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Poliedrico attore sottovalutato

Giustino Durano era un attore a tutto tondo, talentuoso e versatile, che merita di essere ricordato. Bravo nella rivista e nel teatro comico, nonché come caratterista per gli spettacoli di Giorgio Strehler, era comunque al cinema che la sua presenza risultava davvero illuminante.

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Un attore a tutto tondo, talentuoso e versatile. Bravo nella rivista e nel teatro comico nonché come caratterista per gli spettacoli di Giorgio Strehler. Era comunque al cinema che la sua presenza risultava davvero illuminante. Ne sa qualcosa Roberto Benigni che ne “La vita è bella” lo volle nella parte di Eliseo Orefice, zio ebreo di Guido Orefice (lo stesso Benigni) e soprattutto imperturbabile maître al Grand Hotel di Arezzo, che si fa cacciare con gran dignità dal suo lavoro all’entrata in vigore delle leggi razziali.

Giustino Durano, che ci ha lasciati nel febbraio di vent’anni fa, merita davvero di essere ricordato per la sua poliedrica carriera artistica. Da giovane attore in una commedia con Peppino De Filippo nel 1947 nella città di Bari ad attore negli spettacoli di Dario Fo e Franco Parente, i più innovativi dei primi anni Cinquanta (“Il dito nell’occhio” e “Sani da legare”). È stato anche cabarettista e ha lavorato in rivista con la compagnia di Wanda Osiris. Il meglio di sé lo ha dato recitando con Strehler in allestimenti di opere di Shakespeare, Moliere, Goldoni e Pirandello così come in alcuni sceneggiati televisivi degli anni Sessanta come “Il Conte di Montecristo” e “David Copperfield”, con il cui regista Anton Giulio Majano (allora maggiore del Regio esercito) aveva esordito in uno spettacolo per le forze armate nella sua città natale, Brindisi, nominata a quei tempi prima capitale del Regno del Sud (sede del re e del governo Badoglio dal 10 settembre 1943 all’11 febbraio 1944).

Negli anni Sessanta Durano ha anche recitato in diverse operette liriche, dove il parlato è molto rilevante ed ebbe una parte – ovviamente recitata, una delle poche eccezioni rossiniane – nell’opera lirica “Il barbiere di Siviglia” al Teatro dell’Opera di Roma nel 1998. Negli ultimi anni di vita ha calcato la scena nelle produzioni del Teatro Biondo di Palermo dei commediografi siciliani Luigi Pirandello (“L’Uomo, la bestia e la virtù”) e Nino Martoglio (“Annata ricca”). Dopo la sua morte, avvenuta a Bologna, la sua città natale gli ha dedicato il Liceo musicale statale e una piazza, che peraltro fiancheggia il locale Teatro comunale. Le sue recitazioni televisive e cinematografiche continuano invece ancora ad allietare tutta l’Italia.

 

di Agostino Curcio

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