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title: Parthenope, fra giovinezza e rimpianti
description: Vedere. È questo che ci chiede Paolo Sorrentino nel suo ultimo film “Parthenope”, presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes
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date: 2024-10-29
modified: 2024-10-30
author: Hilary Tiscione
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/parthenope-fra-giovinezza-e-rimpianti/
categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema]
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# Parthenope, fra giovinezza e rimpianti

![Parthenope](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/10/Evidenza-sito-1657-1024x639.jpg)

Vedere. È questo che ci chiede Paolo Sorrentino nel suo ultimo film “Parthenope”, presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes

Vedere. **È questo che ci chiede Paolo Sorrentino nel suo ultimo film “Parthenope”**, presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes nel maggio scorso in concorso per la Palma d’oro. **Vedere. Prima di tutto immagini di una potenza indimenticabile.** **Non è un film di trama, piuttosto è un film di vita e di tempo**. Un film sulla giovinezza e sui rimpianti, sul dolore e l’amore: «L’amore per provare a sopravvivere è stato un fallimento, oppure no?».

**Scandito dagli anni come fossero capitoli: inizia nel 1950 quando nasce Parthenope** (Celeste Dalla Porta) in acqua, nel mare di una Napoli che si spoglia, «**Dove c’è sempre posto per tutto**»; **fino ai giorni nostri, quando la protagonista ha il volto di Stefania Sandrelli**: una professoressa prossima alla pensione che riceve un applauso da un pubblico di stimati colleghi e studenti e quel pubblico forse siamo tutti noi, seduti in sala con una voglia irrefrenabile di applaudire perché la vita di Parthenope ci riguarda tutti. **Con i nostri desideri, i nostri sogni che ci portano però a fare i conti con la giovinezza che ci lascia, ogni giorno, un poco di più e va incontro alla fine, dove il regista al riguardo ci dice: «Alla fine della vita resterà solo l’ironia**».

**È bravo a livelli sublimi Sorrentino, che compie anche questa volta un altro miracolo**. Da “La grande bellezza” che rimbomba anche nella storia di questa donna inebriata dal suo continuo e incessante desiderio di sedurre,** bella che quasi fa male guardarla se si pensa allo sguardo degli uomini che le girano intorno **(Dario Aita e Daniele Rienzo) che si nutrono della sua bellezza; grande appunto («La bellezza è come la guerra, spalanca le porte»), **così intensa che qualcuno ne resta prima annichilito, poi fatalmente distrutto.**

**Morte e vita: la vita amoreggia con la morte in un’atmosfera sospesa, quasi ordinata e nello stesso tempo carica di colori, suoni, danze, immagini ricolme di prosperità in contrasto con una sceneggiatura scavata e pungente, **ridotta al minimo indispensabile in un’ottica dove le parole più sono centellinate e più arrivano potenti. **Silvio Orlando **– in una delle sue interpretazioni più autorevoli – **misura le parole con ferocia**, non fa sconti a nessuno, distrugge fogli ricolmi di parole inutili, sembra cercare una forma di intelligenza che sappia amministrare la parola con riguardo, con dedizione e – se è il caso – con spietatezza.

**A cosa stai pensando? Questa domanda torna diverse volte nel film, ma risposte non ce ne sono, almeno fino a un certo punto. **Piuttosto ci sono domande e la magistrale capacità del regista premio Oscar – senza dubbio uno dei più grandi del pianeta – di raccontare la vita senza mai indottrinare, ma piuttosto ispirare, con una poesia che genera una forma di rispetto e attenzione che non esclude nessuno. **Eppure si sente dire in questi giorni che sul film di Sorrentino ci sono pareri discordanti. E meno male! **Il cinema non ha certo il compito di raccogliere consensi, di raggruppare un pensiero massificato.** Al contrario, deve lasciarci liberi di pensare. Liberi di esprimere i conflitti, le resistenze, le diversità nel modo di vedere e di sentire di ognuno.**

**Il regista partenopeo** – che anche qui dichiara il suo amore per Fellini (non poteva mancare, come non manca l’amore per il calcio) – **ci lascia liberi di domandare anche a noi stessi: «A cosa stai pensando?». **Solo alla fine c’è una risposta: «A tutto il resto». E dunque: «Quando si impara a vedere?». «Quando manca tutto il resto».

di Hilary Tiscione
