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Pikkolomini racconta “Bella di chi sei”: “Canto l’amore adolescenziale”

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Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Pikkolomini sul suo nuovo singolo “Bella di chi sei”

Pikkolomini racconta “Bella di chi sei”: “Canto l’amore adolescenziale”

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Pikkolomini sul suo nuovo singolo “Bella di chi sei”

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Pikkolomini racconta “Bella di chi sei”: “Canto l’amore adolescenziale”

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Pikkolomini sul suo nuovo singolo “Bella di chi sei”

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È uscito in radio e sulle piattaforme digitali “Bella di chi sei”, il nuovo singolo di “Pikkolomini”, nome d’arte di Alessandro Perfetti. Un brano che profuma di anni ’80, di amori adolescenziali rimasti sospesi nel tempo e di una semplicità che oggi sembra quasi lontana.

Dietro la leggerezza di una melodia immediata, c’è la volontà precisa dell’artista: riportare al centro il canto vero, quello fatto di voce, cuore e sacrificio. Da qui prende il via la nostra chiacchierata con lui, tra ricordi d’adolescenza, la genesi del nuovo singolo e una riflessione profonda sul futuro della musica italiana.

Raccontaci un po’ come nasce “Bella di chi sei”
Questo singolo per me è un lavoro molto speciale: io qui sono solo interprete, ma ho curato l’arrangiamento insieme a Davide Matrisciano, con cui collaboro da tanti anni. Il brano racconta un amore adolescenziale di fine anni ’80 e ho voluto ricreare proprio quei suoni, quell’atmosfera tipica di quel periodo. Anche il videoclip segue la stessa linea: c’è una Vespa Special, i locali con arredamenti d’epoca… insomma, ho cercato di restituire la spensieratezza e la semplicità che caratterizzavano quegli anni, durante la mia adolescenza.

Guardando il video, si percepisce proprio quella semplicità che caratterizzava l’epoca. Era questo l’obiettivo?
Esatto. In quegli anni bastava pochissimo: uno sguardo, un saluto, e ti sembrava di toccare il cielo. Io almeno l’ho vissuta così. Volevo che quella leggerezza emergesse anche dal video e dalla musica.



Com’è stato tornare indietro nel tempo?
Non è stato difficile immedesimarmi: tutti, più o meno, abbiamo attraversato quella fase di amori non corrisposti, attese e silenzi. Io stesso ricordo bene una ragazza che mi piaceva tantissimo e che, come si dice a Roma, “non mi si filava proprio”. È stato naturale, quindi, prestare la voce a quel tipo di emozioni. Anche scrivere e girare il video, sempre con Davide Matrisciano alla sceneggiatura, è stato come un viaggio nel tempo: divertente e molto intenso.

Tu ti dividi tra musica e recitazione. Trovi delle somiglianze tra le due arti?
Musica e cinema, per me, sono due facce della stessa medaglia. Quando reciti devi entrare nella parte fino in fondo, e solo così arrivi al pubblico. La stessa cosa vale per la musica: se un brano ti emoziona, se ti fa venire i brividi, allora sei in grado di trasmettere quelle sensazioni anche a chi ti ascolta.

Rispetto ai tuoi inizi, cosa è cambiato oggi nel mondo della musica?
La differenza più grande sta nella velocità con cui oggi si brucia tutto. Una volta le case discografiche credevano in un artista, lo seguivano per anni, gli davano il tempo di crescere e capire la propria strada. Ora è tutto molto rapido: contano le visualizzazioni, i numeri, e spesso chi emerge lo fa per poco tempo. Anche i veri musicisti e i cantanti “di scuola” sono meno valorizzati: c’è molta elettronica, testi più leggeri e carriere molto brevi. Prima, invece, un artista arrivava al successo dopo anni di gavetta.

Qual è il tuo sogno rispetto al futuro della discografia italiana?
Il mio sogno sarebbe che le case discografiche si accorgessero di un pubblico ancora enorme, fatto di persone della mia generazione che amano il bel canto, gli arrangiamenti suonati dal vivo e la musica con meno elettronica. In Italia si celebrano giustamente i grandi come Baglioni, Venditti, De Gregori… ma bisognerebbe anche scoprire e promuovere nuove voci con gli stessi valori musicali.

Hai viaggiato molto e fatto esperienza all’estero. Che differenze hai notato rispetto al pubblico italiano?
All’estero ho fatto tanta gavetta, tra ristoranti e matrimoni. Non dico che ti trattino come una star, ma sicuramente con più rispetto. Sei un musicista, e vieni riconosciuto come tale. In Italia invece spesso ti chiedono: “Sì, ma qual è il tuo vero lavoro?”. All’estero ti pagano meglio, ti rispettano di più e il cantante italiano è spesso più apprezzato fuori che in patria.

di Federico Arduini

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