25

Anni fa il buon Bob Marley cantava «No woman, no cry», una rima indimenticata che oggi si è trasformata in «No woman, no panel», un documento che impegna la televisione pubblica affinché nei dibattiti e nei talk venga assicurata una pari presenza di uomini e di donne. A prescindere dai valori e dai talenti d’ognuno.

Che c’entra Bob Marley con la Rai? Nulla, ma forse un pochino c’entra. Arricciolato nei suoi capelli rasta e libertari il buon Bob cantava anni fa «No woman, no cry», una rima musicale indimenticata che oggi si è trasformata, in tempi di quote rosa e di parità a colpi di scelte politiche, in «No woman, no panel». Sì, perché questo è il nome di un memorandum – in italiano traducibile in un banale “Tenetelo a mente” – che la Rai ha fatto proprio: “No Women No Panel - Senza donne non se ne parla”.

Trattasi di un documento sottoscritto dal ministro per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, dalla presidente Rai Marinella Soldi e dai rappresentanti del Cnel, dell’Upi, dell’Anci, della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, del Cnr, dell’Accademia dei Lincei e della rappresentanza in Italia della Commissione europea (qualcuno ci salvi da questo diluvio di sigle e di acronimi istituzionali).

Impegna la televisione pubblica affinché nei dibattiti e nei talk che mette in scena venga assicurata una pari presenza di uomini e di donne. Avete letto bene: se invitate il Galileo Galilei di oggi dovete anche ospitare una Galilea Galilei. Non esiste in questo momento? Inventatevela, che diamine! Lo chiede il bene supremo della parità di opportunità.

Il buonismo – fatto anche di quote rosa – richiede appunto questo. Pareggiare. Equilibrare maschi e femmine. A prescindere (come avrebbe detto quel genio di Totò) dai valori e dai talenti d’ognuno. Quelli, in televisione, son roba da perditempo.

 

Di Aldo Smilzo

Bob Marley, le donne e la tv pubblica

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2022-01-20 10:44:32

2022-01-20 09:44:32

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2023-02-18 14:45:27

2023-02-18 13:45:27

Nel 1866 fu istituito il decimo reggimento di cavalleria dei "Buffalo Soldiers". Nel 1983 Bob Marley pose l'accento sul caso mettendone in evidenza le contraddizioniNel settembre 1866, alcuni mesi dopo l’assassinio di Abraham Lincoln e la fine della guerra di secessione, fu istituito il decimo reggimento di cavalleria dell’esercito statunitense: quello dei cosiddetti Buffalo Soldiers (“Soldati bisonte”), composto esclusivamente da reclute afroamericane. Queste si scontrarono a più riprese con i nativi americani, che li avevano soprannominati così per via del loro valore in battaglia e anche per la chioma nera, irsuta, simile al manto del bisonte.

La summenzionata unità, alla quale si unirono il nono reggimento di cavalleria e il ventiquattresimo e il venticinquesimo di fanteria, era comandata da ufficiali bianchi e combatté per un quarto di secolo contro Cheyenne, Comanche, Kiowa, Apache, Ute, Sioux. Spesso funestati da pregiudizi razziali (era infatti un reparto militare “segregato”), i Buffalo Soldiers prestarono servizio in varie altre circostanze, arrivando persino a sfilare durante la Seconda guerra mondiale nella campagna d’Italia e poi nel conflitto in Corea.

Quasi quarant’anni fa, nel maggio 1983 uscì “Confrontation”, l’album postumo di Bob Marley – era morto due anni prima a Miami, a causa di un melanoma al piede destro – registrato con lo storico gruppo reggae-rocksteady The Wailers. La canzone di spicco del disco è “Buffalo Soldier”, scritta con King Sporty e dedicata proprio alla questione del decimo reggimento. Il cantautore giamaicano, senza troppi peli sulla lingua, mette in rilievo tutte le contraddizioni del caso: «rubato via dall’Africa, portato in America», il Buffalo Soldier passava dalla schiavitù a una presunta libertà che consisteva, in soldoni, nel salvaguardare da improvvise scorrerie i bianchi occupanti le terre dei nativi americani (anche se studi recenti hanno ridimensionato un po’ l’importanza dei Buffalo Soldiers nelle guerre indiane).

«Aveva lottato al suo arrivo, lottato per sopravvivere. / Diceva di essere un Soldato Bisonte, il Rasta coi dreadlocks. / Soldato Bisonte nel cuore dell’America...» (traduzione di Riccardo Venturi). Molto indicativo è il riferimento ai dreadlocks, le “trecce spaventose” dei Rastafariani che hanno radici antichissime. Marley identifica sé stesso, la sua religione (il rastafarianesimo appunto, un monoteismo di origine etiope legato al cristianesimo e alla regina di Saba del primo libro dei Re e del secondo libro delle Cronache) e gli odierni afroamericani negli intrepidi Buffalo Soldiers che divengono emblema di resistenza e coraggio, nonostante le difficoltà di integrazione. Alcuni di loro, come Pompey Factor, furono decorati con la Medal of Honor, segno di una calcolata “giustificazione” nel processo di dissoluzione dei nativi americani.

Musicalmente parlando, la parte più rilevante della canzone è il bridge onomatopeico, punteggiato dall’esplosione di gaudio della tromba: «Woe-yoe-yoe, woe-yoe-yoe-yoe». Un’interiezione davvero eloquente: è al contempo traccia viva della poetica di liberazione marleyana (vedi “Redemption Song”) e spia di una stupefatta sofferenza, di una perplessità esistenziale quasi incontenibile.

di Alberto Fraccacreta

“Buffalo Soldier” di Bob Marley

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2023-02-18 12:33:30

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