---
title: Past Lives, l’amore pensato di vite passate
description: “Past Lives” è ora nelle sale italiane ed è candidato a due premi Oscar, per il miglior film e la migliore sceneggiatura originale
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Evidenza-sito-906.jpg
date: 2024-02-26
author: Edoardo Iacolucci
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/past-lives-lamore-pensato-di-vite-passate/
categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, Oscar]
---

# Past Lives, l’amore pensato di vite passate

![“Past Lives”](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Evidenza-sito-906.jpg)

“Past Lives” è ora nelle sale italiane ed è candidato a due premi Oscar, per il miglior film e la migliore sceneggiatura originale

**“Past Lives” è il film d’esordio alla regia di Celine Song. Proiettato per la prima volta nel 2023 al Sundance Festival** (il più importante festival del cinema indipendente) e passato per la Berlinale, **è ora nelle sale italiane ed è candidato a due premi Oscar**, per il miglior film e la migliore sceneggiatura originale. Largamente autobiografico, “Past Lives” è una storia che in poco più di un’ora e mezza** riesce a far viaggiare nel tempo**, attraverso ventiquattro anni. E fa sentire per la prima volta davvero adulto chi, come la regista coreano-canadese, è nato a cavallo fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio di quelli Novanta.

**Storia di chi fugge e di chi resta.** Di come poi scorre la vita. Seul, 2000. Na Young (Greta Lee) e Hae Sung (Teo Yoo) hanno dodici anni. **Vanno a scuola insieme nella stessa classe e sono legati da un amore non corrotto, ancora inespresso**. La mamma artista e il papà regista di Na Young vogliono però allargare i loro orizzonti e le possibilità di carriera: decidono di emigrare in Canada. **Na Young è al bivio della sua vita.** Hae la guarda, lei sale le scale. **Na Young cambierà il suo nome originale in uno occidentale: Nora Moon**. Dodici anni dopo Nora è a New York, vive sola in un monolocale e fa la scrittrice. Non sogna più il Nobel, come da bambina, ma il Pulitzer. Lo dice scherzando a Na Young, dall’altra parte dell’oceano.** I due si sono ritrovati su Facebook per sorte, per destino, per *in-yun* (una parola coreana quasi intraducibile che esprime il fato, per quanto riguarda propriamente le relazioni personali)**. Il legame fra i due ragazzi torna come se gli anni non fossero passati. Il racconto della quotidianità, le chiamate su Skype, Leonard Cohen che canta «*Hey, that’s no way to say goodbye*». **Ma senza potersi incontrare è più dolore che gioia, per cui meglio troncare. Ancora un bivio. Ancora un sofferto saluto**.

Trascorrono altri dodici anni. Entrambi hanno le loro vite, carriere e relazioni. Ma adesso Hae è a New York ed è qui per Nora. Una New York finalmente reale, fra grattacieli fumanti, *tag* sui mari e buste nere della spazzatura di notte lungo i bordi dei marciapiedi. Così come veritieri sono le case, i dialoghi, le dinamiche sentimentali e di lavoro.** I grandi paesaggi metropolitani sono filmati come dipinti impressionisti.**

**Accompagnato dalle melodie evanescenti e sognanti di Christopher Bear e Daniel Rossen dei Grizzly Bear**, quello di Song è un film delicato che tiene insieme le due anime del Pacifico (l’americana e l’asiatica) e ricorda più o meno direttamente le opere di Kaufman e Kar-wai. **Con scelte eleganti di regia e montaggio, è esteticamente accurato anche nel riprendere tecnologia e *social network*: sempre un grande azzardo, ma qui la regista ne fa un uso sapiente e romantico.** Dove anche il *ringtone* di Skype è evocativo quanto una piccola colonna sonora.

di *Edoardo Iacolucci *
