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Parchi sonori e live responsabili: il futuro della musica italiana, tra “Spazio Consapevole” e “Music Innovation Hub”

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Abbiamo parlato con Kikka Ricchio, senior advisor di Music Innovation Hub e direttrice della Talent Factory di Futurae Heroes, del progetto portato a Sanremo e

Parchi sonori e live responsabili: il futuro della musica italiana, tra “Spazio Consapevole” e “Music Innovation Hub”

Abbiamo parlato con Kikka Ricchio, senior advisor di Music Innovation Hub e direttrice della Talent Factory di Futurae Heroes, del progetto portato a Sanremo e

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Parchi sonori e live responsabili: il futuro della musica italiana, tra “Spazio Consapevole” e “Music Innovation Hub”

Abbiamo parlato con Kikka Ricchio, senior advisor di Music Innovation Hub e direttrice della Talent Factory di Futurae Heroes, del progetto portato a Sanremo e

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Tra i riflettori del Festival di Sanremo, l’attenzione mediatica e i numeri da capogiro dell’industria musicale, c’è chi ha deciso di accendere una luce su un tema spesso ignorato: l’impatto ambientale e sociale della musica. È nato così lo Spazio Consapevole, un’iniziativa lanciata in collaborazione con “Music Innovation Hub” che ha portato nella settimana più caotica della musica italiana una riflessione concreta sulla sostenibilità, ispirata ai 17 obiettivi dell’Agenda ONU. Dalla riduzione della CO2 nei grandi concerti negli stadi – dove un singolo evento può inquinare quanto decine di voli intercontinentali – fino alla lotta contro l’inquinamento acustico quotidiano e alla creazione di innovativi “parchi sonori” per rigenerare il tessuto urbano. Ne abbiamo parlato con Kikka Ricchio, senior advisor di Music Innovation Hub e direttrice della Talent Factory di Futurae Heroes che, dopo anni di esperienza nella discografia, ha deciso di trasformare il linguaggio universale della musica in uno strumento di consapevolezza collettiva, coinvolgendo artisti, istituzioni e aziende in una sfida per un futuro più equo e responsabile.

Partiamo dall’attualità e dall’esperienza sanremese: com’è stata questa avventura e come nasce l’iniziativa dello “Spazio Consapevole”?

La decisione di creare lo Spazio Consapevole nasce da una riflessione fatta insieme a Music Innovation Hub, che è un incubatore di start-up e un programma acceleratore per nuovi imprenditori musicali (siamo anche i creatori di Linecheck). L’anno scorso eravamo già stati a Sanremo per presentare un progetto legato a Futura Expo; avendo lavorato per anni nella discografia, conosco bene i volumi mossi dal Festival. Per parlare di musica e sostenibilità mi è sembrata la vetrina migliore. Da lì abbiamo cercato partner che condividessero le nostre linee guida per portare al grande pubblico i temi della consapevolezza, della sostenibilità e della sensibilità legata all’impatto della musica. A Sanremo c’è sempre grande caos, molta attenzione sui cantanti e sul business, ma noi volevamo fare un focus sui 17 obiettivi dell’Agenda ONU. Ci occupiamo di rendere la musica più sostenibile, sia a livello di eventi live che di condivisione e fruizione.

Sono tutti aspetti molto interessanti perché, spesso e volentieri, non vengono minimamente intercettati dalle narrazioni tradizionali che ruotano attorno al music business e ai concerti.

Esatto. Sul nostro spazio Instagram e su YouTube abbiamo caricato diverse interviste realizzate proprio in quei giorni: abbiamo dialogato con il presidente di Assomusica, con la rettrice dell’università che è stata nostra partner, e abbiamo dato voce a diverse figure femminili dell’industria. Per noi è stato fondamentale cogliere la visibilità della manifestazione musicale più popolare dell’anno per trasferire dei valori e promuovere un’economia più responsabile per una società più equa. Lavoriamo con le grandi multinazionali ma anche con le piccolissime etichette e le realtà live indipendenti. Vogliamo promuovere la musica e il suo linguaggio, rendendo però le persone molto più consapevoli.

Domanda: È una missione fondamentale. C’è un lavoro enorme da fare per sensibilizzare questo settore, specialmente sul fronte dell’inquinamento dei grandi eventi live.

L’anno scorso ci siamo occupati di rendere più sostenibile il concerto di Elisa. Abbiamo anche tenuto una bellissima conferenza a Roma in cui abbiamo rilasciato dati molto importanti di cui andiamo fieri. Stiamo lavorando affinché tutti i live siano più sostenibili: i concerti inquinano moltissimo, anche a causa dei generatori a gasolio e della logistica. Basti pensare che un concerto a San Siro produce le stesse emissioni di 140 voli Milano-New York, e a questo va aggiunto tutto l’indotto degli spostamenti del pubblico. Noi puntiamo prima di tutto alla sensibilizzazione dell’artista, che spesso ignora quanta CO2 sviluppino i suoi spostamenti o i suoi show. Una volta compreso il problema, subentra l’urgenza di capire cosa fare. E, di riflesso, puntiamo a rendere anche i ragazzi che vanno ai concerti più sensibili a come si muovono.

Oltre all’impatto ambientale puro e semplice, c’è anche un inquinamento legato alla fruizione quotidiana della musica…

Assolutamente. L’inquinamento non va visto solamente come un danno all’ambiente, ma anche alle persone. Oggi viviamo con le cuffie costantemente nelle orecchie, e questa non è un’abitudine salutare. Dobbiamo far capire ai ragazzi cos’è l’inquinamento acustico. Vale lo stesso per l’inquinamento luminoso dei grandi show. Non si tratta di fare gli ecologisti intransigenti bloccando tutto: le cose devono andare avanti, ma bisogna sensibilizzare. È come fare la raccolta differenziata: se cominciamo a farla tutti nelle nostre case, le cose cambiano. L’industria dell’intrattenimento produce volumi di CO2 inverosimili, ognuno deve fare il proprio piccolo.

A questo proposito, state esplorando anche il concetto di città digitali e di rigenerazione urbana. In cosa consiste il progetto dei “parchi sonori”?

È un bellissimo lavoro legato a un progetto fatto con il Comune di Milano, nel Municipio 8. Si tratta di uno spazio che si rigenererà automaticamente attraverso la natura e, col tempo, diventerà un vero e proprio “parco sonoro”. Non è un posto dove la gente va a suonare e a fare rumore, ma un luogo in cui ci si siede per ascoltare. Verrà diffusa musica studiata in base ai momenti della giornata, un lavoro circolare sulle emozioni. Invece del rumore urbano, si sentiranno i suoni della natura e musiche calibrate su frequenze (Hertz) specifiche per far stare bene le persone. La musica può e deve migliorare i luoghi in cui viviamo.

Guardando avanti, quali sono i vostri prossimi progetti? So che siete sempre molto attivi.

Stiamo lavorando in modo trasversale su progetti legati all’imprenditoria musicale. Durante il Festival abbiamo lanciato una nuova call con Anna Zocca, responsabile di Music Innovation. Lo Spazio Consapevole di Sanremo è stata di fatto una “puntata zero”. Un traguardo molto importante è stato il coinvolgimento del Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, che ha condiviso il progetto con noi. L’idea adesso è quella di farlo diventare un appuntamento annuale e di portarlo in altre cornici, come ad esempio la Mostra del Cinema di Venezia: pensa al legame tra colonne sonore, città, suoni e la laguna. Infine, la nostra grande sfida attuale è coinvolgere aziende e brand che vogliano supportare questa consapevolezza legandola ai loro valori aziendali, andando oltre la semplice promozione del prodotto. Vogliamo unire clienti consapevoli e aziende consapevoli attraverso il linguaggio universale della musica.

di Federico Arduini

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