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“Paint It Black”, la storia degli Stones plana sul Blue Note Milano e accende il pubblico

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“Paint It Black”, lo spettacolo narrato e ideato da Ezio Guaitamacchi, ha incantato il Blue Note di Milano

“Paint It Black”, la storia degli Stones plana sul Blue Note Milano e accende il pubblico

“Paint It Black”, lo spettacolo narrato e ideato da Ezio Guaitamacchi, ha incantato il Blue Note di Milano

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“Paint It Black”, la storia degli Stones plana sul Blue Note Milano e accende il pubblico

“Paint It Black”, lo spettacolo narrato e ideato da Ezio Guaitamacchi, ha incantato il Blue Note di Milano

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Ci sono sei mesi che hanno scritto la storia dei Rolling Stones. Dalla tragica fine di un fondatore all’apocalisse di un festival nato per essere una festa, passando per la rinascita musicale di un gruppo che, semplicemente, era nato per suonare. Tutto questo è il cuore pulsante di “Paint It Black”, lo spettacolo narrato e ideato da Ezio Guaitamacchi che, al Blue Note di Milano, ha portato in scena i 156 giorni più bui e insieme più intensamente creativi di Mick Jagger, Keith Richards e soci. Siamo nel 1969. In un arco temporale strettissimo, la band più grande e pericolosa del pianeta affronta un autentico trauma collettivo. Si parte dalla misteriosa morte nella piscina di Cotchford Farm di Brian Jones, il 3 luglio. Si arriva al 6 dicembre, al festival gratuito di Altamont Speedway, quando la security – incautamente affidata alla brutale supervisione degli Hells Angels- trasforma il concerto in una scena di sangue e violenza con quattro vittime accertate. Nel mezzo, la narrazione di Guaitamacchi indaga la leggenda del tour americano, l’equilibrio sempre in bilico tra tragedie esistenziali ed entusiasmi clamorosi, o episodi ormai passati alla storia, come il lancio delle farfalle – molte delle quali già morte per il caldo soffocante – nel concerto gratuito tenutosi ad Hyde Park per omaggiare la scomparsa dello stesso Jones.

Ma l’architettura dello show non vive solo di parole. Guaitamacchi, voce narrante armato di chitarre, ukulele e autoharp, funge da abile storyteller, accompagnato da un continuo e puntuale supporto visivo di foto e rarissimi filmati d’epoca proiettati su un maxischermo. Il decano del giornalismo musicale non è solo sul paclo, ma supportato da una band d’eccezione, un cast capace di dare uno spessore vibrante allo spettacolo. Da una parte c’è l’incantevole teatralità vocale di Brunella Boschetti, dall’altra l’esperienza e il poliedrico talento di Andrea Mirò, in veste non solo di cantante e pianista, ma anche di direttrice musicale dell’intera operazione. Una menzione speciale la merita anche Folco Orselli, che sveste in parte i panni del cantautore blues e indossa quelli del narratore/attore. A lui il compito di interpretare la scomoda e sardonica figura di Sam Cutler, leggendario e controverso tour manager degli Stones in quel maledetto ’69.

Ma è la musica la vera, immortale protagonista. L’idea vincente di “Paint It Black” sta proprio negli arrangiamenti: i classici “stonesiani”, da “Brown Sugar” a “Sympathy for the Devil”, da “Ruby Tuesday” a “Gimme Shelter”, ma anche diversi brani spina dorsale della storia del rock, vengono spogliati della loro furente elettricità per essere riproposti attraverso una veste interamente acustica. Un lavoro in cui spicca in modo pregevole il complicato e armonioso incastro di voci, capace di donare nuove e inedite sfumature a brani che ormai fanno parte del DNA di tutti noi. Il pubblico, fin dal primo accordo, viene inevitabilmente trascinato e coinvolto. Ne esce uno show magnetico, un viaggio intimo nella mitologia di una band che, anche nei momenti di buio assoluto, ha sempre saputo come far brillare le proprie canzoni

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